MONTEVIDEO\ aise\ – “Con il decreto che ridistribuisce l’assegnazione dei consiglieri del CGIE per Paese soltanto in base al numero degli iscritti all’AIRE, si completa il crescendo delle iniziative di una mente che non si può non definire “maniaca di purezza etnica” nei confronti delle comunità italiane all’estero”. Così l’editoriale, “anonimo”, pubblicato oggi in prima pagina daGente d’Italia, il quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia, che non lesina critiche – dall’Amministrazione ai parlamentari – legate al nuovo assetto che avrà il futuro Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
“Il percorso di distruzione si è iniziato con la delegittimazione degli oriundi, le cui associazioni non hanno più il diritto di essere registrate negli albi consolari se non possono dimostrare di avere almeno 25 soci italiani.
Ovviamente, se non sono registrate non possono indicare i candidati nomi alla cooptazione nei Comites: la logica di questa scelta sfugge a chiunque non abbia una mente superiore e puristica, come si diceva prima.
I cooptati, infatti, devono essere cittadini stranieri di origine italiana, non possono nemmeno essere doppi cittadini, ma secondo le circolari ministeriali i loro nomi devono essere indicati soltanto da associazioni con almeno 25 soci italiani.
Queste stesse associazioni sono anche le uniche ad avere la facoltà di mandare un rappresentante alle assemblee elettorali del CGIE, all’interno del quale, di nuovo, è possibile eleggere cittadini stranieri di origine italiana quando le delegazioni nazionali superano i due Consiglieri. Anche in questo caso valgono gli stessi commenti relativi ai cooptati.
Riportati in questo modo i meccanismi di partecipazione delle comunità allargate alla superiorità “etnica” dei cittadini italiani duri e puri sugli oriundi, i quali, secondo l’eminenza grigia della protezione della “razza italica” sarebbero imbastarditi e perciò non più degni di essere chiamati italiani, arriva il colpo finale.
Con la scusa del risparmio, il MAE si inventa una riforma del CGIE che, invece di modificarne poteri e funzioni per renderlo più adeguato alla completata piramide della rappresentanza degli italiani fuori d’Italia, taglia di un terzo il numero dei Consiglieri eletti all’estero e – per coprire le irrinunciabili spese d’acquisto del prosecco per i vin d’honneur di saluto ai diplomatici che cambiano sede o poco più – ne collega tassativamente le attribuzioni territoriali al numero di iscritti all’AIRE, rovesciando gli equilibri interni a favore dell’Europa.
E già, i Consiglieri europei costano meno, viaggiano in economica, al contrario di quelli che fanno lunghi viaggi intercontinentali, come stabilito per legge.
E allora la drastica diminuzione da 65 a 43 risulta così spalmata: Europa scende (si fa per dire) da 26 a 24, America Latina ne perde soltanto un terzo, calando da 21 a 14, ma la sua ridistribuzione è contraria a qualunque sensatezza, perché all’Argentina ne rimangono attribuiti 7, spariscono Colombia e Ecuador, si salva il Perù, ma il Brasile va da 4 a 3, il Venezuela dimagrisce da 3 a 1, Cile e Uruguay si dimezzano da 2 a 1.
Chi paga le spese di questa visione priva di alcuna possibile intelligenza geopolitica e di qualsiasi barlume di strategia di promozione del Sistema Italia, sono Messico e Centro America che, sparendo dalla faccia della terra, vengono retrocessi ad “espressione geografica” di risorgimentale memoria, nonché tre interi continenti: Africa che scende da 3 a 1, Australia, da 4 a 1, Nord America da 11 a 3.
Lo stesso principio dell’attribuzione per continente, qui citato per rispetto a quanto imposto dal decreto, è a sua volta errato, perché riflette le ripartizioni elettorali dei parlamentari degli italiani all’estero, mentre il CGIE rimane diviso in 3 commissioni continentali.
Rivisitiamole: Europa e Africa del Nord, da 26 + 1 a 24 + ½ (= la metà del Consigliere attribuito al Continente africano); America Latina da 21 + 1 (Messico e America Centrale) a 14 + 0; Paesi Anglofoni extraeuropei da 16 a 4 + ½ (l’altra metà del Consigliere attribuito al Continente africano), perché l’Australia va da 4 a 1, il Canada da 5 a 1, gli USA da 5 a 2 e il Sud Africa da 2 a 1, che è di fatto una metà dell’unico Consigliere a tutta l’Africa.
Tranne che per l’Argentina, gli oriundi sono stati buttati nella spazzatura, penalizzando pesantemente Stati Uniti, Brasile e lo stesso Uruguay. La cecità assoluta, che l’Italia pagherà a duro prezzo, si completa con l’umiliazione inferta a Paesi membri del G7, ad esempio gli Stati Uniti che, piaccia o no, ancora per qualche tempo saranno leader mondiali, e il Canada; e agli altri Paesi membri del G20, Australia, Brasile, Messico e Sud Africa.
