marconi8(NoveColonne ATG) Roma – Monumenti a Marconi dovrebbero stare a Viale Mazzini, a Cologno Monzese. Figurine di Guglielmo Marconi dovrebbero rimanere incollate su ogni apparecchio radiofonico, sulla radiolina del bagno, quella di quando uno canta sotto la doccia, come quella dell’automobile, anche se oggi non si estraggono più, perché sono fisse (così se uno prima rubava la parte per il tutto – l’autoradio, poi il frontalino – oggi è costretto a rubare il tutto per la parte: la macchina). Monumenti, perché è stato lui il primo a trasmettere un segnale telegrafico senza fili da una costa all’altra dell’Oceano Atlantico. Ne è conseguito il successivo mastodontico sviluppo delle reti di telecomunicazioni senza fili, che si sarebbe chiamato poi Wi-fi, ossia senza collegamenti fisici tra l’una estremità e l’altra, tra emittente e ricevente, tra mittente e destinatario. Una rivoluzione che poi si sarebbe chiamata radio e dopo televisione. Le invenzioni, come le grandi opere d’arte, non nascono improvvisamente una mattina, come i funghi. Ci si accorge di quanta dedizione e perseveranza sia necessaria all’una, l’invenzione, e all’altra, l’opera d’arte, leggendo le biografie dei grandi che hanno fatto la storia, come nel caso di Marconi. Immaginiamolo a casa, nella casa paterna, coi genitori, a vent’anni spaccati. Un ventenne comune starebbe a scaricarsi film sfruttando la rete domestica, mentre lui costruiva un segnalatore di temporali. Tu scarichi “Vacanze di Natale”, facciamoci due risate, lui costruisce un impianto capace di emettere un segnale acustico, un campanello elettrico, che suona in caso di fulmine. Resta da capire l’utilità dell’invenzione (morire fulminato mentre un campanello suona? Sempre meglio che morire fulminato senza che un campanello suoni…), ma Guglielmo insiste e perfeziona la macchina: riesce, premendo un tasto telegrafico posizionato su un bancone, a far trillare un campanello dall’altro lato della stanza.

La cosa ha già un sapore diverso: si poteva passare dal morire fulminato con l’enfatizzazione di un campanello, all’avere il tempo di potersi salvare. Quindi sveglia sua madre di notte – si racconta – la trascina giù dal letto per portarla nel suo rifugio segreto e per mostrarle il buon esito dell’esperimento realizzato. Per mettere in croce il padre aspetta il giorno dopo. Col sole alto mostra la cosa al papà, e così gli scuce i soldi necessari per l’acquisto di nuovi materiali, per proseguire la sua sperimentazione. Avere un mecenate in casa è sempre utile. Allora esce compra materiali e dintorni, utili alla sua ricerca, e si va in campagna, cosa che gli permette di allontanare sempre di più, sempre senza fili, il trasmettitore dal ricevitore. Ecco come nascono i geni, piano piano, con determinazione progressiva. Ed ecco come diventano: invisibili, senza fili, nascosti nei nostri telecomandi, cullati dalle onde radio.

 

 

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