I PROBLEMI INTERNAZIONALI AL CENTRO DELLA GIORNATA DI COLLOQUI DEL MINISTRO DEGLI ESTERI FRATTINI A WASHINGTON
WASHINGTON\ aise\ – I problemi internazionali sono stati al centro della giornata di colloqui che il ministro degli esteri Franco Frattini ha avuto ieri, giovedì 7 maggio, a Washington, dove ha incontrato il segretario di stato Hillary Clinton, l’inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell, il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick, i ministri degli esteri di Afghanistan e Pakistan, il senatore John Kerry (presidente della Commissione Esteri). “Da questa serie di incontri – ha detto Frattini – mi attendo un riconoscimento positivo per il ruolo dell’Italia nel Medio Oriente come principale amico di Israele in Europa e nello stesso tempo amico dei palestinesi e degli arabi. E come il paese che sta organizzando una iniziativa concreta per dare a Pakistan e Afghanistan una prospettiva di futuro”.
Il ministro degli Esteri ha inoltre parlato alla comunità italo-americana e alla conferenza dell’American Jewish Committee. Nel discorso che ha pronunciato a Capitol Hill durante una conferenza, dal titolo “Italy in the global outlook”, organizzata dalla Niaf, la principale organizzazione italoamericana, vi è stato un accenno anche all’accordo tra Fiat e Chrysler. “L’Italia è orgogliosa dell’accordo – ha affermato Frattini – che testimonia gli eccellenti risultati ottenuti dall’industria italiana in un settore molto importante come l’industria automobilistica. Grazie a questo accordo l’industria automobilistica italiana potrà avere anche l’accesso al mercato americano: le spider Alfa Romeo, diventate così famose grazie al film “Il Laureato”, torneranno sulle strade americane”.
“L’operazione rientra – ha sottolineato il ministro – negli sforzi comuni che Italia e Stati Uniti stanno facendo per uscire dalla crisi ed usarla come opportunità per rivitalizzare le nostre economie. È il completamento di un trend di progressiva integrazione industriale tra i nostri due paesi, che ha portato già ad importanti investimenti delle principali compagnie italiane negli Stati Uniti: Eni, Enel, Pirelli, Finmeccanica, Fincantieri, Lottomatica, Benetton, Beretta, Barilla, per menzionarne alcune”.
Frattini si è poi soffermato sulla strage di civili avvenuta in Afghanistan alcuni giorni fa: “La soluzione alla questione afghana non può essere solo militare”. “La comunità internazionale – ha sottolineato – deve concentrarsi sempre di più sugli aspetti civili della crisi e moltiplicare i suoi sforzi per la costruzione delle istituzioni e per la ripresa economica. Le autorità e il popolo afghani devono essere incoraggiati ad assumersi più grandi responsabilità. La questione afghana ponga un insieme di test: un test per la lotta al terrorismo, per la credibilità della Nato, per la relazione transatlantica, per un coinvolgimento costruttivo dell’Iran, per una cooperazione fruttuosa con la Russia, per la stabilizzazione del Pakistan e dell’intera regione, per un ruolo globale dell’Unione Europea”.
“L’Italia – ha aggiunto – punta a disegnarsi un ruolo internazionale più dinamico, con una visione più globale che superi una visione meramente regionale per mantenere e rafforzare la nostra posizione tra le potenze che contano. Pur senza cedere ad irrealistiche ambizioni l’Italia del 21mo secolo deve tuttavia adottare una visione globale del suo ruolo internazionale”.
Per il titolare della Farnesina, il nostro paese ha superato la “dimensione da Guerra Fredda”: “Fino a qualche anno fa l’Italia aveva fondamentalmente una missione regionale in materia di politica estera, la sua sfera d’azione era principalmente definita dalla comunità euratlantica, dai Balcani e la riva meridionale del Mediterraneo”.
