IO FIGLIO DI EMIGRATI DIVENTATO SINDACO E DEPUTATO IN LUSSEMBURGO - di Roberto Traversini

ROMA\ aise\ – Roberto Traversini è diventato sindaco di Differdange – in Lussemburgo – dopo otto anni in consiglio comunale. È il primo deputato nato all’estero e da genitori non lussemburghesi. Queste le sue riflessioni, rilanciate dal servizio Marchigiani all’estero della regione.
“La mia storia forse può essere considerata singolare. Mio padre è arrivato in Lussemburgo nel 1956 perché in Italia non c’era lavoro.
Restava qui otto o nove mesi all’anno. Poi, in inverno, rientrava nel suo Paese di origine. Non era una situazione semplice per la nostra famiglia. Mia mamma e mio fratello avrebbero voluto stare sempre con mio padre. E il loro più grande desiderio era di poter vivere con lui in Lussemburgo. Solo che non era possibile perché in quel periodo la legge non lo permetteva. Quando hanno provato comunque a seguirlo la polizia li ha messi sul treno e li ha fatti rientrare in Italia.
Per fortuna, nel 1963 – proprio il mio anno di nascita – la legge venne modificata. Da allora diventò possibile per un lavoratore portare l’intera famiglia in Lussemburgo.
Io sono nato a Cantiano, nelle Marche. E nel 1965, quando avevo due anni, abbiamo finalmente potuto raggiungere mio padre in Lussemburgo. I primi tempi non sono stati per niente facili.
Gli italiani non erano accettati bene. Negli anni ’60 e ’70, quando io ero bambino, molti genitori lussemburghesi non volevano che i loro figli giocassero con me. Non tutti i genitori erano così, ma ce n’erano tanti. Mi ricordo ad esempio di feste di compleanno dove tutti i miei compagni di scuola erano invitati tranne me. O di un mio vicino di casa che aveva una pista elettrica per le macchinine. E io ero il solo a non essere mai invitato a giocare con loro. Sapevo che tutti i miei compagni si divertivano in casa sua. E quando li vedevo entrare lì mi veniva da piangere. Però devo anche aggiungere che, allo stesso tempo, tanti mi hanno anche aiutato.
Quando si parla di immigrazione e integrazione, è spesso e dappertutto la stessa storia: serve del tempo. E le cose, effettivamente, sono migliorate piano piano. Di fronte a qualcosa di sconosciuto si prova sempre un po’ di paura. Credo che sia una reazione naturale. Ma se si fa lo sforzo di imparare a conoscere l’altro questi timori passano.
Sinceramente, penso che oggi in Lussemburgo l’integrazione degli italiani possa essere considerata come perfettamente riuscita. Nessuno qui fa più una differenza tra italiani e lussemburghesi. E io sono diventato il primo sindaco e deputato a non essere nato qui”. (aise) 

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