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ROMA\ aise\ – È stato eletto Maurizio Macrì, ovvero Mauricio Macri per dirla all’argentina, che è il nipote (figlio del fratello) dell’indimenticato, e indimenticabile, Vice Segretario del CGIE Antonio Macri. Quante volte ci siamo beccati con Antonio, al CGIE e sulla stampa di emigrazione. Ma, anche se ci divertivamo a polemizzare, lo facevamo però sempre nel massimo rispetto reciproco e ci volevamo bene. E così, una volta che andai a Buenos Aires, mi fece conoscere quel suo giovane nipote, del quale era molto orgoglioso, che era appena diventato presidente del Boca Juniors”. Questi i ricordi che Gian Luigi Ferretti affida alle pagine de “L’italiano”, quotidiano edito a Buenos Aires.
“Oggi, se il nipote di Antonio è Presidente della Repubblica Argentina, lo deve all’influenza che su di lui ha avuto lo zio che gli ha trasmesso l’italianità. Sì, anche il suo contendente, Daniel Scioli, è italiano, ma lo ha penalizzato l’affare Colombo.
Chissà se la signora Kirchner si rende conto di quanto le sia costato quello che forse lei considerava semplicemente uno dei suoi tanti capricci.
Avere preteso a tutti i costi lo sfratto del monumento a Colombo dalla piazza dove stava, perché il suo amico Chavez glielo aveva suggerito, è stato uno schiaffo intollerabile alla grande e potente comunità italiana.
Il risultato è che per la prima volta gli italiani si sono schierati apertamente e lo hanno fatto a favore di Macri che perlomeno aveva tentato di opporsi e, in ogni caso, aveva evitato che la statua venisse portata via da Buenos Aires. Non a caso si è schierato apertamente anche il MAIE che, elezione dopo elezione, ha dimostrato di essere l’espressione politica della comunità. Forse l’immagine che più ha illustrato questo impegno italiano è la fotografia di Cristiano Rattazzi, Presidente di FIAT Argentina, seduto al tavolo di una sezione elettorale in periferia come rappresentante di lista per Macri.
Finora si tramandava una maledizione, che peraltro ha funzionato anche questa volta: nessun governatore della Provincia di Buenos Aires potrà mai diventare presidente, perché il palazzo di governo è costruito su un vecchio cimitero indio. Da oggi dunque c’è da tenere conto anche della “maledizione di Colombo” che si è abbattuta sul kirchnerismo.
Il monumento a Colombo era il simbolo di una visione “europea” e la competizione è stata fra chi voleva conservare l’Argentina come un’isola “europea” in Sud America, con valori europei e cultura europea e chi voleva allontanarla dall’Europa per integrarla in una visione sudamericana. Via Colombo perché simbolo di una diversità nei confronti del neopopulismo autarchico ed isolazionista del Venezuela, dell’Ecuador e della Bolivia.
A questo ha detto no la maggioranza degli argentini, che ha rifiutato anche un’interpretazione muscolosa ed esclusiva del potere in democrazia, coma ha detto no all’assistenzialismo di Stato. E ha detto sì a Macri ed alle sue promesse di misure che favoriscano investimenti esteri”. (aise) 

 

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