xhus startueBUENOS AIRES\ aise\ – “Il monumento a Cristoforo Colombo potrebbe trovare una nuova e significativa collocazione nella zona della Recoleta, l’elegante tradizionale quartiere di Buenos Aires che si affaccia sui parchi di Palermo. Sarà così se andrà in porto l’accordo tra il governo nazionale e il governo della Città che, rispondendo all’invito delle istituzioni che rappresentano la nostra comunità – ComItES di Buenos aires, FEDItaLIa e FEDIBa – sembra stiano adoperandosi per sistemare il monumento donato dagli italiani, in un posto degno della sua storia, del suo significato e del suo valore artistico e culturale”. Inizia così l’editoriale che Marco Basti ha scritto per il nuovo numero della “Tribuna italiana”, settimanale che dirige a Buenos Aires. “C’è da dire che per la nostra comunità non è facile accettare il trasloco, frutto di una decisione inconsulta e basata solo nella politica dei fatti compiuti, portata avanti dalla Casa Rosada. E anche dell’indifferenza e la mancanza di impegno, da parte del governo della Città che non ha difeso né l’integrità dell’opera né la sua collocazione. ma anche dalla realtà della nostra comunità, che non è stata capace di opporsi e che quando è stata convocata, ha partecipato poco numerosa e in ordine sparso. E nello stesso modo ha cercato le vie legali per cercare di impedire, attraverso i giudici, che l’opera non fosse smontata. Le fotografie dei mattoni nudi della saletta posta alla base del monumento, e i pezzi delle figure che compongono l’opera disseminati nella piazza che porta il nome di Colombo, ci parlano di una realtà che non è possibile ignorare. al di là delle dichiarazioni di condanna e delle eventuali azioni legali contro i funzionari che annunciano alcuni avvocati di associazioni che hanno presentato ricorsi di non innovare, il rischio è che il monumento, nello stato in cui si trova attualmente, si rovini definitivamente e vada perso. C’è da ricordare che FEDIBa è stata non solo una tra le prime istituzioni che si sono presentate dal giudice per chiedere una misura cautelare, ma che ha presentato argomenti di grande spessore storico e giuridico, che poi sono stati ripresi da altri demandanti. ma di fronte alla situazione di stallo e al rischio certo e imminente per il monumento, FEDIBa ha ritenuto di avviare una tappa per superare tale impasse e insieme a FEDItaLIa e al ComItES di Buenos Aires, cioè gli enti che rappresentano gli italiani di Buenos Aires e la struttura associativa italiana, si sono rivolti con due lettere – una il 24 gennaio e l’altra giovedì scorso – al segretario generale della Presidenza oscar Parrilli e al capo del gabinetto del governo della Città di Buenos aires, Horacio Rodríguez Larreta. In entrambe le missive hanno chiesto ai due governi di trovare un accordo per risolvere la vicenda, nel rispetto delle decisioni giudiziarie e delle leggi. Un accordo che va trovato, hanno scritto, “nel rispetto delle decisioni della giustizia e preservando l’alto significato che l’opera ha per la nostra comunità, come espressione della fratellanza tra gli italiani qui residenti e il popolo argentino”. I rappresentanti della collettività hanno sottolineato che un eventuale accordo deve rispettare tre premesse: “la dignità della collettività italiana, che con amore ha voluto manifestare al popolo argentino la sua gratitudine per l’accoglienza in questa terra benedetta; la integralità del monumento, in modo tale che niente dell’opera dello scultore Arnaldo Zocchi sia modificato o si perda e continui ad essere espressione dell’arte con cui fu concepita; e la tempestività, per evitare che si verifichi un deterioramento maggiore a quello già subito”, dando una data certa e ravvicinata per l’eventuale nuova collocazione. Da quel che sappiamo, interpellati dalle autorità della Città e del governo nazionale, i presidenti della FEDIBa, di FEDItaLIae del ComItES di Buenos aires hanno segnalato un unico posto sarebbe accettabile come sede nuova per il monumento a Colombo. È l’attuale piazza Rubén Darío, che prima si chiamava Justo Josè de Urquiza, che si trova nel rione della Recoleta, e fa parte dei giardini di Palermo. Si trova tra le “avenidas” del Libertador e Figueroa alcorta, di fronte alla piazza “Naciones Unidas”. Un luogo molto significativo per varie ragioni. Collocato in questa piazza, il monumento con la statua del grande navigatore guardando al “Rio de la Plata”, come vollero i donatori, si troverebbe nel percorso creato in occasione del primo centenario per sistemare i monumenti donati da collettività e governi stranieri, per rendere omaggio all’argentina. Inoltre, a sottolineare il significato delle figure che ornano il monumento – la scienza, la cultura, la fede e la giustizia – attorno a quella piazza si trovano la Biblioteca Nacional, che starebbe alle spalle dell’opera di Zocchi, il museo Nacional de Bellas artes, alla sua destra, la Facoltà di Diritto dell’Università di Buenos aires di fronte a destra; la scultura metallica Floralis Genérica donata dall’architetto Eduardo Catalano, in mezzo alla piazza Naciones Unidas e, di fronte a sinistra, gli studi del Canale 7. Molto vicini si trovano anche il Centro municipale di Esposizioni, il museo di arte Latinoamenicana di Buenos Aires e, a meno di mille metri, anche l’ambasciata d’Italia. tutti questi enti e palazzi e altri ancora che si trovano nei dintorni, fanno di quella piazza un posto ideale per collocare il monumento a Cristoforo Colombo, per dare visibilità all’opera donata dalla collettività italiana al popolo argentino. Forse l’unico posto che può compensarci dello sgarbo subito e che allo stesso tempo chiuderebbe questa disgustosa vicenda, salvando un’opera d’arte di grande valore artistico, storico e morale. C’è da dire che, rispetto allo stato del monumento, gli enti di rappresentanza della collettività avrebbero chiesto assicurazioni da parte delle autorità sullo stato dell’opera, attraverso una verifica indipendente o un rapporto verificabile da parte dei responsabili del restauro. Perché, sottolineano, l’assenso al trasloco è dato solo perché vuole essere salvato il monumento e per contribuire a chiudere la vicenda. Se tutto andrà per il verso giusto, il prossimo 12 ottobre potrebbe essere l’inizio di una nuova tappa per la nostra comunità, per riaffermare, radunata attorno all’opera di Arnaldo Zocchi donata dai nostri padri e nonni, la gratitudine per l’eredità ricevuta, per una storia della quale siamo orgogliosi e per dei valori che vogliamo mettere al servizio dell’argentina, come fecero i nostri avi un secolo fa. togliendo tra l’altro il conflitto dall’agenda bilaterale tra l’argentina e l’Italia, dando così il nostro contributo al necessario rilancio dei rapporti tra i due paesi”. (aise)

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