– Quello espresso dal segretario del PdL, Angelino Alfano, in Parlamento prima che il governo venisse battuto in Aula è stato un “giudizio di categorica sfiducia nei confronti del Governo e della sua linea di azione”. Pertanto, come annunciato, sabato pomeriggio il presidente del Consiglio, Mario Monti, è salito al Colle ed ha presentato le sue dimissioni al Capo dello Stato. Non prima però di “aver verificato se è possibile approvare in tempi brevi le leggi di stabilità e di bilancio”.

Prima dell’incontro con Monti, al Quirinale si svolte le consultazioni tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed i rappresentanti delle forze politiche che avevano dall’inizio sostenuto il Governo, nonché con i presidenti del Senato, Renato Schifani, e della Camera, Gianfranco Fini. Colloqui i cui esito Napolitano ha poi prospettato al presidente Monti.

Quest’ultimo è stato, però, categorico: Monti “non ritiene possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato e ha di conseguenza manifestato il suo intento di rassegnare le dimissioni”.

Dunque, come si legge in una nota ufficiale del Quirinale, “il presidente del Consiglio accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio – rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo – siano pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio”. E, conclude la nota, “subito dopo” Monti “provvederà, sentito il Consiglio dei Ministri, a formalizzare le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica”. (aise)

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