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ROMA\ aise\ – La Gran Bretagna sarà il primo paese ad utilizzare la clausola di recessoprevista dal Trattato di Lisbona. In vigore dal 2009 – i trattati precedenti non prevedevano la possibilità di uscire dall’Ue – la clausola è contenuta nell’articolo 50 che regola il “meccanismo di recesso volontario e unilaterale” di un paese dall’Unione.
L’articolo, in particolare, prevede che “il paese dell’UE che decide di recedere, deve notificare tale intenzione al Consiglio europeo, il quale presenta i suoi orientamenti per la conclusione di un accordo volto a definire le modalità del recesso di tale paese”.
Questo accordo “è concluso a nome dell’Unione europea (UE) dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo”.
I trattati Ue “cessano di essere applicabili al paese interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o due anni dopo la notifica del recesso” anche se “il Consiglio può decidere di prolungare tale termine”.
“Qualsiasi Stato uscito dall’Unione può chiedere di aderirvi nuovamente, presentando una nuova procedura di adesione”.
L’articolo, quindi, spiega cosa fare e come, ma è abbastanza “largo” sui tempi: il futuro premier britannico potrà inviare la notifica al Consiglio Ue da qui a due anni. Nell’ipotesi irreale che venga lasciato scadere questo termine, la Gran Bretagna sarebbe comunque fuori dall’Unione.
È tuttavia chiaro che i tempi saranno stretti: lo ha chiesto la politica – il Ministro Gentiloni stamattina ha ribadito due volte che “uscire significa appunto “uscire”. Certamente la Gran Bretagna resterà un Paese amico e alleato nella Nato, ma la decisione di uscire è stata presa e bisogna darvi seguito” prima possibile perché l’incertezza non fa bene a nessuno – lo chiederanno i mercati. (aise) 

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