ROMA\ aise\ – Investire nella conoscenza per evitare che i migliori, tra studenti e ricercatori, lascino il Paese, e lavorare tutti alla ripresa dell’Italia, con un occhio allo sviluppo e l’altro alla legalità, sempre solidali gli uni con gli altri. Questo, in sintesi, quanto affermato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che oggi pomeriggio al Quirinale ha accolto circa tremila studenti che con lui hanno celebrato l’inizio del nuovo anno scolastico. Un Napolitano risoluto, che ha accennato alla fine del suo mandato, alla crisi economica e alle potenzialità che il nostro Paese deve mettere a frutto per uscirne, ai valori condivisi e al rigetto totale della illegalità.

“Ciao ragazzi!” il saluto del Presidente, esteso in particolare alle scuole colpite dal terremoto dell’Emilia, che sono riuscite a ricominciare l’anno, nonostante tutto. “Questa – ha aggiunto – è la settima volta che partecipo a questa festa che oggi precede di pochi mesi la conclusione del mio mandato. Ringrazio tutto il mondo dell’istruzione per le tante iniziative che abbiamo costruito insieme”.

L’istruzione è “un’attività fondamentale per la crescita civile ed economica del Paese”, ha aggiunto il Capo dello Stato che ha invitato tutti, giovani e non, a “non abbandonarsi alla sfiducia nelle nostre possibilità. Non dobbiamo sottovalutare – ha sottolineato – i progressi straordinari, fatti anche nel campo dell’istruzione, negli ultimi anni. Guardando agli ultimi cambiamenti accaduti nei 7 anni del mio mandato vedo progressi dell’istruzione, sia quantitativamente che qualitativamente”.

Napolitano ha quindi citato i dati Ocse-Pisa sull’apprendimento degli studenti italiani, secondo cui ci sono stati miglioramenti in matematica e scienze. “Ciò dimostra – ha osservato – che l’Italia ce la può fare” soprattutto “se si impegna con sforzi condivisi”.

Certo, ha riconosciuto, “è ancora lungo il cammino per annullare alcune distanze”.

“Cosa è necessario alla scuola? Non basta – ha detto Napolitano, citando il Ministro Profumo – rafforzare il “triangolo amoroso” fatto da insegnanti studenti e famiglie”. Per il Presidente servono “anche altri tre soggetti: una società che crede e pratichi la superiorità dell’istruzione invece delle raccomandazioni; un mondo del lavoro che formi e premi i giovani; un’azione pubblica che riconosca questi sforzi e investa nell’istruzione”.

Nel suo settennato, ha aggiunto, “ho visto attuare tante politiche per la scuola, tutte avevano gli stessi obiettivi: una comune volontà di incentivare qualità e merito, di modernizzare la didattica, sono state pensate nuove misure per collegare l’istruzione agli sbocchi lavorativi, ed è stata rivolta attenzione alla riduzione de troppi squilibri tra le diverse parti del Paese”.

Misure che servono ora più che mai: “dobbiamo costruire opportunità: è l’assillo di tutte le famiglie”, ha detto Napolitano. “Pensiamo ai giovani per limitare l’emigrazione dei più ricchi di istruzione! Abbiamo cercato di attirare i cervelli e i ricercatori. Proseguiamo su questa strada, anche in tempo di crisi.

La conoscenza – ha ribadito – è il nostro capitale più importanti e non lo possiamo trascurare”.

Quindi, riferendosi ai ricercatori italiani del Cern, presenti anche oggi al Quirinale, e alle loro scoperte Napolitano ha detto: “ecco di cosa sono capaci gli italiani! Possiamo essere orgogliosi e dobbiamo sostenere i nostri ricercatori”.

Ma la scuola, ha aggiunto, deve anche “educare alla cittadinanza e promuovere la condivisione dei valori che tengono unite le società democratiche”. Tra questi, “spicca quello della legalità: purtroppo la cronaca ci dice come si moltiplica sia la malversazione che la corruzione. Tutto ciò è inaccettabile per cittadini onesti. Chi si preoccupa per l’antipolitica, risani in profondità la politica! Far vincere la legge si può! Ce lo hanno dimostrato Falcone e Borsellino 20 anni fa”.

Ma, ha aggiunto, “la legalità si deve praticare a tutti i livelli, ogni giorno. Nella vita scolastica questo significa rispettare le regole, i compagni, specialmente i più deboli, e gli insegnanti, che sono il cuore pulsante della scuola”.

In questo momento di crisi, ha detto ancora Napolitano, “è importante che la scuola pratichi la solidarietà; si mostri al fianco di chi ha più difficoltà e solleciti interventi pubblici e privati”.

Concludendo, il Presidente ha ribadito il suo “grazie” a tutto il mondo dell’istruzione. Quindi, ricordando le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia dell’anno scorso, ha osservato: “in quella occasione la scuola ha compiuto un’opera magnifica e ha dato un contributo fondamentale per consolidare la nostra identità nazionale. Grazie a tutti quelli che lo hanno reso possibile. Quelle celebrazioni hanno coinciso con il radicarsi della crisi economico-finanziaria che ha colpito l’Italia”, per superarla, ha detto Napolitano, occorre anche “mettere a frutto il rinnovato sentimento di unità nazionale” insieme alla consapevolezza di come “le sorti dell’Italia siano legate a quelle dell’Unione Europea. Anche la scuola deve rafforzare la fiducia nell’Europa e impegnarsi per renderla più forte”.

“Sono tanti gli studenti europei che si muovono da uno Stato all’altro per studiare, imparare le lingue, come nel programma Erasmus. Spero che tutti loro si facciano promotori di una identità comune e che siano fieri di essere cittadini delle loro singole patrie, ma anche della nostra grande patria europea. Vi affido questo compito”.

“Al nuovo Presidente che verrà – ha concluso – auguro di provare le stesse emozioni che io ho provato in questi anni. Alla scuola auguro tutto il ben che merita, vi resterò vicino. Ragazzi, studiate seriamente, guardatevi attorno e godetevi la vostra verde età!”. (aise)

 

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