BERLUSCONI AD ONNA (AQ) PER IL 25 APRILE: TEMPI MATURI PERCHÉ LA FESTA DELLA LIBERAZIONE POSSA DIVENTARE LA FESTA DELLA LIBERTÀ

L’AQUILA\ aise\ – Onna, il piccolo comune aquilano divenuto simbolo del sisma del 6 aprile scorso che nel 1944 fu vittima di una brutale aggressione tedesca, il 25 aprile scorso è stato teatro della commemorazione della Festa della Liberazione cui ha partecipato tra gli altri il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il leader del Pd Franceschini e quello dell’Udc Casini.
Nel 1944, 17 cittadini furono rinchiusi in una casa e fatti esplodere dalle SS: un drammatico evento che ha indotto il governo tedesco a impegnarsi in prima linea per la ricostruzione del Paese, quasi a voler saldare il debito storico e a creare un nuovo legame con l’Abruzzo, non più tragico, ma solidale. La neve sulle montagne e le case crollate hanno fatto da sfondo alla celebrazione di ieri. Sono stati gli anziani partigiani della Brigata Maiella, decorata con la medaglia d’oro, ad annodare il loro fazzoletto tricolore al Presidente del Consiglio, dando così avvio alla cerimonia nel giardino della villa Comunale dove si trova il monumento di acciaio ai 17 caduti del 1944, i martiri di Onna in ricordo dei quali è stata posta una lapide che recita “Ricordare per costruire la pace”.
Nel suo discorso, Berlusconi ha rilevato come il 25 aprile sia “una festa che è insieme, un onore ed un impegno. Un onore: di commemorare una terribile strage perpetrata proprio qui nel giugno del 1944 quando, i nazisti massacrarono per rappresaglia 17 cittadini di Onna, e poi fecero saltare con l’esplosivo la casa nella quale si trovavano i corpi di quelle vittime innocenti. Un impegno: che ci deve animare è quello di non dimenticare ciò che è accaduto qui e di ricordare gli orrori dei totalitarismi e della soppressione della “libertà”".
Dopo aver ricordato la “leggendaria Brigata Maiella”, Berlusconi ha osservato che “la gran parte degli italiani di oggi non ha provato cosa significa la privazione della libertà” e che “solo i più anziani hanno un ricordo diretto del totalitarismo, dell’occupazione straniera, della guerra per la liberazione della nostra Patria. Per molti di noi è un ricordo legato alle nostre famiglie, ai nostri genitori, ai nostri nonni, molti dei quali furono protagonisti o anche vittime di quei giorni drammatici”. Quanto ai suoi ricordi diretti, il Premier ha confidato che quegli anni sono stati “il ricordo di anni di lontananza da mio padre, costretto ad espatriare per non essere arrestato, è il ricordo dei sacrifici di mia madre, che da sola dovette mantenere una famiglia numerosa in quegli anni difficili”. Tutti sono cresciuti con il ricordo “di una generazione di italiani che non esitò a scegliere la libertà. Anche a rischio della propria sicurezza, anche a rischio della propria vita”. Dunque l’Italia ha “un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita, negli anni più belli, per riscattare l’onore della patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido, indispensabile valore che è la libertà”. A questi sentimenti, ha aggiunto, si aggiunge “gratitudine verso tutti quegli altri ragazzi, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti paesi alleati, che versarono il loro sangue nella campagna d’Italia. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani avrebbe rischiato di essere vano. E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta”.
“Questo – ha precisato Berlusconi – non significa naturalmente neutralità o indifferenza. Tutti gli italiani liberi sono dalla parte di chi ha combattuto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per l’onore della nostra Patria”. Per il Premier discutere sulla Resistenza non può che “essere un bene” perché essa è “uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà”. Ma, ha aggiunto, “una nazione libera non ha bisogno di miti” q e quindi “come per il Risorgimento, occorre ricordare anche le pagine oscure della guerra civile, anche quelle nelle quali chi combatteva dalla parte giusta ha commesso degli errori, si è assunto delle colpe. È – ha sottolineato – un esercizio di verità, è un esercizio di onestà, un esercizio che rende ancora più gloriosa la storia di coloro che invece hanno combattuto dalla parte giusta con abnegazione e con coraggio”.
