ZACCHERA (AN-PDL) ALL’INDOMANI DELL’ULTIMO CONGRESSO DI AN: NASCE IL PARTITO DEGLI ITALIANI

ROMA\ aise\ – “Si è chiuso poche ore fa l’ultimo congresso di An, debbo dire senza il pathos e l’atmosfera di Fiuggi, alla sua fondazione di 14 anni fa, ma comunque con una certa commozione. Allora si era preoccupati del futuro, ma coscienti di affrontare una traversata insidiosa per portare la Destra alla guida del Paese, mentre oggi la scelta del PdL è ormai logica, scontata, nell’ordine delle cose”.
Sono i commenti a caldo riportati ieri, 22 marzo, dall’on. Marco Zacchera, vicepresidente del Comitato per gli italiani all’estero della Camera e già responsabile Esteri di An, nella sua consueta newsletter settimanale de “Il Punto”. “Mi è piaciuto Fini, sulle cui opinioni o comportamenti a volte non mi ero ultimamente ritrovato”, spiega Zacchera, per il quale stavolta il presidente della Camera “è stato capace di motivare un discorso rigoroso, logico, programmatico e soprattutto politico. Niente retorica e molta concretezza, delineando le sfide del prossimo decennio: in un’Italia che sarà sempre più multirazziale, multireligiosa ed interetnica dobbiamo preparare risposte e soluzioni concrete se vogliamo vincere questa sfida epocale, ma con risposte che siano coerenti ai valori forti dei nostri temi di sempre comprendendo la necessità di saper dialogare con tutti”.
Per Marco Zacchera quella del PdL è “una scelta che deve essere fatta pensando al futuro, con unità di idee e di principi fondati sulla dignità della persona, ma partito che deve nascere con regole chiare, unitario ma pluralista nella sua interezza, in una “etica repubblicana dei doveri”. Un PdL che deve quindi crescere non alimentando la paura del “diverso”, ma con il consenso dovuto a chi dimostra di avere le idee chiare su come affrontare i problemi epocali di un mondo che cambierà sempre più velocemente, sia dal punto di vista economico che sociale e religioso”.
“Se i nostri padri politici dovevano fare i conti con il loro passato”, spiega il deputato, “noi siamo chiamati a preparare l’Italia di domani e ciò che è cresciuto prima nel Msi e poi in An trova ora in un’area politica più vasta non solo la sua più completa legittimazione, ma la possibilità di tradurre in pratica idee e programmi. Fin qui le tesi di Gianfranco Fini che ha la statura del leader e credo guardi già al di là dei confini del PdL”. “Se il congresso è stata poi anche una bella occasione per rivedere tanti amici”, aggiunge Zacchera, “resta però una preoccupazione che bene ha sottolineato Roberto Menia nel suo applaudito intervento: i metodi di selezione e della scelta della classe dirigente. Il rischio”, secondo il rappresentate di An, “è che il PdL sia domani gestito da una mega-struttura interna che lo immobilizzi, ma dall’altra che sia soggetto ad un eccessivo egocentrismo del Cavaliere che ama troppo gli “yes man”, che a loro volta possano poi portare avanti in periferia persone di poco valore, ma agganciate a logiche di potere”.
Anche Marco Zacchera, dunque, “come Menia”, vorrebbe “essere un deputato eletto e non nominato” e per questo chiede “che nel PdL vi siano quindi regole trasparenti dove elettori, iscritti e dirigenti abbiano una investitura dal basso, perché cresca chi effettivamente vale. Ma nella politica italiana ci sarà mai spazio per la qualità, la serietà e la trasparenza? “, si chiede, concludendo. “Già da venerdì, con il congresso di fondazione del PdL, ascolteremo le prime risposte e, mi auguro, vedremo anche le prime scelte di questa nuovo, grande Partito degli Italiani”. (aise)