"CHANGE": PISTELLI E CANTINI AL CONVEGNO PER I 50 ANNI DI COOPI

MILANO\ aise\ – Si sono conclusi con successo i festeggiamenti per i 50 anni di COOPI, ong italiana che da mezzo secolo lotta contro ogni forma di povertà per contribuire allo sviluppo delle comunità delle zone più vulnerabili del mondo.
Il convegno internazionale Change, ospitato mercoledì 15 aprile a Palazzo delle Stelline, a Milano, ha visto la partecipazione, oltre che del vice ministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Lapo Pistelli, e del direttore generale della Farnesina, Gianpaolo Cantini, di circa duecento persone, tra esponenti del settore scientifico e politico e rappresentanti della società civile italiana ed internazionale. Tutti presenti per festeggiare COOPI ed interrogarsi sui mutamenti che stanno attraversando la cooperazione allo sviluppo.
Il presidente di COOPI, Claudio Ceravolo, ha aperto la mattinata ricordando al pubblico la lunga esperienza della ong, il suo evolversi nel tempo secondo i bisogni, l’emergere di una professionalizzazione nella cooperazione ma soprattutto la necessità e l’importanza di “far partnership” in modo diverso. Mutuo riconoscimento e rispetto dell’altro come caratteristiche imprescindibili di quelle “alleanze globali” che i cambiamenti odierni impongono.
COOPI “è una ONG che sta nel pianeta e che fa della cooperazione un metodo”, ha sottolineato Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano. Un “metodo” che mette al centro la persona e che deve dar vita ad un sistema in cui i soggetti profit accanto a quelli non profit e alle amministrazioni pubbliche rispondono ai bisogni delle persone con dignità.
Il vice ministro Pistelli ha infatti ricordato che l’Italia sta implementando la legge 125 per garantire nuove sinergie nella cooperazione. Una nuova geografia mondiale, nuovi conflitti e nuove sfide domandano un’Italia ed una Europa pronta a reagire. Di fronte a questo disordine globale, il mondo sta definendo nuovi obiettivi comuni. L’Europa è in ritardo ma è importante ricordare che il cambiamento, quel CHANGE di cui si è parlato, inizia con un “atteggiamento di spirito e di cuore”.
A proposito di nuovi obiettivi, il direttore della Cooperazione Italiana Gianpaolo Cantini ha chiarito come l’Agenda Post 2015 che sarà adottata quest’anno avrà ripercussioni non solo a livello internazionale ma anche nazionale, Italia inclusa. Le sfide a cui siamo sottoposti diventano opportunità per costruire uno sviluppo che sia davvero sostenibile, ha detto.
Fabrizio Spada, direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, ha spiegato il ruolo importante dell’Unione Europea in materia di cooperazione allo sviluppo, ruolo spesso ignorato dall’opinione pubblica.
Se la panoramica di Spada ha chiarito l’impegno europeo nella anno dedicato allo sviluppo, Mikaela Gavas si è interrogata su come l’UE potrà rispondere alle sfide del domani. L’odierna economia mondiale esige la partecipazione di tutti, i cambiamenti climatici impongono uno sviluppo sostenibile, nuovi conflitti stravolgono l’ordine mondiale e disuguaglianze, povertà e rispetto dei diritti umani necessitano di una lotta comune. Come fare? Una sinergia Paesi-Europa più efficiente e la definizione di nuovi obiettivi “di larga veduta” che superino gli interessi particolare di ciascun Paese: questi i consigli della ricercatrice dell’Overseas Development Institute, il più importante think tank inglese in materia di cooperazione allo sviluppo.
A completare la lunga lista di interventi della mattinata, Gianni Vaggi, direttore del Master in Cooperazione di Pavia, il quale ha ricordato l’importanza del rispetto della country ownership quando si parla di partnership, la necessità di un dialogo tra vecchi donors, nuovi interlocutori e Paesi in via di sviluppo, ma soprattutto il rafforzamento della good governance e la creazione di alleanze globali come obiettivi di sviluppo imprescindibili.
La tavola rotonda pomeridiana, animata da Antonella Tagliabue, amministratrice di Un-Guru, ha visto confrontarsi Marco Grandi, responsabile dell’Ufficio Cooperazione del Comune di Milano, Paolo Dieci, presidente di Link 2007, Luca De Fraia, segretario generale aggiunto di Action Aid, Robert D’Ecole, ricercatore a l’Institut de Recherche pour le Developpement, Njongera Mutarutwa di Solidarietà Muunganu Onlus e Modou Gueye, presidente dell’Associazione Sunugal.
Change, partnership e cooperazione. Queste le parole chiave del dibattito pomeridiano. Nuove dimensioni della cooperazione, come quella metropolitana ricordata da Grandi; accountability non solo verso i donors ma anche verso i beneficiari e i cittadini italiani suggerita da Paolo Dieci; un’attenzione particolare ai nuovi Paesi Emergenti e la necessità di una policy comune è invece stato il consiglio di De Fraia.
A chiudere il pomeriggio l’esperienza di Njongera Mutarutwa con Solidarietà Muungano Onlus e la testimonianza di Modou Guye e della Associazione Sunugal che grazie ad un partenariato ben costruito con il Comune di Milano funge oggi da rete di collegamento tra gli immigrati in Italia e le famiglie rimaste in Senegal, agendo sia in Africa che in Italia.
Una giornata ricca di spunti e di sguardi al futuro perché se è vero che la geografia impone le sue regole, la Cooperazione può vincere questa sfida. (aise) 

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