BENEDETTO XVI IN ABRUZZO VISITA L’AQUILA E INCONTRA GLI SFOLLATI DI ONNA: Tutta la Chiesa vi e vicina fin dal primo momento

L’AQUILA\ aise\ – È stato il giorno di Benedetto XVI quello di oggi, 28 aprile, in Abruzzo. Un giorno di pioggia battente che però non ha impedito al Papa di visitare le rovine de L’Aquila e di Onna provocate dal terremoto che dallo scorso 6 aprile ha ucciso 296 persone e, soprattutto, di incontrare gli sfollati che sotto le macerie hanno perso i loro cari o, nella migliore delle ipotesi, solo le loro cose. Tutti, comunque, hanno perso il senso di sicurezza che di solito danno le mura domestiche. Persone fiere e dignitose, è stato detto da più parti, che oggi sono state visitate da un Pontefice colpito e commosso, che ha pregato con loro per i loro morti, ma soprattutto per il futuro di tutti.
Prima tappa è stata Onna. “Sono venuto di persona in questa vostra terra splendida e ferita, che sta vivendo giorni di grande dolore e precarietà, per esprimervi nel modo più diretto la mia cordiale vicinanza. Vi sono stato accanto fin dal primo momento”, ha assicurato il Santo Padre, quasi a voler rispondere a quanti hanno annotato la sua assenza ai funerali di stato. “Ora sono qui, tra voi: vorrei abbracciarvi con affetto uno ad uno. La Chiesa tutta – ha aggiunto – è qui con me, accanto alle vostre sofferenze, partecipe del vostro dolore per la perdita di familiari ed amici, desiderosa di aiutarvi nel ricostruire case, chiese, aziende crollate o gravemente danneggiate dal sisma”. Come altri prima di lui anche Papa Benedetto ah detto di aver “ammirato e ammiro il coraggio, la dignità e la fede con cui avete affrontato anche questa dura prova, manifestando grande volontà di non cedere alle avversità. Non è infatti il primo terremoto che la vostra regione conosce, ed ora, come in passato, non vi siete arresi; non vi siete persi d’animo. C’è in voi una forza d’animo che suscita speranza. Molto significativo, al riguardo, è un detto caro ai vostri anziani: “Ci sono ancora tanti giorni dietro il Gran Sasso”. Se fosse stato possibile, avrei desiderato recarmi in ogni paese e in ogni quartiere, venire in tutte le tendopoli e incontrare tutti”.
Come Gesù consolò i discepoli di Emmaus che afflitti se ne tornavano a casa – pagina proposta domenica scorsa dalla Liturgia – così il Papa ha detto che “la mia povera presenza tra voi vuole essere un segno tangibile del fatto che il Signore crocifisso vive; che è con noi, che è realmente risorto e non ci dimentica, e non vi abbandona; non lascerà inascoltate le vostre domande circa il futuro, non è sordo al grido preoccupato di tante famiglie che hanno perso tutto: case, risparmi, lavoro e a volte anche vite umane. Certo, la sua risposta concreta passa attraverso la nostra solidarietà, che non può limitarsi all’emergenza iniziale, ma deve diventare un progetto stabile e concreto nel tempo. Incoraggio tutti, istituzioni e imprese, affinché questa città e questa terra risorgano”.
Quanto ai defunti – 296 le morti accertate – il Papa ha ribadito che “essi sono vivi in Dio e attendono da voi una testimonianza di coraggio e di speranza. Attendono di veder rinascere questa loro terra, che deve tornare ad ornarsi di case e di chiese, belle e solide. È proprio in nome di questi fratelli e sorelle che ci si deve impegnare nuovamente a vivere facendo ricorso a ciò che non muore e che il terremoto non ha distrutto e non può distruggere: l’amore. L’amore rimane anche al di là del guado di questa nostra precaria esistenza terrena, perché l’Amore vero è Dio. Chi ama vince, in Dio, la morte e sa di non perdere coloro che ha amato”.
Giunto a L’Aquila, il Santo padre ha visitato la Basilica di Collemaggio dove ha venerato l’urna di Papa Celestino V, deponendovi come omaggio il Pallio che Gli è stato imposto nella celebrazione di inizio del Pontificato, quindi, accompagnato dai Vigili del Fuoco, si è recato di fronte alle macerie della Casa dello Studente de L’Aquila dove ha incontrato un gruppo di studenti per raggiungere, subito dopo, la cittadella delle istituzioni a Coppito.
Qui ha incontrato, per un breve saluto, i Sindaci e i Parroci dei Comuni più colpiti dal sisma. A fare gli onori di casa il Presidente della Regione, Gianni Chiodi che ha ringraziato il papa per il suo “pellegrinaggio” che “trasforma questo giorno in una giornata speciale per gli abruzzesi e per tutti coloro che in questa tragica circostanza si sono sentiti tutti un po’ aquilani”.
“Santità – ha aggiunto Chiodi – ha voluto visitare “in pellegrinaggio” le nostre rovine, per essere vicino al nostro dolore. E noi, da popolo fiero quale siamo, siamo pronti a stringerci intorno a lei per consegnarle le nostre intenzioni e la nostra disponibilità istituzionale nello stile che la Protezione civile, il Governo e tutte le istituzioni e i volontari hanno dimostrato sin dai primi istanti della tragedia. Vogliamo, Santità, ripartire dal ricomporre le nostre famiglie, ridare serenità ai nostri figli”.
