jSargentNEW YORK\ aise\ – “Dal punto di vista legale, possiamo considerare italiano John Singer Sargent. Come ci ricorda la mostra di questo grande artista in corso al Metropolitan Museum of Art di New York, “Sargent: Portraits of Artists and Friends”, il futuro pittore nacque a Firenze – ripeto, a Firenze – nel 1856 da famiglia americana espatriata. Il massimo centro dell’arte italiana era allora sotto il governo del Granduca di Toscana, ma non c’è motivo per pensare che in questo territorio la cittadinanza (come poi in Italia, nonché in USA) non venisse conferita in base allo jus soli, cioè al luogo di nascita”. A scriverne è Mauro Lucentini su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.

“Il problema è tuttavia se Sargent possa essere considerato italiano anche come formazione artistica. Ma anche qui, mentre viene generalmente definito “il massimo artista americano” del suo tempo, in realtà la sua opera di “americano” non ha assolutamente nulla. La critica di tutti i paesi ha sempre e giustamente sottolineato il carattere cosmopolita, eclettico della produzione di Sargent; ma se si vuole ricondurla ad un unico punto di riferimento, il più profondo, il più costante, va sicuramente trovato nella formazione artistica che Sargent ricevette in italiano.
Praticamente autodidatta, Sargent disegnava e faceva acquarelli fin dall’infanzia. Si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze (ovviamente, parlava l’italiano di un italiano) anche se l’abbandonò poi subito perché pensava che non avesse nulla da insegnargli. Un ragazza inglese e futura scrittrice, Vernon Lee, che spesso insieme alla sua famiglia accompagnava la famiglia Sargent in vagabondaggi europei, ricorda specificamente un comune soggiorno a Roma nell’inverno del 1868-69, in cui il ragazzo John Sargent sviluppò attraverso un’instancabile attività turistica quello che la Lee chiama “un amore ossessivo” per le antichità romane, e afferma che a quell’epoca – cioè a tredici anni – la decisione di Sargent, presa senza opposizione da parte della famiglia, di dedicare la sua vita all’arte era già settled, cioè definitivamente presa.
Un successivo viaggio a Venezia lo fece innamorare della scuola veneziana, soprattutto di Tintoretto, mentre a Firenze negli stessi anni si riunivano, al Caffè Michelangelo, i primi esponenti della scuola dei Macchiaioli, con cui l’artista avrebbe stabilito rapporti di stretta amicizia e reciproca ammirazione. Conobbe Antonio Mancini qualche anno dopo e tra i due si stabilì un rapporto di amicizia che sarebbe durato fino alla morte; una volta Sargent disse di considerare Mancini “il più grande pittore vivente”.
Se a diciotto anni Sargent, che aveva già eseguito qualche eccellente ritratto, per decisione della famiglia andò a proseguire i suoi studi a Parigi, nell’atelier di un allora famoso maestro, Carol Duran, fu per considerazioni soprattutto economiche. Suo padre, un oftalmologo in pensione che aveva conoscenze in tutta Europa, aveva infatti capito che quello sarebbe stato per il giovane Sargent il luogo migliore per lanciare una fruttuosa carriera di ritrattista, un po’ come era avvenuto qualche anno prima per il ferrarese Giovanni Boldini (si era parlato anche di istallare John Sargent a Venezia, ma l’idea era stata abbandonata quando si sparsero notizie di un’epidemia di colera in quella città).
Boldini, per inciso, viene spesso indicato come artista “francese”, ma i ragionamenti sulla nazionalità appaiono del resto superflui quando si osservino le forti somiglianze tra tutta questa ritrattistica e se ne vedano in Sargent, come in Mancini o in Morelli o in altri esponenti come Paul César Helleu e lo stesso Carol Duran – oggi tutti in via di rivalutazione – le caratteristiche che preannunciano l’imminenza del pre-impressionismo francese.
Per quel che riguarda Sargent, la mostra di New York, che per la prima volta riunisce ritratti eseguiti dall’artista in ogni parte d’Europa e negli Stati Uniti, è la più viva testimonianza della forza e dell’eleganza, nonché della straordinaria penetrazione psicologica, che fanno di questo pittore, di qualunque nazionalità si voglia considerarlo, una delle voci più eloquenti nella storia della pittura. Se ci fosse bisogno di un’altra conferma è possibile trovarla in questi stessi giorni in un’esposizione al Morgan Library Museum di una favolosa collezione di disegni di tutte le epoche, in cui fa spicco il ritratto di Helleu in un delicatissimo acquerello dello stesso Sargent.
La mostra “Sargent: Portraits of Artists and Friends” è visitabile al Met fino al 4 ottobre”. (aise

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