ROMA\ aise\ – “Bisogna essere europei. Serve integrazione e connessione. Dobbiamo sentirci italiani, francesi o spagnoli, tedeschi. Ma allo stesso tempo trasformarci in europei. Senza perdere la nostra identità”. È questo il messaggio che lancia Luca Parmitano, astronauta Italiano dell’Agenzia spaziale europea (Esa), maggiore pilota dell’Aeronautica militare italiana, in orbita con la prima missione di lunga durata dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e oggi ambasciatore per il Semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea.

“Essere europei – prosegue l’astronauta -, significa portare il proprio contributo, qualsiasi esso sia, grande o piccolo, e avere l’opportunità e la volontà di prendere dagli altri paesi ciò che essi possono dare. Dico sempre che il nostro Mediterraneo con l’Italia che si staglia come un gioiello nell’azzurro, è visibile solo perché ha una forma così riconoscibile. Ma in realtà da Gibilterra ai fiordi della Scandinavia non esistono confini. Né naturali né artificiali”.

Per capire meglio l’assenza dei confini, Parmitano cita la sua esperienza personale nello spazio. Guardando dalla cupola (fabbricata in Italia insieme ad altri moduli della stazione spaziale), si ha “una sensazione di pace, di benessere. Mi sono reso conto guardando dall’alto che i confini sono un artificio umano. Li abbiamo creati e disegnati sulle mappe e sulle cartine geografiche, abbiamo preso i paesi e li abbiamo disegnati di colore diverso. È ciò di cui noi abbiamo bisogno per esternare i nostri limiti che sono interiori, ma in realtà dallo spazio le terre degli uomini sono un continuum”. Osservando in particolare l’Europa, “è veramente possibile pensare a un unico popolo che vive bene, in pace e in crescita. Come è la Comunità europea. La nostra Unione europea è un processo di pace straordinario. Per la prima volta nella storia – sottolinea l’astronauta italiano -, i paesi cedono parte della propria sovranità per un bene comune più grande”.

La scelta di nominare un astronauta come ambasciatore del Semestre italiano non è casuale. Da una parte, nel 2014 si festeggiano i 50 anni di cooperazione europea nel settore spaziale; dall’altra, vuole essere un riconoscimento del contributo strategico dell’industria aerospaziale italiana in un settore all’avanguardia.

“Da subito quando mi hanno detto che avrei ricoperto questo ruolo ho sentito una grande gioia perché è sicuramente un onore che mi ha dato felicità. Ma anche un grande senso di responsabilità”, ha sottolineato Parmitano. “Porto con me un messaggio, importantissimo, che sento veramente mio. E l’opportunità di avere una piattaforma di comunicazione è un grande privilegio. Significa potermi mettere di fronte alla gente, soprattutto i giovani che sono quelli ai quali preferisco rivolgermi, e sottolineare il messaggio: Dobbiamo essere europei”.

L’astronauta, l’unico italiano ad aver preso parte a oltre 20 esperimenti, a due attività extraveicolari e all’attracco di quattro navette, ha anche parlato del contributo del nostro Paese alla stazione spaziale internazionale e al settore in generale.

“Il 40 per cento del volume abitabile della stazione è stato costruito in Italia”, ha ricordato. “Abbiamo cinque moduli permanenti: il Columbus, il nodo 1, 2 e 3, il Pmm Leonardo e la Cupola, la nostra finestra sul mondo. Se questa realtà è così vera ed è un primato eccezionale, è perché esiste una cultura italiana di know how che ci permette di essere presenti”. “Sicuramente l’industria aerospaziale italiana è un fiore all’occhiello di cui possiamo andare fieri, ma non è la sola – ha sottolineato -. Conosco altri esempi dove eccelliamo. Per esempio l’industria automobilistica italiana è famosa in tutto il mondo. Allo stesso modo quella della moda e l’arte culinaria. Sono tutti pilastri della cultura italiana molto esportata all’estero. Certo è che l’industria aerospaziale è quella più fortemente legata alla ricerca e questo connubio è fondamentale. Ricerca significa futuro”.

“Investire in questo connubio, significa dare spinta, propulsione, all’intero settore industriale. Soprattutto in un momento come questo – conclude Parmitano -, dove si parla molto di crisi e di fuoriuscita da essa”. (aise)

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