IL PRESIDENTE NAPOLITANO NEL 64° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE: Occasione di ricordo e di omaggio per tutte le componenti del riscatto patriottico e civile italiano

ROMA\ aise\ – “La celebrazione del 25 aprile deve diventare finalmente – voglio ribadirlo nel modo più netto – occasione di ricordo, di riconoscimento, di omaggio per tutte le componenti di quel grande moto di riscatto patriottico e civile che culminò nella riconquista della libertà e dell’indipendenza del nostro Paese: per tutte le sue componenti, viste e onorate nella loro unitarietà. Parlo della componente rappresentata dalla lotta, dalle azioni di guerra e di guerriglia, delle formazioni partigiane. Parlo della componente rappresentata dal tributo di solidarietà e di sacrificio delle popolazioni nelle regioni occupate. E parlo della componente rappresentata dalle prove di dignità, di volontà combattiva e di eroismo dei nostri militari. Se nel passato quest’ultima componente è rimasta in ombra, a ciò si sta già da anni ponendo riparo, valorizzando fatti ed episodi di grande significato”.
È stato questo il senso della presenza il 25 aprile al Sacrario di Mignano Monte Lungo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione delle celebrazioni della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista e della riunificazione d’Italia.
Prendendo la parola di fronte al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e numerose autorità politiche, civili e militari, ai reduci e al presidente dell’Associazione Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate, Napolitano ha voluto insistere: “il contributo dei militari al moto della Resistenza è racchiuso nelle cifre degli 87mila caduti nella guerra di Liberazione, caduti combattendo nelle stesse formazioni partigiane e soprattutto nelle unità del rinato Esercito italiano operanti in guerra insieme con le Forze Alleate”. Come nella battaglia di Monte Lungo, appunto, dove l’8 dicembre 1943 si tenne “il battesimo di sangue del rinato Esercito italiano”.
Quella battaglia, ha ricordato il capo dello Stato, “fu segnata da splendidi successi e poi da contrattacchi tedeschi e conseguenti ripiegamenti, che costarono 47 morti, 102 feriti e 151 dispersi. Otto giorni dopo, la seconda battaglia e la conquista di Monte Lungo, in piena integrazione con i reparti Alleati”, che anche il generale Clark, comandante della V Armata americana, volle allora sottolineare: “questa azione”, disse, “dimostra la determinazione dei soldati italiani a liberare il loro Paese dalla dominazione tedesca, determinazione che può servire come esempio ai popoli oppressi d’Europa”, a testimonianza, ha ribadito Napolitano, dello “straordinario valore militare, morale e politico per l’Italia e per il suo futuro, della battaglia di Monte Lungo”.
“Si aprì così la strada al passaggio dal I° Raggruppamento alla nascita, il 18 aprile 1944, del Corpo italiano di Liberazione”, ha proseguito il presidente della Repubblica, “cui sarebbero infine succeduti i sei Gruppi di combattimento, che avrebbero annoverato quasi 50mila uomini. Questa cifra e quelle dei militari colpiti – solo tra il settembre 1943 e il settembre 1944, 470 caduti, 1195 feriti e 175 dispersi – danno la misura anche quantitativa del contributo offerto dal rinato Esercito italiano alla guerra di Liberazione”.
Per Giorgio Napolitano appaiono dunque “davvero molto sommari certi discorsi sulla limitatezza della partecipazione alla Resistenza in tutte le sue espressioni. L’Italia visse, con l’8 settembre 1943 e nel periodo successivo, in cui rimase tagliata in due e intimamente divisa, una tragedia nazionale, da cui seppe risorgere come Paese libero e democratico, animata da valori di pace, di lavoro, di solidarietà e di giustizia, che trovarono la loro magistrale e duratura espressione nella Costituzione repubblicana”.
Come già lo scorso anno a Genova, anche stavolta il capo dello Stato ha ammonito “che a nessun caduto, di qualsiasi parte, e ai famigliari che ne hanno sofferto la perdita, si può negare rispetto: rispetto e pietà che debbono accomunare tutti come già scrisse e previde con belle parole un grande scrittore italiano, Cesare Pavese”. “E nella Costituzione”, ha aggiunto, “possono riconoscersi tutti, “anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-45, quanti ne hanno una diversa memoria per sofferta esperienza personale o per giudizi acquisiti”. Questa è la base per una rinnovata unità nazionale, non più segnata da vecchie, fatali e radicali contrapposizioni”.
Tuttavia Napolitano ha voluto concludere “ribadendo il valore, per l’Italia, per la patria, della scelta che fecero tutti coloro che si schierarono e batterono per la liberazione del nostro Paese dall’oppressione nazifascista. Tra essi in primissimo piano i militari che restarono fedeli al giuramento prestato, in doverosa obbedienza alle direttive del Re come Capo dello Stato e del governo legittimo e, secondo un fondamentale principio di continuità dello Stato italiano, presero il loro posto nella guerra di Liberazione”.
“In questo spirito”, il presidente Napolitano ha indirizzato “un messaggio di forte apprezzamento e vicinanza alle nostre Forze Armate, che assolvono i compiti loro assegnati dalla Carta Costituzionale con alto senso del dovere e ammirevole, moderna preparazione, e che si distinguono nella partecipazione a importanti missioni internazionali, per la pace, la stabilità, il progresso in diverse, critiche zone del mondo. L’Italia può contare sui nostri militari e su tutti i cittadini, per quella mobilitazione consapevole che oggi si impone al fine di superare la grave crisi attuale, perché ne scaturisca una società più dinamica, più aperta e più giusta”, ha infine concluso. (aise)