Italiani in America: storia di un’emigrazione mai finita

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Il periodo storico della grande emigrazione italiana in America potrebbe, per certi versi, essere considerato alla stregua di quello attuale. Oggi ovviamente molte cose sono cambiate, ma diversi nostri connazionali – giovani per la maggior parte – sono ancora costretti a lasciare il Belpaese per trovare un lavoro. Destinazione principali: Europa, Americhe, Oceania.

I motivi dell’esodo
Quello che andò in scena tra la seconda metà del XIX secolo e la Prima Guerra Mondiale fu veramente un esodo: in un paese colpito e scosso dalle Guerre d’Indipendenza contro l’impero austriaco, e che non navigava certamente nell’oro, molti decisero di fare il grande salto. Con un governo che pareva più impegnato ad invadere e conquistare territori in Africa (Eritrea, Etiopia) che a trovare soluzioni per evitare quella che oggi chiameremmo “fuga di cervelli”, andare oltreoceano venne considerata la soluzione migliore da oltre 10 milioni di italiani. Dal 1860 in poi, per oltre cinquant’anni, un più che considerevole numero di italiani iniziò quindi ad insediarsi nelle principali città degli Stati Uniti d’America. Inutile dire che la meta principale, la “Terra Promessa”, fu New York, la maggiore città della costa est, quella dove avvenivano gli sbarchi dall’Europa.

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I primi ad andarsene furono emigranti del nord Italia, quelli colpiti subito dalla guerra. A cavallo di metà secolo infatti, le tre Guerre d’Indipendenza cambiarono completamente il volto della parte settentrionale del nostro paese. Piemontesi, lombardi, Veneti e Friulani furono così costretti a trovare un’altra sistemazione e decisero di spostarsi ad ovest. America Latina e Stati Uniti furono le principali mete per porre le basi di una nuova società italiana all’estero: ancora oggi in questi paesi è possibile trovare una miriade di cognomi italici che sono facilmente ricollegabili alle grandi migrazioni di oltre cent’anni orsono.
Con l’avvicinarsi del XX secolo, fu invece la volta dell’emigrazione del Meridione, che contribuì in buona parte alla nascita dello stereotipo dell’italiano nelle città d’oltreoceano. La comunità italiana all’estero cercò di restare unita, come dimostrano i casi di quartieri formati quasi solamente da connazionali: il più famoso è sicuramente Little Italy a New York. Passato alla ribalta per i suoi ristoranti ma soprattutto per i casi di malavita, questo quartiere è diventato l’emblema dell’emigrante italiano in America. Anche la cinematografia ha spesso ripreso l’abbinamento fra l’italo – americano e le scorribande, spesso a carattere mafioso: film come “Quei Bravi Ragazzi” o la saga de “Il Padrino” dipingono gli scenari che resteranno poi nell’immaginario del pubblico fino ad oggi.

Gli italiani emigrano ancora?
L’italiano sostanzialmente non ha mai smesso di emigrare: sono magari cambiate modalità e destinazioni, ma gli italiani sono presenti un po’ dappertutto. Se prima a lasciare il paese erano soprattutto padri di famiglia in cerca di una fonte di sostentamento per i propri cari, oggi l’emigrante è spesso un giovane che, dopo gli studi, si vede spesso impossibilitato a collocarsi nel mercato del lavoro. Rispetto agli inizi del ‘900 però, oggi chi se ne va lo fa principalmente verso paesi dell’Unione Europea, più avanti in molti campi rispetto all’Italia, o verso la remota Oceania, non ancora troppo conosciuta e spesso vista come l’El Dorado per le generazioni future.
Sostanzialmente quindi è cambiata solo la direzione:  l’indole nomade e, soprattutto, la necessità di trovare una maniera per vivere restano sempre le stesse. E dovunque andrete, potete stare certi che un altro italiano sarà stato lì prima di voi.