ROMA\ aise\ – Più di 200mila fedeli, 31 Capi di Stato, 6 sovrani regnanti, 3 Principi ereditari, 11 capi di Governo, 33 delegazioni di Chiese e confessioni cristiane, rappresentanti delle delegazioni ebraica, musulmana, buddista, sick, e jainista. Tutti loro hanno assistito oggi alla prima Messa di Papa Francesco a piazza San Pietro, in una Roma blindata fin dalle prime ore della mattina.

Francesco 180 i concelebranti del Santo Padre che, con i Patriarchi delle Chiese Orientali, prima della celebrazione è sceso al Sepolcro di San Pietro sotto la Basilica Vaticana per una breve preghiera. Risalito in Basilica, Papa Francesco si è unito alla processione dei cardinali concelebranti, che – preceduta dai diaconi che portano il Pallio pastorale, l’Anello del Pescatore e l’Evangeliario – ha raggiunto l’altare sul sagrato della Basilica.

Prima della Santa Messa hanno avuto luogo i riti specifici dell’inizio del pontificato: l’imposizione del Pallio da parte del Cardinale Protodiacono Jean-Louis Tauran, con una preghiera recitata dal Cardinale Protopresbitero Godfried Danneels; la consegna dell’Anello del Pescatore da parte del Cardinale Decano Angelo Sodano e l’obbedienza prestata al Santo Padre da sei Cardinali a nome di tutto il Collegio: per l’Ordine dei Vescovi i Cardinali Re e Bertone; per l’Ordine dei Presbiteri Meisner e Tomko; per l’Ordine dei Diaconi Martino e Marchisano.

Nella Festa di San Giuseppe, il Papa ha rivolto il suo primo pensiero al suo predecessore, Benedetto XVI, che ha seguito la celebrazione in tv da Castel Sant’Angelo: “ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza”, ha detto il Papa tra gli applausi dei fedeli.

Salutati “con affetto” tutti i presenti, il Papa ha richiamato il vangelo di Matteo su Giuseppe che, obbedendo al Signore, prende in sposa Maria impegnandosi a “custodirla”. Lo fece, ha sottolineato il Papa, “con discrezione, umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende”. Di Giuseppe, il Papa ha ricordato anche la “costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, la disponibilità al suo progetto, non tanto al proprio”. Dunque “Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà”. Ma, “la vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!”.

“E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna”, ha proseguito il Papa che rivolgendosi “a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà” li ha invitati ad essere “custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo!”.

“Per “custodire” – ha proseguito – dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza! E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!”.

Quanto all’inizio del ministero del nuovo Vescovo di Roma, Papa Francesco ha detto che essere “Successore di Pietro, comporta anche un potere. Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull’amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere – ha sottolineato – è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, chi è straniero, nudo, malato, in carcere. Solo chi serve con amore sa custodire!”. Quindi, ha ribadito, “custodendo il creato, ogni uomo ed ogni donna” di fatto “portano il calore della speranza”. Speranza che, “per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio”. (aise)

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