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ROMA\ aise\ – Più che una cerimonia, una “occasione per auspicare insieme uno slancio nuovo e coraggioso per questo amato Continente”. Così Papa Francesco che questa mattina nellaSala Regia in Vaticano ha ricevuto il Premio Carlo Magno che viene assegnato ogni anno a chi si distingue per impegno in favore della pace e dell’integrazione in Europa.
Dopo gli interventi dei presidenti del Parlamento europeo, Martin Shultz, del Consiglio Europeo,Donald Tusk, e della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Papa ha svolto un lungo intervento in cui ha auspicato un nuovo umanesimo europeo.
A pochi giorni dalla Giornata dell’Europa, il 9 maggio, il Papa ha citato Elie Wiesel che, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, “diceva che oggi è capitale realizzare una “trasfusione di memoria”. È necessario “fare memoria”, prendere un po’ di distanza dal presente per ascoltare la voce dei nostri antenati” perché “la memoria non solo ci permetterà di non commettere gli stessi errori del passato, ma ci darà accesso a quelle acquisizioni che hanno aiutato i nostri popoli ad attraversare positivamente gli incroci storici che andavano incontrando”.
I Padri fondatori dell’Europa, ha ricordato ancora il Papa, “seppero cercare strade alternative, innovative in un contesto segnato dalle ferite della guerra. Essi ebbero l’audacia non solo di sognare l’idea di Europa, ma osarono trasformare radicalmente i modelli che provocavano soltanto violenza e distruzione. Osarono cercare soluzioni multilaterali ai problemi che poco a poco diventavano comuni”.
Citato Robert Schuman – L’Europa non si farà in un colpo solo, né attraverso una costruzione d’insieme; essa si farà attraverso realizzazioni concrete, creanti anzitutto una solidarietà di fatto – Francesco ha esortato le istituzioni europee ad “affrontare con coraggio il complesso quadro multipolare dei nostri giorni, accettando con determinazione la sfida di “aggiornare” l’idea di Europa. Un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare”.
La “Capacità di integrare” significa che “siamo invitati a promuovere un’integrazione che trova nella solidarietà il modo in cui fare le cose, il modo in cui costruire la storia. Una solidarietà – ha ammonito il Papa – che non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come generazione di opportunità perché tutti gli abitanti delle nostre città – e di tante altre città – possano sviluppare la loro vita con dignità. Il tempo ci sta insegnando che non basta il solo inserimento geografico delle persone, ma la sfida è una forte integrazione culturale”.
“Capacità di dialogo” vuol dire “promuovere una cultura del dialogo cercando con ogni mezzo di aprire istanze affinché questo sia possibile e ci permetta di ricostruire il tessuto sociale” così da “permetterci di guardare lo straniero, il migrante, l’appartenente a un’altra cultura come un soggetto da ascoltare, considerato e apprezzato”. Questa “cultura del dialogo dovrebbe essere inserita in tutti i curriculi scolastici come asse trasversale delle discipline”, ha osservato il Papa: “armiamo la nostra gente con la cultura del dialogo e dell’incontro!”.
L’Europa deve avere anche “Capacità di generare”: i giovani “non sono il futuro dei nostri popoli, sono il presente; sono quelli che già oggi con i loro sogni, con la loro vita stanno forgiando lo spirito europeo. Non possiamo pensare il domani senza offrire loro una reale partecipazione come agenti di cambiamento e di trasformazione. Non possiamo immaginare l’Europa senza renderli partecipi e protagonisti di questo sogno”.
“Ultimamente – ha proseguito Papa Francesco – ho riflettuto su questo aspetto e mi sono chiesto: come possiamo fare partecipi i nostri giovani di questa costruzione quando li priviamo di lavoro; di lavori degni che permettano loro di svilupparsi per mezzo delle loro mani, della loro intelligenza e delle loro energie? Come pretendiamo di riconoscere ad essi il valore di protagonisti, quando gli indici di disoccupazione e sottoccupazione di milioni di giovani europei sono in aumento? Come evitare di perdere i nostri giovani, che finiscono per andarsene altrove in cerca di ideali e senso di appartenenza perché qui, nella loro terra, non sappiamo offrire loro opportunità e valori? Se vogliamo pensare le nostre società in un modo diverso, abbiamo bisogno di creare posti di lavoro dignitoso e ben remunerato, specialmente per i nostri giovani. Ciò richiede la ricerca di nuovi modelli economici più inclusivi ed equi, non orientati al servizio di pochi, ma al beneficio della gente e della società. E questo ci chiede il passaggio da un’economia liquida a un’economia sociale” cioè da un’economia “che tende a favorire la corruzione come mezzo per ottenere profitti”, ad una “che garantisce l’accesso alla terra, al tetto per mezzo del lavoro come ambito in cui le persone e le comunità” possano mettersi in gioco. Solo la “vera inclusione” può dare un “futuro dignitoso” e “di pace” a tutti.
Quindi, il Papa ha sostenuto che “alla rinascita di un’Europa affaticata, ma ancora ricca di energie e di potenzialità, può e deve contribuire la Chiesa”. Ma “solo una Chiesa ricca di testimoni potrà ridare l’acqua pura del Vangelo alle radici dell’Europa”.
“Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita”, ha detto ancora il Papa. “Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto, bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile”.
“Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni. Sogno – ha concluso – un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia”. (aise) 

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