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ROMA\ aise\ – Negli ultimi tre mesi “il Parlamento ha rotto quell’incantesimo che sembrava bloccarlo allo stallo”.

Lo ha detto, parlando alle Camere, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante le comunicazioni in vista del Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Ue in programma domani e dopodomani, sottolineando la “differenza tra il clima che si respirava in Ue e nel rapporto tra Italia e Ue a dicembre e quello di oggi”.

“L’elezione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è l’elemento più simbolico che dimostra che c’è un Parlamento nelle condizioni di operare le scelte necessarie, poi ognuno può valutare se le scelte le condivide o meno”. Quello che è cambiato in questi mesi, a giudizio di Renzi, e che sta portando ai segni di ripresa economica, è “non tanto il clima di fiducia dell’Italia, quanto la possibilità dell’Italia di incidere sulla politica europea e la possibilità della politica di incidere sulla situazione italiana. L’idea che finalmente la politica possa fare la sua parte per cambiare le cose. Sta accadendo con le riforme, ma anche per l’Italia in Europa”.
Parlando del semestre di presidenza europea dell’Italia, il premier ha detto che “mente sapendo di mentire chi dice che i 4 fattori di novità nella politica economica europea non dipendono da noi: 4 su 5 derivano dalla capacità della politica italiana di cambiare la politica europea. Non si può negare che il semestre di presidenza della Ue, con il cambiamento del vocabolario da rigore e austerity a crescita e riforme, ha consentito di creare un clima nel quale si è potuto finalmente voltare pagina”.
Poi quanto avvenuto in Italia: “alla legge di stabilità sono seguite la riforma costituzionale e la legge elettorale, l’avvio dei lavori in Commissione al Senato della riforma della P.a., la responsabilità dei magistrati, il jobs act. L’idea che in questi tre mesi comunque il Parlamento italiano ha rotto l’incantesimo bloccato sullo stallo. Con la riduzione del peso fiscale sulle aziende, con l’incentivo ad assumere a tempo indeterminato” unito al Jobs Act, stanno arrivando “i primi segnali di ripresa che possono essere valorizzati e a tutti i costi inseriti in una scelta ancora più forte di politica economica europea. C’è stato un oggettivo cambio di clima e cambio di passo”.
Il presidente del Consiglio ribadisce l’impossibilità di fermarsi con le riforme: “il percorso delle riforme partito con questa legislatura sembrava difficile, la legislatura sembrava partita con più problemi che difficoltà e ai più sembrava si sarebbe chiusa senza passi in avanti”.
A proposito della Libia, il premier ha sottolineato come l’Italia abbia avuto il merito di aver “tolto la Libia dall’ultima fila dei dossier europei per dargli valore e importanza, perché questo dossier non riguarda solo l’immigrazione in Italia, argomento sensibile per noi e i nostri elettorati, visto che in Libia si gioca una partita che va oltre l’immigrazione”.
“L’emergere delle milizie che fanno riferimento all’Isis” dimostra che “o la comunità internazionale mette sul tavolo di lavoro la questione estremismo legata all’Africa o avrà comunque uno sguardo miope”, ha spiegato Renzi, sottolineando che “l’Africa è un luogo che ha scarsa centralità nel dibattito internazionale”, per questo l’Italia vuole “recuperare quel ruolo di anello di congiunzione” tra Europa e Africa per “restituire centralità alla politica estera italiana”.
A proposito di politica energetica, Renzi ha evidenziato come “fin dal primo appuntamento di presentazione del Consiglio europeo, questo governo sottolineò la necessità per il nostro Paese non soltanto di investire nelle tradizionali dorsali di investimento energetico, ma anche di mettere al centro del nostro impegno e della nostra attività la relazione con l’Africa; dunque, la relazione con nuovi mercati e nuovi hub della produzione di gas e di petrolio, inserendolo in una cornice di scommessa maggiore da parte del nostro livello continentale sulle interconnessioni interne”.
Il Senato ha votato a favore della risoluzione di maggioranza che approva le comunicazioni del presidente del Consiglio. I sì sono stati 151, 71 i no e 38 gli astenuti. Ora, Renzi è alla Camera. (aise)

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