RECUPERATI NEGLI USA ECCEZIONALI REPERTI ARCHEOLOGICI ITALIANI PROVENIENTI DA SCAVI ILLECITI
ROMA\ aise\ – Nei giorni scorsi, quale atto conclusivo di varie attività d’indagine condotte dal Reparto Operativo, nella continua azione di contrasto che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale svolge da anni per arginare il traffico di reperti archeologici scavati illegalmente in comprensori italiani, militari dipendenti hanno provveduto al rimpatrio dagli Stati Uniti di alcuni straordinari reperti archeologici appartenenti al patrimonio culturale italiano.
In particolare è rientrata in Italia una statua romana acefala, che raffigurala Dea Fortuna(altezza cm 163), risalente al II sec. d. C, in marmo cristallino bianco, provento di furto avvenuto in Fiumicino, nella palazzina ex Opera Nazionale Combattenti, in data 4 ottobre 1986.
Con questa gli usa hanno restituito una statua femminile panneggiata di divinità (altezza cm 175), risalente al I sec. d. C., in marmo bianco, scavata clandestinamente in Italia in ambito laziale, esportata illecitamente all’estero, già oggetto di indagini nel contesto del procedimento penale a carico del noto trafficante internazionale Giacomo Medici.
Le due statue sono state restituite spontaneamente all’Italia, in quanto di provenienza illecita, sulla base delle prove fornite alla società statunitense Humana Inc., che le aveva acquistate, in buona fede, da una galleria di New York nel 1984, per esporle nella rotonda della sede centrale a Louisville, Kentucky.
La società Humana, attraverso i suoi legali, si è messa in contatto con i Carabinieri TPC ed ha fattivamente collaborato per accertare la provenienza delle statue, inserite nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri TPC e quindi, sulla base anche del parere di un esperto d’arte, si è spontaneamente offerta di restituirle, senza nulla pretendere, alla Repubblica Italiana, in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Rimpatriati anche centosettanta tra reperti archeologici interi e frammentati restituiti dal Princeton University Art Museum, tra cui un askos a forma di astragalo, due statuette di donna, di cui una che suona un tamburello e l’altra la lira, un pithos a figure rosse e bianche, raffigurante animali, e 166 frammenti (quattro di un cratere a figure rosse, cinque di rilievi architettonici, un gruppo di 157 elementi architettonici con figure di tori). Sono stati poi restituiti al nostro Paese quaranta reperti archeologici frammentati, in restituzione dal Metropolitan Museum di New York, riconducibili alla collezione privata di un cittadino americano, deceduto.
Beni simili a quelli presenti in quei musei erano stati individuati in pregresse indagini condotte dal Reparto Operativo a carico di un cittadino italo-americano, già residente a New York, che pure avevano consentito il sequestro di numerosi reperti archeologici, in New York e Roma, e di copiosa documentazione con materiale fotografico attinente a vendite e prestiti da lui effettuati.
Le ulteriori ricerche compiute e l’analisi dei dati acquisiti hanno permesso di individuare, tra il materiale cartaceo in sequestro, la movimentazione di numerosi altri reperti archeologici provenienti dall’Italia. Lo studio di questo carteggio ha quindi consentito di scoprire la destinazione finale di importanti opere archeologiche presso famosi musei americani quali il Metropolitan Museum e il Princeton Museum. I Carabinieri del Reparto Operativo in collaborazione con i funzionari del MiBAC, sulla base delle evidenze investigative e scientifiche, hanno quindi comprovato, inconfutabilmente, la provenienza dei reperti da scavi clandestini operati in Italia, per cui i responsabili dei citati enti espositivi, a dimostrazione della volontà di collaborare con le autorità italiane che avevano dimostrato quanto detto, hanno presentato atto di rinuncia sui beni, stipulando accordi con il MIBAC per la definitiva restituzione.
Ed ancora è rientrato a Roma un bronzetto romano, alto 18 cm, risalente al I sec. d. C., conosciuto comela Veneredi San Giovanni in Perareto, individuato, nei mesi scorsi, nella disponibilità di un gallerista antiquario. Il reperto, inserito nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, dai successivi riscontri è risultato provento del furto consumato, tra il 27 e il 28 agosto 1962, presso il Museo Civico di Rimini, come accertato da personale del Nucleo TPC di Bologna che ha informatola Procuradella Repubblica di Rimini, che ha delegatola Sezione Archeologiaper il tentativo di recupero. Gli operanti hanno quindi contattato il gallerista newyorchese, possessore in buona fede, al quale sono state rappresentate le evidenze investigative che hanno dimostrato la provenienza furtiva della scultura, per cui quest’ultimo ha deciso di restituire il bene spontaneamente, senza che fosse necessario intraprendere un’azione rogatoriale. Il reperto, di pregevolissimo interesse storico ed artistico, è stato consegnato in New York nelle mani dei Carabinieri del Reparto Operativo TPC, che provvederanno a breve alla sua restituzione, per tornare finalmente ad essere nuovamente esposto nelle sale da dove era stato portato via cinquant’anni fa.
Da Chicago è inoltre rientrata una pergamena antica, costituente un atto notarile del 1603, verosimilmente custodita nell’Archivio di Stato di Bari, di cui si erano perse le tracce sin dagli anni ’60,
rinvenuta, nel corso di altre indagini, da personale del Federal Bureau of Investigation (FBI) di Chigago, che l’ha riconsegnata a seguito di contatti investigativi con personale del Reparto Operativo, ad ulteriore testimonianza dell’ormai consolidato e duraturo rapporto di collaborazione investigativa instauratosi, nel corso degli anni, tra il Comando Carabinieri TPC e le agenzie investigative federali statunitensi, quali appunto l’FBI e l’Immigration and Customs Enforcement (ICE);
Infine è tornato a casa un corredo funerario in bronzo, costituito da 2 collane, 5 bracciali, 1 fibula e vari pendagli, tutti di epoca compresa tra l’VIII ed il VII secolo a. C., consegnati spontaneamente, con la collaborazione del Consolato Generale d’Italia in New York, da un apprezzato artista contemporaneo americano. I beni erano stati da questi ricevuti in eredità dal nonno italiano, originario di Offida (Ascoli Piceno) che li aveva trovati arando il suo campo ai piedi di una pianta di olivo, quindi esportati negli USA, già alla fine dell’ottocento, allorché era emigrato, prima ancora dell’entrata in vigore della legge di tutela del patrimonio culturale italiano. La notizia della restituzione, che rappresenta un genuino gesto di rispetto per il popolo italiano, è stata già riportata sulla stampa locale per l’ampia diffusione tra la comunità italo-americana, proprio al fine di invogliare altri discendenti di nostri connazionali, costretti a lasciare l’Italia tanti anni or sono, a riconsegnare gli eventuali oggetti archeologici che i loro antenati portarono con sé oltreoceano.
Tutti questi capolavori hanno fatto definitivo rientro sul suolo italiano, da dove erano stati ingiustamente trasferiti, tanti anni prima, da disonesti criminali senza scrupoli che, per bieco arricchimento personale, attentarono allo spirito d’identità culturale della Nazione.
I beni recuperati, oltre ad avere un valore commerciale complessivo di circa 2 milioni di euro, rappresentano, ognuno per proprie caratteristiche, pregevolissime espressioni storico-artistiche ed assumono particolare valenza quali testimonianza per le future generazioni della coscienza e della conoscenza del proprio passato e dell’identità culturale dello Stato Italiano. (aise)


