“MICHELANGELO ANTONIONI: THE ITALIAN TREASURE”: ALLA NATIONAL GALLERY OF ART DI WASHINGTON LA RETROSPETTIVA COMPLETA DEL MAESTRO FERRARESE
WASHINGTON\ aise\ – 9 Luglio 2008 – Sarà un luogo prestigioso come la National Gallery of Art di Washington DC ad ospitare, dal 19 luglio al 24 agosto, la rassegna “Michelangelo Antonioni: The Italian Treasure”, che presenterà al pubblico della capitale Usa l’opera completa del grande regista ferrarese contenente tutti i film e i documentari da lui realizzati. La retrospettiva, ospitata nel Large Auditorium dell’East Building Concourse del museo, è stata realizzata dalla responsabile del Dipartimento Cinema della National Gallery, Margaret Parsons, in collaborazione con la Cineteca Nazionale, il British Film Institute, l’Istituto Italiano di Cultura di Washington DC e Rai International. Ad introdurre la rassegna sul regista italiano scomparso l’anno scorso sarà Luca Verdone con la proiezione del suo documentario “Michelangelo Antonioni: le immagini e il tempo”, prodotto da Rai International.
Michelangelo Antonioni (1912-2007), il “consumato modernista che ha convertito il linguaggio del cinema nelle forme contemporanee, è stato definito dalla critica come “il più moderno e controverso artista della sua generazione”. Antonioni ha iniziato la sua attività come critico, per poi passare alla sceneggiature, collaborando con i più grandi registi del Neorealismo. Nel 1950 ha diretto il suo primo lavoro, “Cronica di un amore”, opera personalissima in cui descrive la crisi di una coppia, rappresentativa di certa società borghese contemporanea. Dirige poi altri film di valore, ma è a metà degli anni Cinquanta che mostra al mondo il suo stile e la sua espressione artistica con “Il grido”, in cui concentra l’attenzione sull’individuo, sulle sue crisi esistenziali, sul suo vivere in una società che sente estranea. Dopo una breve parentesi teatrale, nel 1960 torna al cinema con una celeberrima tetralogia: “L’avventura”, che nell’ottobre 1960 sarà sequestrato per qualche giorno dalla magistratura per oscenità, “La notte”, “L’eclisse” e il suo primo film a colori “Il deserto rosso”, tutti interpretati da Monica Vitti, sua compagna per diverso tempo, dove seziona compiutamente la tematica dell’alienazione e dell’incomunicabilità, grandi mali dell’uomo del Novecento, in autentici capolavori nei quali l’universalità del discorso intrapreso si fonde alla perfezione col rigore stilistico e la grande tecnica. Sempre diviso tra l’Italia e la sua umanità senza confini, ha diretto diverse produzioni all’estero, annoverate oggi tra i suoi maggiori capolavori: “Blow-up”, in cui il suo pessimismo angoscioso si trasforma nel totale rifiuto della realtà in cui l’uomo vive; “Zabriskie Point”, una feroce critica alla società dei consumi; e “Professione: reporter”, opera interessante dal punto di vista narrativo e straordinaria da quello figurativo col lungo e celebre piano sequenza finale, affronta l’impenetrabilità della realtà attraverso un repentino cambio di identità del protagonista.
Torna in Italia con “Identificazione di una donna”, ma al termine della lavorazione del film è colpito da un ictus che lo priva quasi completamente dell’uso della parola. Sempre assistito dalla moglie Enrica Fico, sposata nel 1985, Antonioni non si ferma. E con l’aiuto di Wim Wenders, suo grande ammiratore, realizza nel 1995 lo straordinario “Al di là delle nuvole”, dove traduce in immagini alcuni racconti del suo libro “Quel bowling sul Tevere”. Firma anche l’episodio “Il filo pericoloso delle cose”, inserito assieme ad altri due – firmati da Wong Kar Wai e Steven Soderbergh – nel film “Eros” del 2004. Muore il 30 luglio 2007 nella sua casa romana, assistito dalla moglie, nello stesso giorno della scomparsa del regista svedese Ingmar Bergman. (aise)/tr>



