ROMA\ aise\ – Il bimillenario della morte di Augusto, che ricorre in quest’anno 2014, è un evento che sul Palatino verrà celebrato con la dovuta rilevanza, considerata la presenza della casa di Augusto con il tempio di Apollo, del portico delle Danaidi, delle Biblioteche greca e latina, dell’Arco di Ottavio, della casa detta di Livia, solo per citare i monumenti più noti.

In questa ricorrenza si è ritenuto doveroso riordinare e riorganizzare il Museo riaperito con il nuovo allestimento dal 18 settembre. Il museo ha mantenuto l’impianto generale cronologico-topografico del precedente allestimento e lo stretto legame con i complessi monumentali esterni, per i quali continua ad esercitare una funzione di raccordo e a rappresentare il momento di sintesi della visita che si sviluppa sull’intero Palatino.

Lunghe e complesse sono state le vicende della creazione di questo piccolo, ma notevole Museo, che raccoglie i materiali del colle più importante di Roma, dove Romolo fondò la città e dove furono edificate le residenze degli imperatori. Centro del potere al punto che il termine originario della collina, Palatium, passò in seguito a indicare il Palazzo di rappresentanza per eccellenza, in quasi tutte le lingue europee. In effetti, solo dopo la metà del XIX secolo fu creata, ad opera dell’architetto Pietro Rosa, la prima raccolta museale del Palatino, allestita al piano terra di una piccola costruzione degli Orti Farnesiani, in seguito demolita. Questo ritardo si spiega con il fatto che fino ad allora, dal Rinascimento in poi, anche se il Palatino era stato teatro di ininterrotte attività di scavo, i ricchi materiali recuperati erano andati dispersi, a fini di vendita o di collezionismo.

La sistematica dispersione del ricchissimo materiale archeologico del Palatino, durata per secoli, causò un grave depauperamento non solo della storia artistica, ma anche della conoscenza di quello che fu il centro delle funzioni politiche di Roma antica.

Anche se bisognerà arrivare a Giacomo Boni, all’inizio del XX secolo, perché lo sterro indiscriminato sia sostituito dallo scavo stratigrafico condotto con tecniche scientifiche, il secolo XIX segna una fase finalmente nuova negli scavi del Palatino: nella seconda metà dell’Ottocento si realizzeranno infatti campagne esplorative estese e sistematiche, indirizzate soprattutto alla conoscenza della topografia.

La storia del Museo

Nel 1861, dopo l’acquisto degli Orti Farnesiani da parte di Francesco II di Borbone, ex re di Napoli, l’imperatore dei Francesi Napoleone III ne affidò le indagini a Pietro Rosa, allievo di Luigi Canina. Gli scavi, durati fino al 1870, furono i più importanti ed estesi fino ad allora condotti sul Palatino e, oltre ad aver fornito notevoli dati topografici e storici, permisero il recupero di numerosi materiali soprattutto scultorei, con i quali – tranne pochi pezzi spediti in Francia – fu allestito da Rosa il primo Museo.

In seguito all’estendersi degli scavi e alla demolizione del muro di cinta farnesiano verso il Foro, l’edificio che ospitava il Museo fu abbattuto nel 1882 e il materiale più importante fu trasferito in parte nel Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, che era stato di recente costruito, in parte lasciato sul posto e applicato da Rosa stesso – con una realizzazione suggestiva, ma assai discutibile – su pilastrini di muratura, collocati all’aperto, nei luoghi da cui i reperti provenivano. Tale soluzione però si rivelò presto inadeguata: i pilastrini si spogliarono progressivamente dei reperti, ad opera di amatori dei pezzi antichi, mentre i reperti in magazzino erravano da un deposito all’altro.

Passarono così parecchi decenni e mentre agli inizi del Novecento Giacomo Boni creò per il Foro l’Antiquario Forense, per il Palatino si dovette aspettare il progetto di Alfonso Bartoli, che tra il 1927 e il 1938 mise mano finalmente alla realizzazione di un Antiquario Palatino. Demolita la neogotica palazzina della ex villa Mills, per rimettere in vista le strutture del Palazzo Flavio, risparmiò, abbassandolo di un piano, il vicino convento ottocentesco delle monache della Visitazione per farne la sede del Museo. Per l’occasione Bartoli riuscì a recuperare, facendo intervenire nel 1936 l’allora ministro dell’Educazione nazionale, 36 delle 65 sculture del Palatino che erano state trasportate alle Terme di Diocleziano.

Durante il conflitto, per motivi di sicurezza, quasi tutti i materiali esposti furono imballati e trasferiti nei magazzini delle Terme. Dopo la guerra la situazione cambiò: il riordinamento del Museo, del 1952, escluse infatti l’uso del secondo piano, che avrebbe richiesto cifre considerevoli per essere reso agibile, e si destinarono all’esposizione solo le sale del piano rialzato, che rimase l’unico con funzione museale. Nel Museo furono esposti gli affreschi del Palatino che era stato necessario staccare dalle pareti originarie per impedirne la rovina.

Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso furono intrapresi, sotto la direzione di Gianfilippo Carettoni e Laura Fabbrini, nuovi lavori di sistemazione dei materiali di scavo che si erano accumulati senza ordine nelle sale, e di ristrutturazione dell’edificio, dove negli ultimi anni si erano aggiunti gravi problemi di statica.

