NEW YORK\ aise\ – “Si è chiusa la due giorni della Italian Language Inter-Cultural Alliance svoltasi presso il John Jay College nella West Side con un simposio dal titolo “Italiani e America: la ricerca della cultura nei posti giusti” a cui è seguito un gala per celebrare il IX anno di attività. Al simposio, che Ilica ha voluto definire “un dialogo costruttivo”, hanno preso parte 5 autori contemporanei italiani e 5 americani di origine italiana. Tra i primi, Pino Aprile autore di “Terroni”, Lorenzo Del Boca autore di “Polentoni”, Giuseppe Novero vp Mediaset Canale4, Massimo Vedovelli già rettore della Università per stranieri di Siena e Gianfranco Viesti docente di economia presso l’Università di Bari”. A scriverne è Riccardo Chioni su “America oggi”, quotidiano diretto a New York da Andrea Mantineo.

“A rappresentare gli autori da questa sponda dell’Atlantico, Donna Chirico dean dello York College, Fred Gardaphè del Queens/Calandra College, Anthony Tamburri dean del Calandra Institute e Robert Viscusi del Brooklyn College Cuny.

Per quanto riguarda la situazione italiana vista dagli italiani, gli intervenuti al simposio hanno tracciato un quadro piuttosto drammatico del passato, del presente e del prossimo futuro, ad iniziare da Lorenzo Del Boca, il quale ha sostenuto che “l’identità italiana non esiste”.

“Oggi tutto è in crisi, ad iniziare dalla famiglia, in un quadro italiano degli ultimi trenta anni profondamente cambiato” ha detto Giuseppe Novero, mentre Massimo Vedovelli si è chiesto se l’Italia “sta vivendo un processo di crisi o decadenza?”, sottolineando che il nostro Paese non ce la potrà fare ad uscire dal pantano.

“A chi giova una Italia fragile? – ha continuato Vedovelli – ne risentirà tutto l’Occidente se l’Italia non si riprende. Tutta la classe dirigente ha fallito su tutto. Abbiamo bisogno di un piano Marshall per riprendere l’istruzione in Italia. Giappone e Stati Uniti ci insegnino come fare”.

Anthony Tamburri ha fatto osservare come questo, nello Stato di New York sia un momento propizio per gli italiani d’America con il governatore Andrew Cuomo, lo State comptroller Thomas Di Napoli e ora il nuovo sindaco di New York, Bill de Blasio.

L’economista Viesti ha puntato il dito sull’ex presidente del Consiglio caduto in disgrazia dicendo “Berlusconi danneggia perché racconta di una Italia dove si imbroglia”, prima di ammonire “dobbiamo investire nel sapere dove siamo indietro. Storicamente l’Italia ha vissuto di rendita”.

Pino Aprile ha sottolineato come “l’identità è nella storia e nei luoghi. La nuova generazione di italiani sta facendo l’Italia meglio di come gli hanno insegnato i genitori” e Del Boca ha auspicato “un’alleanza strategica tra italiani d’America e italiani d’Italia: sarebbero una categoria vincente”.

Per Viesti l’Italia “dovrebbe avere uno scatto di orgoglio per aprirsi ad un nuovo rinascimento. Credo che le nuove generazioni lo debbano pretendere perché sono molto preparate e questa capacità deve avere uno stacco”. Al gala il vice console generale Roberto Frangione ha porto il saluto alle centinaia di ospiti ricordando che l’evento rientra nel quadro del programma 2013 Anno della Cultura italiana negli Stati Uniti. Tra gli ospiti l’arcivescovo Francis Chullikatt osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite e il commissioner del FDNY Salvatore Cassano.

Durante la serata il presidente di Ilica, Vincenzo Marra ha consegnato tre riconoscimenti consistenti in una scultura dell’artista Alessandro Marrone a Monica Barni, magnifico rettore dell’Università per stranieri di Siena, una delle sole 5 rettrici di atenei in Italia.

Un altro premio è andato a Robert Pignatello vice presidente del John Jay College of Criminal Justice e, infine a monsignor Hilary Franco consigliere della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Al presidente di Ilica abbiamo chiesto di tirare le somme dei nove anni di attività dell’organismo.

“Lo possiamo dire in breve, perché quando si hanno le idee chiare e si seguono dei progetti  concreti. Abbiamo cominciato con la ricerca dell’identità degli italiani nel XXI secolo perché siamo in crisi culturale, economica e di identità. Siamo 60 milioni in tutto il mondo e 60 milioni dentro l’Italia. Perché non riusciamo a riprendere le fila di questo grande discorso? Perché continuiamo a fare le feste e i dinner-dance o le grandi riunioni? Perché continuiamo a fare le parate? Perché – ha precisato – Marra – sono necessarie. La domanda è: cosa facciamo dopo questo. Ci deve essere qualcuno che mette un seme e dice: guardate che il risveglio culturale ci sta travolgendo tutti. Se noi non torniamo a tirarci su le maniche e dire dove siamo in questo XXI secolo, siamo destinati a morire. Siamo in un ghetto culturale”.

Al dean del Calandra Institute Anthony Tamburri non piace la definizione italoamericano, lo ripete ad ogni occasione. Lo ha spiegato. “Il termine non è adatto per quanto riguarda la descrizione dell’americano di origini italiane. Perché dobbiamo dire italoamericano? Perché non diciamo invece italiano americano. Perché dobbiamo troncare la mia eredità culturale?”.

Commentando infine i lavori del simposio sulla ricerca dell’identità, Tamburri ha concluso “forse è ancora da definire””. (aise)

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