ATTENTATO AFGHANISTAN/ LACRIME E COMMOZIONE OGGI A ROMA AI FUNERALI DI STATO DEI SEI MILITARI UCCISI
ROMA\ aise\ – Sono stati celebrati nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, a Roma, i funerali di stato di Antonio Fortunato, Roberto Valente, Matteo Mureddu, Massimiliano Randino, Giandomenico Pistonami e Davide Ricchiuto, i sei militari italiani – tutti paracadutisti della Folgore – morti a Kabul in seguito all’attentato kamikaze del 17 settembre scorso. Alla presenza delle più alte cariche civili e militari, l’Italia tutta ha salutato i sei soldati: migliaia le persone giunte a Roma per i funerali così come tanti erano i tricolori che sventolavano fuori dalla basilica.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che già ieri aveva accolto all’aeroporto di Ciampino le sei bare dei paracadutisti e incontrato i familiari delle vittime, oggi entrando in chiesa accompagnato dal Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Valotto si è fermato a salutare i familiari delle vittime. In prima fila anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e quelli di Senato e Camera, Schifani e Fini, quest’ultimo visibilmente commosso.
La cerimonia funebre è stata officiata dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, che, all’inizio della celebrazione, ha letto il telegramma inviato dal cardinale Tarcisio Bertone con il cordoglio di Benedetto XVI. “Profondamente addolorato per il tragico attentato”, il Papa ha espresso “sentite condoglianze alle famiglie delle vittime, alla Chiesa Castrense e all’intera Nazione Italiana. Mi unisco spiritualmente alla celebrazione e invoco l’intercessione di Maria Santissima Regina Pacis affinché Dio sostenga quanti si impegnano ogni giorno a costruire nel mondo solidarietà, riconciliazione e pace”.
Nell’omelia, durante la quale monsignor Pelvi ha dato ai ragazzi defunti sempre del “tu”, il prelato ha richiamato l’importanza delle missioni di pace perché “se uno Stato non è in grado di proteggere da violazioni gravi e continue dei diritti umani e dalle conseguenze delle crisi, la comunità internazionale è chiamata a intervenire”. In questo senso, “le missioni di pace ci stanno aiutando a valutare da protagonisti il fenomeno della globalizzazione, che non è da intendere solo come processo economico ma come criterio etico. Il mondo militare contribuisce a edificare una solidarietà globale”.
Quindi, rivolto ai caduti, pelvi ha detto: “il grande dolore per la vostra tragica scomparsa e il vuoto lasciato nelle vostre famiglie hanno portato nell’animo della popolazione italiana un senso di umano turbamento e una ondata di affetto e di ammirazione. L’intera nazione ha dimostrato in questa difficile prova quanto siano saldi i valori di solidarietà e fraternità che caratterizzano la nostra Italia”.
Alla fine della Santa Messa, le bare sono uscite dalla Chiesa portate in spalla da sei militari ciascuna precedute dalla corona di allora della Presidenza della Repubblica: fuori le frecce tricolori con un doppio passaggio nel cielo sulla Basilica hanno salutato i sei caduti, ora in viaggio per i rispettivi paesi dove verranno celebrati i funerali privati. (aise)


