BENEDETTO XVI VISITA IL CAMPIDOGLIO
ROMA\ aise\ – Prima volta in Campidoglio per Benedetto XVI che questa mattina, rispondendo all’invito del sindaco di Roma Gianni Alemmano, ha incontrato prima gli amministratori della città e poi i “suoi concittadini”, giunti numerosi a salutarlo. A loro il Papa ha detto che “vivendo a Roma da tantissimi anni, ormai sono diventato un po’ romano; ma più romano mi sento come vostro Vescovo”.
Quindi, attraverso i presenti, ha affidato i suoi saluti “a tutti i “nostri” concittadini: alle famiglie, alle comunità e alle parrocchie, ai bambini, ai giovani e agli anziani, ai disabili e ai malati, ai volontari e agli operatori sociali, agli immigrati e ai pellegrini”.
“Roma – ha detto ancora il Papa – è bella per le vestigia della sua antichità, per le istituzioni culturali e i monumenti che ne narrano la storia, per le chiese e i suoi molteplici capolavori d’arte. Ma Roma è bella soprattutto per la generosità e la santità di tanti suoi figli, che hanno lasciato tracce eloquenti della loro passione per la bellezza di Dio, la bellezza dell’amore che non sfiorisce né invecchia”. E mai come ora, ha proseguito, c’è bisogno che questa generosità, intesa anche come vicinanza a quanti ne hanno bisogno, torni ad essere valore civico di tutti, cristiani in primis. “Non poche famiglie, non pochi giovani e adulti versano in situazioni precarie e talora persino drammatiche; situazioni che solo insieme è possibile superare, come insegna anche la storia di Roma, che ha conosciuto ben altri momenti difficili”.
Un richiamato alla responsabilità condivisa che il Santo Padre ha ribadito anche nell’incontro “ufficiale” con l’amministrazione romana nella Sala dell’Arazzo.
Con la sua presenza in Campidoglio, il Papa ha voluto “rinnovare l’assicurazione dell’attenzione paterna che il Vescovo della comunità cattolica nutre non solamente nei confronti dei membri di questa, ma anche di tutti i romani e di quanti da varie parti d’Italia e del mondo vengono nella Capitale per ragioni religiose, turistiche, di lavoro, o per restarvi integrandosi nel tessuto cittadino. Sono qui quest’oggi per incoraggiare l’impegno non facile di voi Amministratori al servizio di questa singolare Metropoli; per condividere le attese e le speranze degli abitanti ed ascoltarne le preoccupazioni e i problemi di cui voi vi fate responsabili interpreti in questo Palazzo, che costituisce il naturale e dinamico centro dei progetti che fervono nel “cantiere” della Roma del terzo millennio”.
Così come affermato dal sindaco Alemanno, nel suo indirizzo di saluto, Roma “deve continuare ad essere faro di vita e di libertà, di civiltà morale e di sviluppo sostenibile, promosso nel rispetto della dignità di ogni essere umano e della sua fede religiosa”. Affinché questo accada, “la Chiesa cattolica, come sempre, non farà mancare il suo attivo sostegno ad ogni iniziativa culturale e sociale rivolta a promuovere il bene autentico di ogni persona e della Città nel suo insieme”.
Quindi, il Benedetto XVI ha sottolineato che Roma è sempre stata una “città accogliente”, ma oggi sia la Capitale che l’Italia “si trova ad affrontare inedite sfide culturali, sociali ed economiche, a causa delle profonde trasformazioni e dei numerosi cambiamenti sopravvenuti in questi ultimi decenni. Roma si è andata popolando di gente che proviene da altre nazioni e appartiene a culture e tradizioni religiose diverse, ed in conseguenza di ciò, ha ormai il volto di una Metropoli multietnica e multireligiosa, nella quale talvolta l’integrazione è faticosa e complessa. Da parte della comunità cattolica – ha assicurato il Papa – non verrà mai meno un convinto apporto per trovare modalità sempre più adatte alla tutela dei diritti fondamentali della persona nel rispetto della legalità. Sono anch’io persuaso, come Ella, Signor Sindaco, ha affermato, che, attingendo nuova linfa alle radici della sua storia plasmata dal diritto antico e dalla fede cristiana, Roma saprà trovare la forza per esigere da tutti il rispetto delle regole della convivenza civile e respingere ogni forma di intolleranza e discriminazione”.
Riferendosi agli ultimi, drammatici, episodi di violenza che la cronaca quasi quotidiana riporta, il Papa ha osservato come essi siano “manifestazione di un disagio profondo” e “il segno di una vera povertà spirituale che affligge il cuore dell’uomo contemporaneo”. Per questo “nell’era post-moderna Roma deve riappropriarsi della sua anima più profonda, delle sue radici civili e cristiane, se vuole farsi promotrice di un nuovo umanesimo che ponga al centro la questione dell’uomo riconosciuto nella sua piena realtà. Il cristianesimo è portatore di un luminoso messaggio sulla verità dell’uomo, e la Chiesa, che di tale messaggio è depositaria, è consapevole della propria responsabilità nei confronti della cultura contemporanea”.
Come Vescovo della città, il Papa ha quindi accennato alla crisi economica e ai disagi che provoca. In merito ha richiamato l’amministrazione comunale ad uno “sforzo concorde” insieme alle altre Istituzioni “per venire incontro a quanti vivono nella povertà. La Comunità cristiana, attraverso le parrocchie e altre strutture caritative – ha quindi ricordato il Santo Padre – è già impegnata a sostenere quotidianamente tante famiglie che faticano a mantenere un dignitoso tenore di vita e, come già avvenuto recentemente, è pronta a collaborare con le autorità preposte al perseguimento del bene comune”.
L’ultimo pensiero alle famiglie, ai bambini e alla gioventù, il pensiero “di un anziano Pontefice che guarda fiducioso ai giovani e per essi prega ogni giorno”. “Le famiglie, la gioventù – ha detto Benedetto XVI – possono sperare in un avvenire migliore nella misura in cui l’individualismo lascerà spazio a sentimenti di fraterna collaborazione fra tutte le componenti della società civile e della comunità cristiana”. Infine, il Papa ha invocato la benedizione della Madonna su tutti i consiglieri e il loro lavoro. “Possiate sempre essere tutti concordi al servizio di questa amata Città, nella quale il Signore mi ha chiamato a svolgere il ministero episcopale. Su ciascuno di voi invoco di cuore l’abbondanza delle benedizioni divine e per tutti assicuro un ricordo nella preghiera”. (aise)


