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Il provvedimento ora passa all’esame della Camera. Al voto non hanno preso parte i senatori del Movimento 5 Stelle, di Sel, Gal, Lega e i dissidenti del Pd

 

ROMA- Nella seduta odierna l’Assemblea del Senato ha approvato, con 183 voti favorevoli e 4 astenuti, la riforma costituzionale recante disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, il contenimento dei costi delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della Costituzione. Ora il provvedimento passa all’esame della Camera. In ogni caso questo è solo il primo passo della riforma perché il percorso di modifica costituzionale prevede in tutto due votazioni per ciascuno ramo del Parlamento.

Nelle dichiarazioni di voto finale sono intervenuti a favore del ddl i senatori Maran (SC), Romano (PI), Zeller (Aut-PSI), Quagliarello (NCD), Paolo Romani (FI-PdL), Zanda (Pd) e, a titolo personale, il sen. Barani (GAL). Non hanno partecipato al voto i senatori del Movimento 5 Stelle, di Sel, Gal, Lega e i dissidenti del Pd . In dissenso dai rispettivi Gruppi, hanno inoltre annunciato la non partecipazione al voto i senatori Minzolini (FI-PdL) e  Mauro (PI). Il relatore Calderoli (LN) non ha abbandonato l’Aula ma ha annunciato l’astensione.

Ricordiamo che la riforma costituzionale prevede la fine del bicameralismo perfetto e limita il potere legislativo, in primo luogo quello di dare o negare la fiducia al Governo, che rimane alla sola Camera dei Deputati. Il disegno di legge costituzionale stabilisce anche l’elezione indiretta dei nuovi senatori, che vengono ridotti da 315 a 100 (95 eletti dalle Regioni tra consiglieri e sindaci più 5 senatori di nomina presidenziale). I nuovi senatori, fra cui non vi saranno più i sei eletti della circoscrizione Estero, saranno coperti dall’immunità parlamentare ma non potranno godere delle attuali indennità che rimarranno appannaggio dei soli deputati.

Il Senato così modificato  si occuperà solo delle riforme costituzionali, delle norme  sui referendum popolari e di quelle  elettorali degli enti locali, nonché delle ratifiche dei trattati internazionali e dei provvedimenti relativi al diritto di famiglia, al matrimonio e al diritto alla salute. Fra le altre novità della riforma l’istituzione di corsie preferenziali per i disegni di legge del Governo, la revisione delle competenze dello Stato e delle Regioni, l’eliminazione delle provincie e del Cnel, l’istituzione del referendum propositivo, nonché il giudizio preventivo della Corte Costituzionale sulle leggi elettorali. Cambiano inoltre le disposizioni per l’elezione del Capo dello Stato con un innalzamento del quorum necessario all’elezione nei primi quattro scrutini – oggi il quorum è di due terzi fino alla terza votazione –  che si abbasserà al 50% dei grandi elettori solo dopo la nona votazione.(Inform)

 

 

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