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Sarebbe portato in una piazza nuova, nella zona dell’aeroporto Jorge Newbery. Scade la misura cautelare

BUENOS AIRES -Il monumento a Cristoforo Colombo lascerà la piazza che porta il suo nome dietro alla Casa Rosada. Almeno così sembra da quel che sostengono fonti vicine al Governo della Città di Buenos Aires che assicurano che ci sarebbe anche il posto nel quale sarebbe portata l’opera realizzata da Zocchi e inaugurata nel 1921 come dono della collettività italiana al popolo argentino in occasione del Centenario della Rivoluzione del 1810. Infatti, il monumento potrebbe essere portato nella zona dell’aeroporto Jorge Newbery, davanti al fiume de la Plata, in una piazza nuova realizzata da poco.

Oggi ci sarà una riunione durante la quale il capo del gabinetto dei ministri della Cittá, Horacio Rodriguez Larreta, spiegherebbe la proposta insieme al Segretario ai Diritti Umani e Rapporti con la Comunità Claudio Avruj.

La vicenda del monumento a Cristoforo Colombo, é iniziata con l’intenzione della Casa Rosada di rimuovere l’opera donata un secolo fa dalla collettività italiana per collocare al suo posto una statua raffigurante Juana Azurduy, donata dal governo della Bolivia. Secondo quanto spiegó la presidenta Cristina Kirchner quella donna rappresentava meglio gli ideali di indipendenza del paese, per cui era necessario che il monumento ad essa dedicato, si trovasse accanto al centro del potere politico dell’Argentina, che ha identificato con la Casa Rosada.

Per il monumento a Cristoforo Colombo, si decideva di inviarlo a Mar del Plata, per collocarlo davanti al mare, nel nuovo Parco Americano che, secondo il sindaco Pulti, dovrebbe rappresentare il passato, il presente e il futuro del continente.

Si è subito levata la protesta della collettività italiana e di organizzazioni non governative impegnate nella difesa del patrimonio edile, monumentale e storico, come “Basta de demoler” e “Salvemos los monumentos”.

Oltre alle manifestazioni di protesta organizzate dagli enti di rappresentanza della collettivitá italiana, ai comunicati e prese di posizioni, é stata avviata anche la via giudiziaria per reclamare che il monumento fosse lasciato al suo posto, nella piazza che porta il nome del navigatore genovese. Un posto stabilito con una legge del “Congreso Nacional”, nel 1906.

La questione di fondo, che dovevano decidere i giudici, era la proprietà della piazza e del monumento, tra lo Stato nazionale e quello comunale, e quindi chi ha il diritto di decidere su entrambe.

Una questione di fondo che sembra abbastanza chiara, dal momento che l’accordo firmato nel 2007 dall’allora capo del governo della Città Jorge Telerman con la “Casa Rosada”, cedeva l’uso della piazza. Chiaramente la Città non poteva cedere un bene che non era di sua proprietà.

In quei giorni di maggio e giugno, si sono svolte varie riunioni nella Legislatura (tra gli altri si sono manifestati contro il trasloco del monumento i deputati della Città Lia Rueda e Pablo Bergel, cosí come membri della “Defensoría del Pueblo ) e nella Casa Rosada.

Nei tribunali intanto si ottenevano tre successive misure cautelari per vietare il trasloco del monumento che intanto però, cominciava ad essere smontato.

L’allarme provocato da questa operazione, portava a nuove manifestazioni e il governo nazionale chiariva che si trattava solo di operazioni necessarie per restaurare l’opera.

Il governo della Città collocava simbolicamente una guardia davanti ai cancelli della piazza per evitare che il monumento venisse portato via.

Giovedì prossimo scadrà la misura cautelare, ma intanto la settimana scorsa una nuova decisione del giudice, dava intervento alla Commissione Nazionale di Patrimonio Monumentale, perché desse un parere sia sulla proprietà, sia sui lavori di restauro. L’avv. Humberto Savoia, patrocinante del Circolo Italiano, si è presentato davanti al giudice per chiedere dei termini perché tali pareri siano dati, dato che non erano stati fissati nella decisione del giudice. Inoltre si è riservato di ricorrere in appello e perfino di fare ricorso alla Corte Suprema.

Purtroppo i tempi della giustizia non sembrano quelli dei politici e quando arriverà la decisione del giudice, il monumento potrebbe non essere più al suo posto. (Tribuna Italiana /Inform)

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