IL MINISTRO FRATTINI APRE A ROMA LA 7. CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI: in un mondo in evoluzione si rinnova anche la politica estera italiana
ROMA\ aise\ – “Questa conferenza sarà l’occasione per fare una riflessione sul ruolo della diplomazia nella storia italiana, sul futuro della politica estera e sui mezzi che tutti insieme dobbiamo assicurare alla Farnesina del futuro, affinché assolva le sue funzioni in un mondo in continua evoluzione”. Così il ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, ha aperto ieri alla Farnesina la “Conferenza degli Ambasciatori”, l’incontro, giunto alla sua settima edizione che, quest’anno con il titolo “Rinnovarsi per Crescere”, vedrà confrontarsi fino a stasera gli ambasciatori italiani nel mondo, i rappresentanti delle amministrazioni, della società civile e del mondo imprenditoriale, in particolare sul progetto di riorganizzazione del Ministero e sulla promozione del “Sistema Paese”.
Dopo aver ringraziato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la sua presenza alla sessione inaugurale, il ministro Frattini ha sottolineato quanto la politica estera e la funzione diplomatica abbiano ancora “molto da dire” sulla formazione dell’identità nazionale. “La diplomazia italiana, nei secoli 19° e 20°”, ha ricordato Frattini, “ha indubbiamente giocato un ruolo di portata storica nella formazione della fisionomia internazionalistica dell’Italia contemporanea. Non solo la politica estera italiana, ma anche il ruolo propulsivo assunto da singole personalità diplomatiche hanno contribuito all’opera complessa di “posizionare” di volta in volta l’Italia sulle mappe politiche, economiche e geo-politiche del mondo, che è cambiato e cambia oggi ancor più rapidamente. I prossimi decenni”, ha aggiunto il ministro, “saranno caratterizzati da una diversa e più complessa distribuzione del potere internazionale, da una competizione crescente per le materie prime, da un riorientamento radicale dei flussi finanziari e da fenomeni senza precedenti di mobilità delle persone, con un crescente ruolo degli Stati nelle politiche economiche”.
In questo quadro, ha avvertito Frattini, “l’Italia dovrà affrontare, ad esempio, la sfida della dipendenza energetica”, una sfida “superabile solo attraverso una combinazione di scelte di politica industriale e di politica estera, che miri in particolare alla promozione di relazioni il più possibile trasparenti e paritarie fra Paesi fornitori e consumatori di energia”.
Questa necessità di affrontare la transizione sistemica, secondo il ministro “rafforza l’interesse dell’Italia a una governance più efficace del sistema internazionale, basata su principi, norme e valori condivisi. Dobbiamo puntare”, ha affermato Frattini, “ad una gestione dei problemi mondiali e dei “beni globali” basata su regole comuni, europee e multilaterali, piuttosto che su semplici rapporti di forza”. In base a questi presupposti, ha poi rilevato Frattini, “la politica estera nazionale italiana è dunque destinata largamente a fondarsi oggi più che mai sulla sinergia tra sforzo nazionale, livello euro-atlantico e governance multilaterale”.
È per questo motivo, ha poi spiegato il ministro degli Esteri, che “la funzione diplomatica non è oggi più costituita solo da lontani “terminali” disseminati ai quattro angoli del globo” ma è piuttosto “parte integrante della vicenda nazionale tutta intera”.
Una prova concreta di quanto la diplomazia sia una grande risorsa saranno, ha avvisato Frattini, le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia che si terranno all’estero “e che rivelano sin da ora”, ha detto, “un patrimonio di simpatia e di empatia verso il nostro Paese in situazioni e coordinate geografiche che in teoria sembrerebbero da noi molto distanti, e non solo in senso spaziale”.
Diplomazia come forma di espressione dell’identità del Paese: questa è la visione del ministro Frattini che, nel suo intervento, ha spiegato che ciò avviene non solo quando la Diplomazia italiana riesce a promuovere le specificità del sistema produttivo e a valorizzare il patrimonio culturale e di creatività “unico al mondo”, ma anche quando riesce “a declinare la nostra vicenda nel mondo in termini di futuro e non solo di giusto orgoglio per il nostro passato”.
