terrasanta L’INVITO A PERES E MAHMOUD ABBAS: VENITE IN VATICANO A PREGARE PER LA PACE

 

ROMA\ aise\ – “La “soluzione di due Stati” diventi realtà e non rimanga un sogno”. Da Tel Aviv, ieri mattina Papa Francesco ha rilanciato l’appello alla pace tra Israele e Palestina. Un viaggio intenso, quello del Pontefice in Terra Santa: arrivato sabato, Papa Francesco ha iniziato la sua tre-giorni in Giordania, per poi arrivare a Betlemme – ieri – per la celebrazione della Santa Messa nella Chiesa della Natività, e proseguire per Tel Aviv e Gerusalemme.

Tre messe in tre giorni: sempre il Papa ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le religioni, la condanna per chi risponde con la violenza alla violenza, l’auspicio di una soluzione che metta pace nella terra che ha dato i natali a Gesù. Un auspicio che è diventato un invito ad andare in Vaticano a Peres e Mahmoud Abbas per “pregare insieme” per la pace.

“Gerusalemme – ha detto Papa Francesco – significa “città della pace”. Così la vuole Dio e così desiderano che sia tutti gli uomini di buona volontà. Ma purtroppo questa città è ancora tormentata dalle conseguenze di lunghi conflitti. Tutti noi sappiamo quanto sia urgente la necessità della pace, non solo per Israele, ma anche per tutta la regione”.

“Si moltiplichino perciò gli sforzi e le energie allo scopo di giungere ad una composizione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze”, ha esortato il Papa. “In unione con tutti gli uomini di buona volontà, supplico quanti sono investiti di responsabilità a non lasciare nulla di intentato per la ricerca di soluzioni eque alle complesse difficoltà, così che Israeliani e Palestinesi possano vivere in pace. Bisogna intraprendere sempre con coraggio e senza stancarsi la via del dialogo, della riconciliazione e della pace. Non ce n’è un’altra”. Quindi, Papa Francesco ha rinnovato l’appello che, ha ricordato, “da questo luogo rivolse Benedetto XVI: sia universalmente riconosciuto che lo Stato d’Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. La “soluzione di due Stati” diventi realtà e non rimanga un sogno”.

Quindi, l’invito ai due Presidenti: “desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente (Peres – ndr), e al Signor Presidente Mahmoud Abbas, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera, invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera. Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla; e tutti, specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli, abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera”. “Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento”, ha aggiunto il Santo Padre. “Tutti gli uomini e le donne di questa terra e del mondo intero, ci chiedono di portare davanti a Dio l’ardente aspirazione alla pace”. Quindi, congedandosi, il Papa ha pregato “che la pace e la prosperità scendano in abbondanza su Israele”.

Nel pomeriggio il Papa ha incontrato a Gerusalemme il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo con cui ha firmato una dichiarazione congiunta in cui si ribadisce l’impegno di cattolici ed ortodossi a continuar il cammino “verso l’unità dei cristiani”.

Tappa imprescindibile anche la preghiera al Muro del Pianto dove Francesco, così come i suoi predecessori, ha lasciato la sua preghiera in un biglietto incastrato nel muro.

Uno dei momenti principali di oggi, terza giornata del Papa in Terra Santa, è stata la visita allo Yad Vashem, il monumento alla memoria dell’Olocausto. Dopo aver percorso a piedi il perimetro del Mausoleo, il Papa è entrato nella Sala della Rimembranza, dove ha deposto una corona di fiori e salutato alcuni sopravvissuti. Il rientro a Roma è previsto nella serata di oggi. (aise) 

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