CAMPOBASSO\ aise\ – Più di novecento morti, tra loro circa cinquecento italiani. Sono i numeri della tragedia di Monongah, miniera del West Virginia, dove un’esplosione il 6 dicembre del 1907, uccise moltissimi connazionali, tra cui anche bambini e ragazzi. Oggi, a 105 anni di distanza, le vittime sono commemorate a Campobasso durante il convegno “Monongah, dal fatto alla tragedia” e in tutto il Molise.

Il Presidente della Regione, Michele Iorio, ha voluto ricordare questo giorno con un messaggio in cui rende onore alle vittime di ieri e auspica maggiore sicurezza sui posti di lavoro, oggi.

“”Se costui (il lavoratore), costretto dalla necessità o per timore di peggio, accetta patti più duri i quali, perché imposti dal proprietario o dall’imprenditore, volenti o nolenti debbono essere accettati, è chiaro che subisce una violenza, contro la quale la giustizia protesta”. Si esprimeva così nel 1891 Papa Leone XIII nella famosa “Rerum Novarum”. Un magistero scarsamente ascoltato nella miniera di Monongah quel 6 dicembre del 1907, – scrive Iorio – quando una tremenda esplosione, causata da un incidente non ancora del tutto chiarito, pose fine alla vita di almeno 361 minatori, di cui 171 emigrati italiani e 87 provenienti dal Molise. Fu uno degli incidenti in miniera più grandi della storia in parte dovuto a scarsi standard di sicurezza. Neanche il numero dei morti è certo, perché molti minatori erano emigrati e forse (come alcuni storici sostengono) non censiti; e come se non bastasse, pare fossero presenti anche dei minorenni, che ovviamente non erano annotati sui registri ufficiali. Tanti volti, tante storie, tante speranze, molti sogni. Un enorme numero di persone legate da un comune denominatore: la necessità di avere un salario per sostenere le proprie famiglie. Una necessità che li costringeva ad accettare condizioni anche molto dure, pur di poter sopravvivere”.

“Oggi, – prosegue – alle ore 10.30, a 105 anni di distanza, nel piccolo villaggio di Monongah, una campana suonerà 361 rintocchi per ricordare quei lavoratori morti. Il tutto in una cerimonia semplice che vedrà in parallelo in Molise alcune manifestazioni a Campobasso o nei paesi di provenienza di alcune delle vittime. Ciò accade dal 2007 quando, come Regione Molise, nel centesimo anniversario dell’incidente, volemmo porre a monumento perenne di quel sacrificio di alcuni nostri corregionali, una campana della Fonderia Marinelli nei pressi della Miniera. Non si può dimenticare l’emozione di quel giorno di inverno di 5 anni fa, quando 1500 molisani giunsero nel piccolo villaggio del West Virginia da tutto il nord America per partecipare alla cerimonia di inaugurazione del monumento, richiamati da un legame identitario e di sangue che li faceva essere compartecipi di un dolore, quello dei familiari delle vittime privati per sempre dell’affetto dei loro cari, e del dramma legato allo spezzarsi di un sogno che insieme avevano nutrito per un’esistenza migliore da vivere nel “nuovo mondo”. Da quell’incidente – aggiunge – iniziò un lento ma deciso cammino sulla tortuosa strada della “civiltà della sicurezza” sui posti di lavoro. Tante altre mogli e figli avrebbero dovuto piangere sulle bare dei propri congiunti prima di giungere ad una legislazione appropriata per garantire chi lavora. Ancora non si è arrivati ad assicurare a tutti dignità di lavoro e sicurezza in ogni parte del mondo; ma – sottolinea Iorio – i rintocchi della campana molisana nel piccolo villaggio di Monongah rappresentano idealmente il grido di tante vite spezzate che chiedono sia fatta loro giustizia attraverso azioni concrete che facciano davvero in modo che incidenti del genere non si ripetano. Solo così il loro sacrificio non sarà stato vano, solo così il magistero della Chiesa sarà stato applicato, solo così sarà dato compimento agli articoli 3, 23 e 25 sulla sicurezza, sul lavoro e sul benessere da assicurarsi alle famiglie della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Solo così anche il nostro Paese sarà davvero una Repubblica fondata sul lavoro; un lavoro sicuro che faccia crescere gli individui consentendo loro di operare per costruire una civiltà senza sfruttati e composta di uomini liberi dal bisogno e dalla miseria”. (aise)

 

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