CORRIERE D’ITALIA (GERMANIA) “SPAGETTI BOLOGNESE”

Sono “italiani” spaghetti alla carbonara, sempre con la panna, o rigatoni all’amatriciana, anch’essi con la panna? E un cappuccino con la panna al posto della schiuma?
È “italiano”, ad esempio, un piatto di lasagne con la panna? Sono “italiani” spaghetti alla carbonara, sempre con la panna, o rigatoni all’amatriciana, anch’essi con la panna? E un cappuccino con la panna al posto della schiuma? È italiano? E quanto sono italiani gli spagetti (non è un errore, è la nuova grafia proposta nella riforma unificata dell’ortografica della lingua tedesca, ultimamente introdotta in Germania, in Austria e in Svizzera; una riforma che prevede, appunto, la eliminazione dei dittonghi “gh” e “ch” dalle parole straniere in uso nei suddetti Paesi), quanto sono italiani, dicevo, gli “spagetti bolognese”?” A chiederselo è Mauro Montanari, direttore del “Corriere d’Italia” secondo cui ora più che mai occorre una tutela forte e decisa della gastronomia italiana sempre più bistrattata nel mondo.
“E il Parmesan prodotto in Olanda o in Cina a prezzi concorrenziali, con processi di stagionatura che non vorremmo neanche controllare? (Ho detto il “Parmesan” non il Parmigiano reggiano, o il Grana padano). E perché, ad esempio, in un ristorante chiamato “Bella Italia”, a Francoforte-Gallus, gestito da un cortese signore probabilmente di origine pachistana, il quale ha una idea molto remota, diciamo “per sentito dire”, della tradizione culinaria italiana, si servono “spagetti” scotti con sugo di pomodoro acido e, solo a richiesta, un, diciamolo tra virgolette, “parmigiano” di un colore giallo carico molto, ma molto sospetto?
E perché lo stesso cortese ristoratore pachistano, alla richiesta, in corretto tedesco, di un po’ di olio extravergine di oliva, ci guarda come se fossimo marziani, e alla fine ci porta un trasparentissimo olio di semi? E poi: perché la politica non si accorge del malessere della ristorazione italiana in Europa e nel mondo, che consuma una bella fetta della esportazione del Paese nel settore agroalimentare?
Perché non esistono ancora dei paletti entro i quali si possano gestire le politiche dalla qualità nella ristorazione italiana nel mondo? Ancora: perché fallì, nella primavera 2004 a Düsseldorf, in una drammatica riunione, la proposta, concordata tra le associazioni dei ristoratori in Germania, il Ministero delle Politiche agricole, l’associazione dei ristoratori italiani Ardi e Buonitalia di un marchio di qualità per la Germania, da estendere poi eventualmente all’intera Europa?
E perché, infine, il ministro attuale delle Politiche Agricole non si muove per venire a vedere com’è realmente la situazione all’estero?”. (Mauro Montanari- aise)