little italyNEW YORK aise – “Noi italiani lo sapevamo da tanto tempo: Little Italy a Manhattan, tolte le bandierine bianco, rosse e verdi, della Penisola ha veramente poco. Anzi, proprio nulla. La comunità italiana di Mulbery Stret e di Grand Street da anni ha cambiato indirizzo lasciando Manhattan e trasferendosi nella suburbia. Quel poco di italoamericano che era rimasto è stato assorbito dalla popolazione cinese che da tempo domina quella che è una delle mete turistiche a Manhattan”. È quanto si legge su “America Oggi”, quotidiano diretto a New York da Andrea Mantineo, che oggi riporta un’indagine del “NY Daily News”.

“E così anche la Little Italy di Manhattan, un tempo paradiso degli immigrati tricolore e mecca della cucina di ogni regione della Penisola si è trasformata grazie o per colpa della “gentrificazione”.

È quanto emerge dai più recenti dati del censimento elaborati dal NY Daily News.

Giovani professionisti scelgono sempre di più questa zona per aprire i loro uffici, loft costosi stanno diventando la prassi e boutique di abbigliamento stanno considerando l’apertura di negozi in quest’area. Persino Brooks Brothers – il marchio classico di camicie che quasi tutti i turisti italiani in visita a New York finiscono per comprare – sta pensando di aprire i battenti a Little Italy. Il fatto che l’area sia sempre più piccola è dimostrato dal fatto che nessun residente è italiano. Anche la popolazione cinese è in declino (-31% dal Census del 2000) così come quella asiatica (-18,6%). Tutti si trasferiscono a Flushing, Queens.

Quello che sta crescendo è il reddito medio di chi vi abita: negli ultimi 10 anni i residenti che guadagnano annualmente oltre 100.000 dollari all’anno sono aumentati del 156%. Anche la popolazione di razza bianca è cresciuta (+33%).

Secondo il quotidiano, la regista Sofia Coppola ha recentemente sondato il terreno del mercato immobiliare della zona alla ricerca di un appartamento milionario nel palazzo Brewster Carriage House.

La conseguenza di tutto ciò? Ristoranti e caffé italiani – ad oggi 44 – stanno piano piano chiudendo. È il caso del caffè La Bella Ferrara. L’affitto mensile è passato da 7.000 a 17.000 dollari in due anni spingendo il proprietario Frank Angileri a chiudere dopo 42 anni di attività.

“Vendiamo dessert e caffè, non ce lo possiamo permettere”, ha spiegato Angileri, 69 anni, al New York Daily News. “Ci hanno cacciato…gli esercizi commerciali italiani non possono sopravvivere qui con affitti in crescita e la congiuntura economica” non al top, ha aggiunto.

Anche il Ristorante S.P.Q.R. non ce l’ha fatta. Il suo manager Mike Ahmed ha ricordato i tempi gloriosi, quando turisti da tutto il mondo sceglievano di mangiare lì, i matrimoni erano la prassi grazie ai 500 posti a sedere e i pranzi di lavoro si svolgevano regolarmente davanti a un piatto di linguine di mare.

Le uniche iniziative che sembrano funzionare a Little Italy sono due: il festival dedicato a San Gennaro e i prodotti contraffatti venduti dai cinesi.

“La beffa è che Little Italy è molto piccola e si sta riducendo sempre di più”, ha detto Frank Medina, un agente immobiliare la cui clientela include Puglia Ristorante, che si è visto costretto a chiudere due sale del ristorante.

I newyorchesi non sono sorpresi da questo trend, ma i turisti sì. Come raccontato da un ragazzo che lavora in un caffè di Little Italy il cui menù è un’indicazione di come i sapori tricolori siano scomparsi, “i turisti entrano e chiedono dove è Little Italy. Dico loro che tecnicamente già ci sono arrivati””. (aise)

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