“Come classe politica, che qui rappresento, siamo costretti a fare fronte comune. Al di là del colore e delle ideologie di partito, ci impegniamo davanti a Lei, Santità, e davanti agli abruzzesi che ci ascoltano per il bene comune del nostro territorio, come già stiamo cercando di fare”.
“Da una parte – ha assicurato il Governatore dell’Abruzzo – faremo quanto possibile e ci compete, dall’altra ci aiuti Santità, anche tramite i suoi rappresentati diocesani che saluto, a credere sempre in Dio, ad affidarci a lui, ringraziandolo per quello che ci ha lasciato e per tutto ciò ci aiuterà a ricostruire. Ricostruiremo la città dell’Aquila con le case, ma anche i negozi e le chiese. Ricostruiremo i paesi con i loro centri storici. Ma soprattutto ci aiuti, Santità, anche da lontano a ricostruire i nostri valori, i nostri principi, le nostre tradizioni. Il nostro compito di politici non sarà facile”. “Rimettere in piedi gli edifici sarà già di per sé una operazione complessa. Più difficoltoso – ha osservato Chiodi – sarà far ripartire la voglia di vivere e la speranza, il tessuto socio economico e il tessuto morale, far risorgere il concetto di lavoro al servizio dell’uomo, la voglia di intraprendere affrontando di nuovo i rischi, liberando la creatività del popolo aquilano e abruzzese. A lei, Padre Santo chiediamo di continuare ad essere con noi, vicino a noi, col suo pensiero, con le sue preghiere. L’Abruzzo, terra di Celestino, di santi e di tanti onesti lavoratori, confida in Dio affinché la terra finalmente si stabilizzi e – ha concluso – ci consenta di risorgere come popolo e come città”.
Nel suo intervento, Benedetto XVI ha prima ringraziato tutti per l’accoglienza e per quanto si sta facendo sul territorio: “a ciascuno vorrei far giungere una speciale parola di apprezzamento. Grazie di ciò che avete fatto e soprattutto dell’amore con cui l’avete fatto. Grazie dell’esempio che avete dato. Andate avanti uniti e ben coordinati, così che si possano attuare quanto prima soluzioni efficaci per chi oggi vive nelle tendopoli. Lo auguro di cuore, e prego per questo”.
“Ho nel cuore tutte le vittime di questa catastrofe: bambini, giovani, adulti, anziani, sia abruzzesi che di altre regioni d’Italia o anche di nazioni diverse”, ha ribadito il Santo Padre. “Assai toccante è stato per me pregare davanti alla Casa dello studente, dove non poche giovani vite sono state stroncate dalla violenza del sisma. Attraversando la città – ha proseguito – mi sono reso ancor più conto di quanto gravi siano state le conseguenze del terremoto. Eccomi ora qui, in questa Piazza su cui s’affaccia la Scuola della Guardia di Finanza, che praticamente sin dal primo momento funziona come quartiere generale di tutta l’opera di soccorso. Questo luogo, consacrato dalla preghiera e dal pianto per le vittime, costituisce come il simbolo della vostra volontà tenace di non cedere allo scoraggiamento. “Nec recisa recedit”: il motto del Corpo della Guardia di Finanza, che possiamo ammirare sulla facciata della struttura, sembra bene esprimere quella che il Sindaco ha definito la ferma intenzione di ricostruire la città con la costanza caratteristica di voi abruzzesi”.
“La mia visita in mezzo a voi, da me desiderata sin dal primo momento, vuole essere un segno della mia vicinanza a ciascuno di voi e della fraterna solidarietà di tutta la Chiesa. In effetti – ha sottolineato il Papa – come comunità cristiana, costituiamo un solo corpo spirituale, e se una parte soffre, tutte le altre parti soffrono con lei; e se una parte si sforza di risollevarsi, tutte partecipano al suo sforzo”. Di nuovo, il Santo padre ha sottolineato “il valore e l’importanza della solidarietà, che, sebbene si manifesti particolarmente in momenti di crisi, è come un fuoco nascosto sotto la cenere. La solidarietà è un sentimento altamente civico e cristiano e misura la maturità di una società. Essa in pratica si manifesta nell’opera di soccorso, ma non è solo una efficiente macchina organizzativa: c’è un’anima, c’è una passione, che deriva proprio dalla grande storia civile e cristiana del nostro popolo, sia che avvenga nelle forme istituzionali, sia nel volontariato. Ed anche a questo, oggi, voglio rendere omaggio”.
“Il tragico evento del terremoto – ha proseguito – invita la Comunità civile e la Chiesa ad una profonda riflessione. Come cristiani dobbiamo chiederci: “Che cosa vuole dirci il Signore attraverso questo triste evento?”. Abbiamo vissuto la Pasqua confrontandoci con questo trauma, interrogando la Parola di Dio e ricevendo dalla crocifissione e dalla resurrezione del Signore nuova luce. Abbiamo celebrato la morte e la risurrezione di Cristo portando nella mente e nel cuore il vostro dolore, pregando perché non venisse meno nelle persone colpite la fiducia in Dio e la speranza. Ma anche come Comunità civile occorre fare un serio esame di coscienza, affinché il livello delle responsabilità, in ogni momento, mai venga meno. A questa condizione, L’Aquila, anche se ferita, potrà tornare a volare”. (aise)