letta(NoveColonne ATG) Roma – “Mettendo insieme le aspettative avute dalle parole di Letta abbiamo deciso, non senza un grande travaglio, di dare la fiducia al governo”. Silvio Berlusconi, nel giorno della fiducia all’esecutivo nell’aula del Senato, pronuncia queste parole realizzando un coup de theatre che salva senza bisogno di pallottolieri il governo Letta e, per molti, segna per il Cavaliere una sconfitta politica che spiana la strada a una maggioranza diversa. “L’Italia – ha aggiunto Berlusconi, che a Palazzo Madama ha preso la parola rompendo gli indugi di tutta la mattinata – ha bisogno di un governo”. “Non abbiamo deposto la speranza di pacificazione del Paese, la conserviamo ancora”. E così, dopo che Sandro Bondi in aula aveva tuonato contro il governo che “ha fallito sulla pacificazione” e che una riunione dei gruppi parlamentari del Pdl aveva deciso per il no unanime alla fiducia, Berlusconi ha spiazzato tutti accordando al governo una fiducia che a quel punto era chiaro Letta avrebbe ottenuto comunque, per via della lista dei 23 senatori Pdl che si erano detti disposti a dire sì a Letta. Alla fiducia ottenuta in Senato con 235 voti a favore e 70 contrari si è aggiunta poche ore dopo quella, mai in discussione, votata dall’aula della Camera con 435 voti a favore e 162 contrari, dopo che il presidente del Consiglio aveva in parte ripetuto e in parte integrato quanto dichiarato in mattinata in un lungo discorso che ha toccato il futuro delle riforme istituzionali e la legge elettorale, la legge di stabilità e il semestre europeo dell’Italia. “Già quest’anno, grazie a questo governo e al contrario di quanto dice certa informazione, gli italiani hanno pagato meno tasse, che vuol dire più soldi in busta paga per gli impiegati. Proprio perché non vogliamo nuove tasse lavoreremo al contenimento della spesa pubblica”, ha detto Letta in Senato. “E’ alle famiglie che dobbiamo rendere conto ed è a loro che il voto di oggi potrebbe portare danni. Dopo otto trimestri consecutivi l’economia italiana si è stabilizzata, abbiamo messo alle spalle un incubo che non ha precedenti, un cataclisma che ci ha fatto perdere un milioni di posti di lavoro”, aveva affermato in mattinata il premier. A Montecitorio, sollevato dal voto dell’altro ramo del Parlamento, Letta parla ancora più chiaro: il voto positivo del Senato ci sarebbe stato anche senza il dietrofront di Berlusconi. “Abbiamo passato una settimana di su e giù, tra fiducia e sfiducia e possibilità che si andasse al voto. Alcuni hanno espresso esplicitamente, dentro e fuori la maggioranza, la preferenza per il voto anticipato, indicando anche una data a fine novembre, e penso che sarebbe stato e sarebbe un errore”. “Oggi – ha aggiunto Letta – è un giorno storico per la nostra democrazia: abbiamo una condizione in più di chiarezza” perché il lavoro del governo “possa andare avanti e consenta a nuove generazioni di affacciarsi e dare il loro contributo”. E se a Palazzo Madama Roberto Formigoni si è fatto portavoce di un gruppo di 25 senatori Popolari, alla Camera, con numeri altrettanto consistenti, sono circolati per tutta la giornata i nomi di deputati “che si riconoscono nelle posizioni di Angelino Alfano” e che, capeggiati da Fabrizio Cicchitto, potrebbero decidere già stasera di dare vita a un gruppo autonomo. In questo senso, Letta ha aggiunto che ragionerà su una maggioranza politica e non numerica. “Dal travaglio di oggi – ha affermato il segretario del Pd Guglielmo Epifani – mi piace pensare che possa uscire un’Italia più consapevole e matura. Da domani non si può tornare a ieri: no al logoramento, ai tira e molla, al ricatto, no all’instabilità. Basta con la commistione tra la sfera politica e la sfera della giustizia. Non possiamo – ha concluso il segretario del Pd – mettere in condizione chi ha giocato allo sfascio di ripetere il gioco e non possiamo tollerare che chi ha cali di memoria metta in discussione il governo”. Berlusconi ha perso, in molti nel centrodestra già dicono che il futuro si chiama Angelino Alfano.

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