Ai danni si aggiungono le beffe. Le più macroscopiche sono due.
La prima è il comunicato stampa dei Deputati PD eletti all’estero: Farina (Svizzera da 5 a 6 Consiglieri), Fedi (Australia da 4 a 1), Garavini (Germania, da 5 a 7), La Marca (Canada da 5 a 1), Porta (Brasile da 4 a 3), Tacconi (Svizzera), che, dopo un assordante silenzio durato mesi, con sporadicissime voci partiticamente corrette e qualche morbido distinguo, si riaffacciano a decreto già scritto ma non ancora firmato, caldeggiando la proposta del sottosegretario Giro che, guarda caso, migliorava la situazione di alcuni dei loro Paesi (Australia e Canada) blandamente ridimensionando Germania e Svizzera.
Tant’è, questi ultimi potevano certamente essere magnanimi, visto che alla Germania il decreto confermava comunque 7 Consiglieri e alla Svizzera 6, mentre gli altri potevano affermare di aver lottato per favorire i loro Paesi ma di esserne usciti sconfitti.
Sarà bene che i rispettivi elettorati se lo ricordino alle prossime politiche. Il più serio e il più sincero è come sempre l’on. Porta: il Brasile ne avrebbe avuti 3 in ogni caso.
L’altro comportamento che non si può definire accuratamente per non essere denunciati per diffamazione, è quello del segretario generale del CGIE che, in un momento di questa fondamentale importanza per tutte le comunità all’estero, si è “dimenticato” di convocare un’assemblea plenaria o almeno un Comitato di presidenza per andare a fare protesta permanente e rumorosa nei luoghi dove si decide, chiedendo di incontrare anche il Presidente della Repubblica per evitare questo scempio politico-economico, che si ritorcerà ampiamente contro l’Italia. Non solo, ma ha anche reinventato la realtà dichiarando che il Comitato di Presidenza aveva approvato la proposta Giro, mentre al contrario aveva votato a larga maggioranza una tabella in cui ogni Paese e ogni Commissione continentale avrebbero subito un taglio per quanto possibile pari ad un terzo dei Consiglieri assegnati sin dal primo mandato del CGIE, mantenendo un Consigliere per ognuno dei Paesi che ne avevano sempre avuto uno solo.
È interessante notare che gli estensori del decreto hanno tralasciato di inserire un dettaglio importante: il CGIE che si rinnova con una composizione formata da 24 eletti in Europa più 23 Consiglieri di nomina governativa, pari a 47 su un totale di 65, non può continuare a chiamarsi Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, ma deve essere ribattezzato Consiglio Generale degli Italiani in Europa, con generosa concessione di parola, ma non di più, alle minoranze provenienti dall’America latina e a quella spruzzata di canguri, caribù, puma e leoni che parlano strane variazioni di inglese.
Questo nuovo “animale” non potrà permettersi di discettare di emigrazione (tranne che per la Svizzera) perché sarà pressoché interamente formato da cittadini europei che vivono nella UE, senza problemi di circolazione, soggiorno, permesso di lavoro e quant’altro affligge i rapporti quotidiani di chi è veramente emigrato, legalmente o illegalmente, in altri Paesi, anche negli ultimi anni e viene glorificato con la definizione di “nuova emigrazione”.
Nuova sì, perché molto recente, ma causata dalle stesse ragioni di sempre e costretta a misurarsi con gli stessi problemi di sempre. Peccato che in questo nuovo Consiglio Generale degli Italiani in Europa non avranno alcuna voce in capitolo né quest’ultima emigrazione mondiale né quella tradizionale, i cui diritti acquisiti vengono erosi giorno dopo giorno.
A che serve questa ignobile operazione tranne che a creare 24 capibastone dei prossimi deputati e senatori eletti in Europa? E a togliersi dai piedi nelle altre ripartizioni eventuali avversari di alcuni parlamentari senza lode e senza costrutto?
Peccato che, se si mantiene il ritmo di approvazione delle riforme su cui viene messa la fiducia, votata in blocco proprio da chi vede con terrore lo scioglimento delle Camere e tutti a casa, alle prossime politiche sia i senatori che i deputati eletti all’estero saranno a loro volta spariti dalla faccia della terra, inghiotti con la stessa voracità con cui loro per primi hanno fagocitato i Paesi cui negano un contributo ufficiale, diverso e perciò arricchente, al dibattito sugli italiani “davvero” all’estero e al loro dialogo con l’Italia.
Senza un CGIE forte, i prossimi birilli a cadere saranno proprio i parlamentari eletti all’estero, poi i Comites si sfilacceranno nella mancanza di legittimità di un rinnovamento basato su ridicole percentuali di votanti. E l’Italia avrà perduto, senza speranza di recupero, la forza vera che le ha consentito di sopravvivere arrampicandosi sulle esportazioni promosse dall’italianizzazione di gusti, abitudini, stili di vita e linguaggio prodotta dalla rete degli italiani e italodiscendenti nel lontano estero”. (aise) 

 

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