WASHINGTON\ aise\ – “Esimio Presidente del Senato, Le scrivo perché la sua recente visita negli Stati Uniti d’America ha lasciato un segno profondo da un punto di vista politico, ma soprattutto ha rappresentato per noi italiani residenti negli USA un motivo di orgoglio e di fierezza”. Inizia così la “lettera aperta” che il presidente del Comites di Washington, Carmelo Cicala, indirizza al presidente del Senato Pietro Grasso. Una visita importante, quella della seconda carica dello Stato – a Washington invitato dalla Niaf – che, però, ha suscitato in Cicala “delusione, amarezza e dispiacere” a causa della “considerazione miserevole che Lei ha voluto dedicarci”.

“Dico ciò, signor Presidente, – scrive il Presidente del Comites – in virtù di una storia antica e vera che ha riguardato intere generazioni di italiani costretti ad espatriare; per l’incidere sostanziale e sostanzioso che le rimesse di questi “miserabili” ma onorevoli, hanno trasfuso in un paese distrutto e contadino, affamato e povero; per le aspettative di riconoscenza che pur un governo padre dovrebbe rimettere salvaguardando, non fosse altro, la dignità di uomini e donne che hanno scritto pagine di deontologia umana di primissimo ordine. Per l’affetto ed il legame che tutti noi abbiamo con il nostro paese, per la ferrea volontà di vederlo primeggiare a tutti i livelli nel mondo, per quanti sono periti nell’oblio e nella sofferenza dei disagi e delle ristrettezze della vita da emigrante, per tutte queste cose e per altre ancora Le scrivo”.

“Nella mattinata di sabato, 26 ottobre, precisamente dalle 9.00 alle 13.00, all’Ambasciata di Washington era riunita la quintessenza della rappresentanza italiana all’estero, convocata dall’Ambasciatore”, continua Cicala che elenca: “presente l’intera rete consolare, inclusi i funzionari onorari, i consiglieri del CGIE Mangione, Nestico e Sorriso; i presidente dei Comites Mannocci,(San Francisco) Mariotti (Los Angeles), Arcobelli (Houston), Ribaudo (Newark), Pasquale (Boston), Cianfaglione (New York), Ferrigno (Philadelphia), Cicala (Washington) e la rappresentanza parlamentare eletta nel Nord America, il Senatore Renato Turano, le deputate Fucsia Nissoli e Francesca La Marca. Insomma, nell’auditorium era presente quasi nella sua totalità la rappresentanza italiana, eletta e non, negli Stati Uniti, radunata per discutere le problematiche degli italiani residenti oltre confine. Non le nascondo l’aspettativa, data la Sua presenza a Washington, di riceverLa con tutti gli onori nella certezza di incassare dal Presidente del Senato della Repubblica italiana, fosse anche un semplice saluto. Con rammarico – continua Cicala – abbiamo preso atto che Lei non sarebbe venuto a ricevere gli onori e gli abbracci delle rappresentanze istituzionali italiane negli USA, proprio quella spina dorsale che tiene unite le comunità e che le preserva dagli attacchi della non curanza e dell’oblio incosciente dei governi che si susseguono alla guida del nostro paese”.

“Parimenti, con lucidità, – aggiunge – abbiamo avuto la conferma che la deriva negativa nei riguardi degli italiani all’estero si fa irrimediabilmente vicina e che quest’altra Italia, del lavoro, dei sacrifici, degli stenti, ma anche dei successi inverosimili ed eccellenti, sarà messa da parte come un cencio inutile. Sarebbe bastata la sola Sua presenza, un cenno, una stretta di mano, due che fossero due parole a rendere la sua visita ancor di più proficua e sentimentalmente valida se si pensa che in quell’Ambasciata erano riuniti tutti i presidenti di Comites degli States. Ma tutto ciò non sarà, né potrebbe essere sufficiente a far scadere neppur di un pizzico l’amore, quello patrio, che ha fatto da linfa vitale e da ricostituente alle nostre famiglie ed alle nostre coscienze: il senso di appartenenza – conclude – ad una cultura forte di un popolo forte, di una storia forte”. (aise)

 

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