NEW YORK – La missione del ministro dell’Interno Angelino Alfano a New York è iniziata ieri di prima mattina a Ground Zero con temperatura polare sotto un cielo grigio, per deporre una corona di fiori assieme al commissioner dell’FDNY Salvatore Cassano, all’unico albero rimasto intatto nel crollo del World Trade Center.

Alfano era accompagnato dal console generale Natalia Quintavalle e da Steven Plate, responsabile dell’intero cantiere sul suolo di Groud Zero, il quale ha mostrato al ministro una delle Reflecting Pool con i nomi delle vittime tutt’intorno il parapetto e illustrato il progresso dei lavori.

La visita è proseguita al 63esimo piano dell’ormai ultimata torre di cristallo dove il ministro ha apposto la firma e una dedica su uno dei muri portanti al piano superiore, dove si è svolto uno scambio di doni: la polizia di New York ha consegnato ad Alfano un distintivo e il ministro ha ricambiato con i cappellini della polizia italiana.

Anche il ministro non ha saputo resistere a quell’altezza panoramica e, munito di telefonino, ha documentato tutto ciò che ha visto durante la visita a 360 gradi sull’intera City, Liberty Island, il ponte di Brooklyn e il New Jersey.

Prima di salire il ministro aveva incontrato la stampa iniziando subito dall’incontro Renzi-Merkel: “L’Italia è un Paese che sa esattamente quello che deve fare. Ha avviato un cammino di ripresa che parte dalla diminuzione delle tasse e siamo sulla strada giusta. L’Europa – ha precisato – non è un luogo dove l’Italia viene rimproverata, ma dove un Paese fondatore come il nostro dà la linea anche insieme agli altri Paesi e la linea che noi immaginiamo è quella della prosperità e della crescita”.

Di sola austerità – ha sottolineato Alfano – l’Europa rischia di morire.

Il leader del nuovo partito Ncd non ha voluto parlare della ventilata candidatura di Berlusconi alle elezioni europee: “Non è vicenda nella quale intendo entrare, benché meno qui da New York dove noi intendiamo fare un grande appello per la liberazione dei marò in India”.

Per questo il ministro nel pomeriggio di ieri ha avuto un incontro con il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. “L’Onu deve assumere una posizione chiara e forte sui marò. Sono andati in missione internazionale contro la pirateria e ora rischiano di vedersi applicare le leggi indiane antiterrorismo. Deve essere chiaro – ha sottolineato Alfano – che per l’Italia è inaccettabile, sarebbe un precedente gravissimo”. Alfano ha spiegato che a Ban Ki-moon chiede un intervento che tenga presente il fatto che da due anni sono in India e non sono stati destinatari di un’imputazione formale.

Ad America Oggi, mentre l’ascensore scendeva a terra, il ministro dell’Interno ha spiegato così la situazione italiana.

“È un grande Paese – ha affermato – che comincia una ricrescita e che avvia una ripresa dell’economia che comincia dal taglio delle tasse e dalla riforma del mercato del lavoro che darà maggiore libertà e possibilità di assumere agli imprenditori eliminando tutti i limiti delle leggi precedenti”.

A metà giornata il ministro ha partecipato ad un pranzo offerto dal Gruppo Esponenti Italiani al ristorante Le Cirque dove si è trovato in compagnia dei rappresentanti delle imprese italiane, diplomazia e stampa.

Per Alfano è un ritorno al Gei, c’era già stato nel 2010 quanto era ministro della Giustizia. Il presidente del Gei Lucio Caputo gli ha consegnato il tradizionale “Friendship Award”, “in segno di riconoscimento per la sua attività”.

Agli ospiti del Gei il ministro ha detto che la sua visita a New York e Washington è una missione istituzionale “densa di significato con una prospettiva che è di vario livello e di varia natura”.

Ed ha spiegato: “In primo luogo, rafforziamo la cooperazione internazionale con gli Stati Uniti, dal punto di vista della cooperazione al terrorismo e alla criminalità organizzata. Lo scorso mese si è visto un grande risultato che ha consentito, sia in Italia che negli Stati Uniti, di arrestare esponenti della criminalità organizzata”.

Alfano ha precisato che la sua missione ha una radice più profonda ed entrando nel merito degli italiani in America, ha detto: “Ogni idea che gli italiani siano ospiti qui è tramontata non perché qualcuno l’ha fatta tramontare, ma perché le realizzazioni le intraprese, i successi, il lavoro, la gratificazione che hanno avuto gli italiani in America è esattamente pari a ciò che hanno dato all’America. Gli italiani dall’America hanno avuto tanto e hanno dato altrettanto. Anche quelli di seconda o terza generazione – ha sottolineato – ricordano la fatica dei padri e dei nonni che ebbero il coraggio di sfidare l’oceano e di varcare quei confini che la tecnologia dell’epoca poneva come davvero difficili e di varcarli per un sogno. Un sogno che l’America ha saputo poi contribuire a realizzare”.  (Riccardo Chioni – America Oggi del 18 marzo 2014 /Inform)

 

 

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