Il ministro ha poi ricordato ai presenti due figure emblematiche della storiua della diplomazia italiana: Guelfo Zamboni, che fu Console a Salonicco e che sottrasse centinaia di ebrei al terribile destino della deportazione, e Amedeo Guillet, “patriota cosmopolita” recentemente scomparso. “Anch’essi”, ha commentato Frattini, “hanno scritto pagine di identità italiana e di storia unitaria del nostro Paese”. Con lo sguardo rivolto al futuro il ministro si è detto “sicuro che le nuove generazioni di diplomatici al servizio del Paese sapranno scrivere, in altri contesti, in altre epoche, pagine altrettanto significative e memorabili”. Un “orizzonte di fiducia”, dunque, quello intravisto da Frattini che ha poi elencato le quattro priorità assolute da ricercare: un’Italia che sia propulsore e difensore di “più Europa” in Europa e “più Europa” nel mondo, dalle missioni di pace alla riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu; l’Italia che sia partner più affidabile per le regioni di crisi e di tensione, amico come nessun altro in Europa di Israele ma al tempo stesso partner privilegiato dei Paesi del Mediterraneo e del mondo arabo e primo “avvocato” dell’ingresso in Europa della Turchia; un’Italia che sia attore per la sicurezza globale, europea ed atlantica, amico e sostenitore dei processi di disarmo e non proliferazione in ogni regione del mondo; un’Italia che sia fermo difensore dei diritti delle persone, dei grandi valori di solidarietà, di aiuto a chi soffre, di difesa delle minoranze religiose e cristiane in particolare, di partenariato onesto e sincero con i Paesi dell’Africa e gli altri Stati in via di sviluppo.
Più che “un costo”, la diplomazia deve essere un “investimento necessario”, ha continuato il ministro Frattini, ricordando ai presenti che “non è un caso che, mentre alcuni Paesi emergenti stanno rafforzando le loro dotazioni diplomatiche e reti all’estero, altri paesi, tra cui i nostri principali partner, si siano posti il problema dell’adeguamento dello strumento diplomatico alle mutate realtà ed esigenze. Frattini ha dunque ribadito la sua “profonda convinzione” al fatto che “è interesse nazionale dell’Italia poter destinare risorse adeguate alla sua proiezione estera ed alla funzione diplomatica in particolare”.
L’attenzione di Frattini si è poi spostata sul tema della riorganizzazione interna del Mae, una riforma progetto “ambiziosa e innovativa” che verrà discussa attentamente nel corso della Conferenza.
“Il progetto”, ha spiegato il ministro, “muove da un’analisi imperniata su alcuni presupposti fondamentali, che indicano altrettante direzioni evolutive della realtà internazionale”. Tra questi presupposti ci sono i nuovi assetti geopolitici e il loro impatto sulla governance globale, l’adeguamento alle novità introdotte dal Trattato di Lisbona, ed in particolare ad un’efficace partecipazione al Servizio Europeo di Azione Esterna, ma anche la crescente internazionalizzazione di tutte le pubbliche amministrazioni, ciascuna nel proprio settore. “La riforma del Mae”, ha osservato Frattini, “si inserisce dunque in un percorso mirato a fare della diplomazia economica e di quella culturale parte sempre più rilevante della politica estera del Paese”.
Concludendo il suo intervento Frattini ha poi ribadito che la Farnesina “certamente deve dare il suo contributo al risanamento dei conti pubblici” e che non può però, al contempo, “essere privata delle risorse necessarie a consolidare il ruolo dell’Italia nel mondo. è in tal modo”, ha concluso, “che interpreto lo stato di disagio del personale del Ministero, che avverte nella consolidata tendenza alla riduzione del bilancio della Farnesina – una tendenza cui purtroppo negli anni hanno contribuito Governi di diverso colore politico – un segnale che potrebbe essere interpretato come indice di un preoccupante disinteresse”. (t.s.\aise)


