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NEW YORK\ aise\ – “Dopo soli 8 anni dalla fine del suo sesto e ultimo mandato (terminato il 31 dicembre 2008) l’Italia potrebbe riprendere il posto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a partire dal 1 gennaio 2017. Il governo italiana infatti ha deciso da tempo la candidatura del nostro paese alle elezioni biennali per il ricambio dei cinque membri non-permanenti del CdS, previste per il prossimo giugno”. A scriverne è Laura Loguercio su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Secondo le regole di rotazione del Consiglio, tarate in base agli interessi regionali, al voto che si terrà in Assemblea Generale, l’Italia dovrà confrontarsi con altri due candidati che ambiscono alla rappresentanza dell’Europa Occidentale: Olanda e Svezia.
Per quanto riguarda le altre zone del pianeta gli Stati che al momento attuale hanno presentato la loro candidatura sono Kenya e Etiopia per l’Africa e Kazakistan e Tailandia per l’Asia. Nelle votazioni in Assemblea Generale, il voto del più piccolo stato-isola del Pacifico conta quanto il voto della Cina o degli Stati Uniti. Infatti, in questi ultimi mesi l’Italia è stata ancora più attiva nella sua strategia diplomatica fatta di incontri e proposte di collaborazione con i cosidetti “micro stati”, con cui l’Italia ha una consolidata tradizione di aiuti e assistenza tecnica.
Nella sua propaganda l’Italia sottolinea come il paese, fin dall’adesione alle Nazioni Unite nel 1955, abbia sempre sostenuto attivamente un approccio multilaterale alle questioni internazionali. L’Italia è il principale fornitore di caschi blu del mondo occidentale (il nono in termini assoluti) e si situa al sesto posto tra i contributori per il budget dedicato a operazioni di pace e sicurezza dell’ONU. Il paese è attivamente impegnato nella stabilizzazione di aree di crisi e nella protezione dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. Inoltre, in quanto unico candidato nell’area mediterranea, si propone come portavoce delle necessità dei paesi in via di sviluppo. Inoltre, la candidatura italiana diventa ancora più per le recenti crisi del Mediterraneo che rendono la sua posizione geo-politica molto più strategicamente importante di paesi come la Svezia e l’Olanda.
L’elezione dell’Italia come membro non-permanente del CdS per il periodo 2017-2018 darebbe anche una nuova spinta al movimento “Uniting for Consensus” (UfC).
Il gruppo, costituito nel 2005 e presieduto dall’Italia, mira a promuovere una riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU fondata sull’aumento dei seggi non-permanenti. In un discorso recentemente tenutosi in occasione della Riunione informale sulle Negoziazioni per la Riforma del Consiglio il rappresentante italiano alle Nazioni Unite, l’ambasciatore Sebastiano Cardi ha affermato: “è ormai tempo di rendere il Consiglio più rappresentativo, democratico, affidabile e trasparente, in modo da creare un organo che goda di maggiore legittimità e autorità. Questo tipo di approccio è necessario se vogliamo realmente raggiungere il progresso”.
La proposta di Cardi (e quindi di tutto il gruppo Uniting for Consensus che oggi riunisce, tra gli altri, paesi quali Spagna, Corea del Sud, Pakistan, Canada e Colombia) si basa sull’aumento dei seggi non-permanenti per arrivare ad una quota di 21 paesi eletti su un totale di 26 membri (i cinque Stati con diritto di veto non verrebbero quindi toccati dalla riforma). Le elezioni avverrebbero su base regionale in modo da assicurare una copertura più bilanciata di tutte le aree, con particolare attenzione a quelle in via di sviluppo. “Elezioni tenute secondo queste modalità assicureranno che gli Stati membri siano sempre responsabili delle loro azioni e un equo sistema di rotazione aumenterà significativamente la possibilità che tutti i paesi vengano rappresentati a livello internazionale” prosegue Cardi, dichiarando che “il cambiamento è la realtà del 21esimo secolo, ed esso richiede un Consiglio di Sicurezza che sappia adattarsi alle nuove necessità”. Durante il suo recente discorso al Palazzo di Vetro l’ambasciatore ha inoltre ricordato che l’ultima modifica della legislazione relativa al Consiglio risale ormai al 1965”. (aise) 

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