Si arrivò addirittura a pensare di demolire la costruzione, sostituendola con una nuova e più funzionale: l’ipotesi fu scartata per motivi ambientali ed estetici. Pertanto l’ex Convento fu confermato come sede stabile del Museo, dopo che il restauro ne aveva assicurata la stabilità e i materiali furono sistemati secondo un più preciso ordine cronologico.

Alla metà degli anni Settanta ci fu una parziale riorganizzazione di alcuni ambienti dove furono per la prima volta esposte le lastre fittili dipinte provenienti dagli scavi di Carettoni alla casa di Augusto. In seguito, dopo il 1976, con l’avvento del nuovo soprintendente Adriano La Regina, si avviò un programma generale di riorganizzazione di tutti i musei della Soprintendenza, destinati a formare un nuovo, più organico sistema museale romano, costituito da nuclei espositivi tematici differenziati, localizzati in sedi diverse, in parte nuove.

Finalmente, nel 1997 il nuovo Museo Palatino, uno dei nuclei del nuovo sistema del Museo Nazionale Romano, fu riaperto al pubblico con un allestimento più organico e completo e da allora ha svolto la funzione di una struttura museale effettiva.

Purtroppo, nonostante l’annessione del piano interrato, lo spazio museale è rimasto insufficiente per un discorso completo, che rendesse comprensibile al pubblico la storia di un’area importante e complessa come il Palatino.

Per risolvere il delicato problema della mancanza di spazio, la soluzione migliore è apparsa quella di estendere la struttura museale a tutto il colle, in modo da rendere – come è giusto che sia – lo stesso intero colle un grande museo di se stesso. A tal fine si è idealmente suddiviso il colle in 8 settori individuati, per quanto possibile, in base a criteri cronologici e topografici: 1. Zona arcaica; 2. Complesso Augusteo; 3. Domus Tiberiana; 4. Palazzo Flavio; 5. Pendici meridionali verso via dei Cerchi; 6. Pendici orientali ed ex Vigna Barberini; 7. Pendici verso il Foro, S. Maria Antiqua; 8. Orti Farnesiani.

Il nuovo Museo

Per il Bimillenario, il piano interrato è stato restaurato e ampliato con l’annessione di un ambiente. Dopo una breve introduzione generale, verrà sviluppato un itinerario palatino dalle origini all’età repubblicana: si illustrerano sinteticamente le prime fasi di vita del colle e la fondazione della città di Romolo. Lo spazio allestitivo dell’ambiente è stato incrementato con la chiusura della zona di scavo aperta: un piano trasparente su cui poter camminare lascerà in vista le sottostanti strutture rimesse in luce dagli scavi, relative a fasi diverse del palazzo imperiale (augustea-giulio claudia, neroniana e flavia). Con la loro presenza questi resti, differenti per tecnica costruttiva ed orientamento, rendono più facilmente comprensibile il discorso sulle trasformazioni del palazzo imperiale.

Verranno anche introdotti, didatticamente, il tema delle domus patrizie che si concentrarono numerose sul Palatino alla fine dell’età repubblicana e quello relativo agli aspetti religiosi del periodo, collegati all’edificazione dei grandi templi sorti in quest’epoca sul colle.

Conclusa l’esposizione delle prime fasi di vita del Palatino, gli altri due ambienti sono destinati a preparare il pubblico, attraverso un moderno apparato didattico, alla visita del piano superiore. In una prima sala dedicata ad Augusto un film lo vedrà protagonista della sua storia; vi si aggiunge una dettagliata pannellistica che illustrerà il complesso architettonico della casa, dominata dal tempio di Apollo. Un apparato multimediale consentirà di comprendere gli sviluppi sul Palatino dall’età augustea fino alla tarda antichità.Preparato in questo modo a comprendere meglio i temi illustrati e i materiali esposti nel primo piano del Museo, il visitatore potrà apprezzare appieno i reperti, inseriti nel loro contesto storico, architettonico, ideologico.

Gli allestimenti saranno strettamente collegati alla visita del complesso augusteo, compresa la casa di Livia, nel quale viene predisposto un percorso espositivo che consente di allargare il discorso museale nei luoghi stessi dove visse e operò il primo imperatore.

Diversamente dalle scelte apparentemente modeste e sobrie di Augusto, i successivi imperatori giulio-claudi Tiberio, Caligola e Claudio, realizzarono sul Palatino progetti architettonici rilevanti. L’allestimento nel Museo culmina con i materiali provenienti dal grandioso palazzo flavio, un’architettura che testimonia l’affermazione della volontà di potere assoluto da parte di Domiziano. Ancor più che con Nerone, infatti, fu con i Flavi che il Palatino cambiò completamente aspetto, con l’edificazione della loro enorme residenza. Utilizzando un linguaggio quasi sempre classico e idealizzato, essi ci ricordano non solo che il Palatium era il centro del potere, ma anche che l’imperatore era dominus ac deus, e che il culto imperiale doveva essere la base di questo potere. Non è privo di significato il fatto che anche dopo il trasporto della sede imperiale a Costantinopoli, il Palatino rimarrà residenza e sede di rappresentanza anche per gli imperatori d’Oriente.

Infine, nella grande galleria della scultura ideale il filo conduttore sarà la statuaria, che permetterà di delineare, attraverso l’esposizione di opere di livello altissimo, il gusto formale e la concezione artistica della cultura ufficiale nei diversi periodi dell’impero, condotta su alcuni originali greci e sulla ricca produzione di copie di età romana.

L’auspicio è che il Museo, così riorganizzato, possa essere una struttura adeguata a spiegare il ruolo storico e artistico che il Palatino esercita da sempre nella cultura mondiale. (aise)

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