“Punti di riferimento che rimangono sempre validi – ha continuato – però in un mondo globalizzato la dimensione regionale non è più sufficiente a qualificare la nostra missione internazionale. C’è bisogno – ha concluso – di una politica estera che sia allo stesso tempo attiva ed intraprendente, capace di definire le priorità di un paese per prevenire crisi e proteggere i nostri interessi nazionali, per competere effettivamente a livello economico e politico”.
Poco prima dei vari incontri istituzionali Frattini aveva dichiarato che “l’Italia appoggia la nuova linea americana di apertura nei confronti di Cuba, e come amico storico degli Stati Uniti lavora per ulteriori passi in avanti”. “L’Italia ha radici storiche importanti nei Paesi latino-americani – ha detto Frattini – Per questo noi possiamo insistere perché il regime cubano evolva verso più democrazia e maggior riconoscimento dei diritti delle opposizioni. Nello stesso tempo, essendo un amico storico degli Usa, cercheremo di indurli a ulteriori passi in avanti sulla via di un possibile dialogo. Credo che se Cuba affronterà la strada di un nuovo corso verso la democrazia l’Europa dovrà dare dei segnali. E l’Italia vuole dare dei segnali. Vi sono ovviamente delle condizioni politiche: rispetto dei diritti delle minoranze, delle opposizioni, dei diritti umani”.
Il ministro degli Esteri a Washington ha incontrato il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, per mettere a punto una “strategia globale” anticrisi che, in vista del prossimo G8, tenga conto anche dei problemi dei Paesi in via di sviluppo.
Accompagnato dall’ambasciatore italiano, Giovanni Castellaneta, Frattini si è intrattenuto a colloquio con Zoellick nella sede della Banca Mondiale “per preparare insieme – ha detto – una strategia per lo sviluppo dei Paesi più poveri”. “L’Italia, come presidente del G8, vuole una strategia globale – ha proseguito – che valorizzi le potenzialità pubbliche e private per affrontare la crisi, e organismi come la Banca Mondiale possono dare un contributo determinante a non dimenticarsi, per esempio, dell’Africa, del problema della sicurezza alimentare e della povertà”.
Nel discorso che il ministro ha tenuto all’American Jewish Committee, ha ribadito che “l’amicizia con Israele e col suo popolo è un asse portante della politica estera dell’Italia”. Frattini, ospite d’onore alla conferenza dell’associazione ebraica, ha ricordato la decisione “chiara e non ambigua” dell’Italia di non partecipare alla Conferenza di Ginevra sul Razzismo rivelatasi una piattaforma per affermazioni anti-semitiche. “Su certe questioni fondamentali – ha detto – non siamo disposti ad accettare compromessi. I fatti hanno dimostrato che la scelta dell’Italia era stata la scelta giusta. L’Unione Europea deve imparare a parlare con una voce unica e senza accettare alcun compromesso”. Parlando del processo di pace in Medio Oriente Frattini ha detto che la nuova amministrazione Obama appare intenzionata ad avere “un impegno diretto e profondo” nei colloqui di pace. Inoltre, adesso che Usa e Europa appaiono essere sulla stessa lunghezza d’onda sulle prospettive politiche della regione, “l’Unione Europea ha la possibilità di giocare un ruolo attivo, in particolare l’Italia, nel rilancio del processo di pace”. Sul ruolo dell’Iran, Frattini ha affermato che “è inaccettabile” che Teheran acquisisca ordigni nucleari ma che nello stesso tempo non c’è alternativa al tentativo di incoraggiare l’Iran “a giocare un ruolo positivo nella regione”.
Al termine del colloquio avuto con il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, Frattini ha dichiarato che “l’Italia sarà impegnata in Afghanistan con un ulteriore contingente di carabinieri per contribuire ad addestrare la polizia afghana. In Afghanistan vi è una stretta condivisione degli obiettivi tra il comando Nato e gli Stati Uniti. Il comando Nato, nel quale l’Italia si riconosce, opera già strettamente con il comando americano”. “L’Italia – ha concluso – manterrà la responsabilità della provincia di Herat in collaborazione con gli americani”. (aise)