Per questo è importante ricordare anche quelli che combatterono nell’esercito del Sud, i martiri “come Salvo “, i militari internati in Germania, gli italiani che nascosero ebrei ricercati, la Chiesa che “fece la sua parte con vero coraggio”, e i giovani ebrei della Brigata ebraica che “imbracciarono le armi e lottarono per la libertà”.
“In quel momento – ha osservato il Presidente del Consiglio – tanti italiani di fedi diverse, di diverse culture, di diverse estrazioni si unirono per seguire lo stesso grande sogno, quello della libertà” tra i loro meriti quello di “accantonare le differenze, anche le più profonde, per combattere insieme. I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà. Fu nella stesura della Costituzione che la saggezza dei leader politici di allora, De Gasperi e Togliatti, Ruini e Terracini, Nenni, Pacciardi e Parri, riuscì ad incanalare verso un unico obiettivo le profonde divaricazioni di partenza”.
“Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale “comune” della nazione”, dunque “oggi, 64 anni dopo il 25 aprile 1945 e a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario”. Un compito che chiama a raccolta “tutti, quale che sia l’appartenenza politica”. In questo senso, il 25 aprile è “occasione per riflettere sul passato, ma anche per riflettere sul presente e sull’avvenire dell’Italia” nella consapevolezza che “siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà, e possa togliere a questa ricorrenza il carattere di contrapposizione che la cultura rivoluzionaria le ha dato e che ancora “divide” piuttosto che “unire”. Lo dico con grande serenità, senza alcuna intenzione polemica”.
Alle sfide del passato, raccolte da grandi uomini e statisti che nel dopoguerra presero in mano le redini della Nazione, si contrappongono oggi le “sfide dei giovani” prima fra tutte quella di “difendere la libertà conquistata dai loro padri e ampliarla sempre di più, consapevoli come sono che senza libertà non vi può essere né pace, né giustizia, né benessere”. Sfide “planetarie”, come la “lotta contro il terrorismo, contro l’integralismo fanatico e liberticida, contro il razzismo, perché la libertà, la dignità e la pace sono un diritto di ogni essere umano, “ovunque” nel mondo”, che vedono l’Italia impegnata al fianco di altri Paesi. Quindi, Berlusconi ha ricordato “i soldati italiani impegnati nelle missioni di pace all’estero, e in particolare tutti quelli che sono caduti nell’espletare questa nobile missione”. Tornando all’oggi, il Presidente del Consiglio ha rilevato come la tragedia che ha colpito l’Abruzzo ha di nuovo dimostrato che “di fronte all’emergenza e alla tragedia, gli italiani hanno saputo unirsi. Guardando ai tanti italiani che si sono impegnati qui nell’opera di soccorso e di ricostruzione mi sento orgoglioso, ancora una volta, ancora di più, di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese. Oggi – ha sottolineato – Onna è per noi il simbolo della nostra Italia. Il terremoto che l’ha distrutta ci ricorda i giorni in cui fu l’invasore a distruggerla. Riedificarla vorrà dire ripetere il gesto della sua rinascita dopo la violenza nazista. Ed è proprio nei confronti degli eroi di allora e di oggi che noi tutti abbiamo una grande responsabilità: quella di mettere da parte ogni polemica, di guardare all’interesse della nazione, di tutelare il grande patrimonio di libertà che abbiamo ereditato dai nostri padri. Abbiamo, tutti insieme, la responsabilità e il dovere di costruire per tutti un futuro di prosperità, di sicurezza, di pace, e di libertà. Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Viva il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani, che amano la libertà e vogliono restare liberi! Viva il 25 aprile la festa della riconquistata libertà!”. (aise)