Washington DC, 28 ottobre 2016 – Cinquant’anni fa, tra il 4 e il 5 novembre del 1966, l’esondazione dell’Arno causò l’alluvione di Firenze. La devastazione era ovunque, nelle strade, nei palazzi, nelle chiese, nei monumenti, nei capolavori e soprattutto nelle vite e nei cuori di coloro che erano stati colpiti. Per ricordare l’alluvione l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura di Washington DC, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di New York, la New York University, la National Gallery of Art, Friends of Florence e Rai Teche hanno organizzato un evento e una mostra all’Ambasciata d’Italia in concomitanza con un simposio alla New York University – Washington DC con la partecipazione del sindaco di Firenze Dario Nardella.

Ricordare però non deve essere fine a se stesso, è fondamentale che implichi imparare da ciò che è avvenuto. Con l’interesse per il patrimonio culturale dell’umanità come stimolo, i due eventi hanno avuto un comune denominatore: inviare un messaggio alle giovani generazioni. Qualsiasi sia la causa della distruzione, sia essa di origine naturale o umana, il risultato sarà sempre e solo lo stesso: distruzione. “Dobbiamo assicurarci che il flusso costante della storia non venga interrotto,” ha detto l’Ambasciatore d’Italia Armando Varricchio parlando alla platea alla New York University, “in Italia si trova buona parte del patrimonio culturale mondiale e ciò è un privilegio, ma anche un onere. Con questo patrimonio ci è stata affidata anche la responsabilità di proteggerlo e di mantenerlo vivo per i nostri figli e le generazioni future.” Questo è il motivo del titolo del simposio Protecting Cultural Heritage in an Uncertain Time.

Il patrimonio culturale è sempre più in pericolo a causa delle distruzioni intenzionali o di danni accidentali nei contesti di guerra o terrorismo e a causa del traffico d’arte illecito. I partecipanti al simposio hanno approfondito il tema della ricerca dei metodi migliori per documentare e preservare gli artefatti e i siti che sono patrimonio culturale a rischio. Hanno inoltre discusso della fattibilità, della volontà e dell’etica della ricostruzione di beni culturali distrutti; delle strategie per il controllo del traffico d’arte illecito e di come la tecnologia possa contribuire a trovare delle soluzioni.

La toccante mostra, che si può visitare previo appuntamento all’Ambasciata d’Italia fino al 14 novembre, è stata allestita grazie alle fotografie del professor Joe Blaustein il quale, durante l’alluvione, era in visita a Firenze e ha così potuto registrare attraverso i suoi scatti quei drammatici giorni.

“Il patrimonio culturale non appartiene meramente al passato, è invece il mezzo migliore per dare sicurezza al vostro futuro,” ha enfatizzato l’Ambasciatore Armando Varricchio, “i giovani di oggi hanno una grande responsabilità e un grande privilegio.”

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