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ROMA\ aise\ – Come eravamo noi italiani quando “Lamerica” si scriveva senza apostrofi e il miraggio di una vita dignitosa si concretizzava al di là dell’Atlantico. Milioni di persone, di molte regioni italiane, che hanno scelto il Nuovo Mondo per un progetto di vita, per vivere meglio, per costruire un futuro.

I volti, le pose, gli abiti, i bagagli, gli oggetti, le storie, gli sguardi sono stati fissati in migliaia di fotografie, moltissime di queste raccolte nelle collezioni della “Library of Congress” di Washington, l’istituzione che più di ogni altra rappresenta la memoria ufficiale degli Stati Uniti. Le sue collezioni includono più di 28 milioni di libri stampati in 470 lingue, tra cui una Bibbia di Gutenberg; più di 50 milioni di manoscritti; la più grande collezione del mondo di fotografie, film, mappe e spartiti musicali.

È da questo gigantesco magazzino della memoria, selezionando oltre 500 immagini, che hanno attinto gli autori di “Trovare l’America”, il volume ideato e curato da Paolo Battaglia e Linda Barrett Osborne, con premessa di Martin Scorsese e introduzioni di Mario B. Mignone e Antonio Canovi. Il libro è stato realizzato in due versioni: in lingua italiana e in lingua inglese, quest’ultima con il titolo “Explorers Emigrants Citizens”.

“I miei nonni – scrive Scorsese – arrivati in America dalla Sicilia all’inizio del Novecento, erano italiani. I miei genitori, nati qui, erano italoamericani. Io ero, e sono ancora, americano italiano. E anche se so che non dimenticheranno mai le loro origini, le mie figlie sono americane”. È condensata in queste poche righe del grande regista l’evoluzione della presenza italiana negli Stati Uniti che il libro vuole raccontare.

La narrazione è supportata da immagini inedite e offre una prospettiva nuova e originale sulla complessa esperienza degli italiani in America, da Colombo fino a oggi. Oltre a personaggi noti come Antonio Meucci, Fiorello LaGuardia, Joe Di Maggio, nel libro trovano spazio le vicende di uomini come Giacomo Beltrami, il primo esploratore a raggiungere le sorgenti del Mississippi nel 1823, e Joe Petrosino, precursore della lotta al crimine organizzato.

Il libro ricostruisce con grande vivacità e precisione la vita, spesso difficile, affrontata da milioni di nostri connazionali che scelsero l’emigrazione e il percorso che li ha portati a essere una grande risorsa per gli Stati Uniti. Oltre alle opere di autori noti come Lewis Hine, il libro riscopre artisti italiani come Carlo Gentile, che fotografò i nativi americani del Sud-Ovest nell’Ottocento, e Athos Casarini pittore futurista e apprezzato illustratore per le più popolari riviste newyorkesi d’inizio Novecento.

Una fotografia in chiaroscuro che, per precisa scelta degli autori, affronta sia gli aspetti positivi che quelli negativi dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti. “Molte opere si occupano della storia dei gruppi etnici che formano la società statunitense – spiegano Barrett Osborne e Battaglia – concentrandosi sui loro successi e sulle loro affermazioni. Anche noi li abbiamo evidenziati con orgoglio, ma non potevamo trascurare aspetti più problematici e complessi come il crimine organizzato e gli stereotipi negativi che ha innescato; la povertà e l’esclusione sociale; le lotte sindacali e anarchiche; le differenze politiche e culturali tra gli stessi italo americani che, ad esempio, nel Ventennio si divisero tra i molti che sostenevano il regime fascista e i pochi che lo contestavano”.

Un’opera che dirada anche molti luoghi comuni sulla figura dell’immigrato italo-americano, soprattutto evidenzia le sfumature, le differenze anche profonde che i protagonisti del fenomeno migratorio portavano con sé.

“Dalle pagine del libro – spiegano ancora gli autori – emerge chiaramente che non esiste l’Italo Americano tipo, con caratteristiche costanti per ciò che riguarda le condizioni professionali, l’educazione, il carattere, le idee e le convinzioni. Le immagini della Library of Congress mostrano piuttosto la grande varietà in cui si manifesta l’esperienza italo americana negli Stati Uniti”.

Le tre sezioni “Esploratori”, “Emigranti”, “Cittadini”, sono introdotte da saggi di due storici, l’italiano Antonio Canovi e l’italo-americano Mario B. Mignone, che ricostruiscono l’evoluzione della presenza italiana in America.

Un’evoluzione e una trasformazione che anche Martin Scorsese racconta nella premessa attraverso un dettaglio assai significativo: “Little Italy – dice il regista – oggi è un quartiere storico, un luogo visitato da turisti (…) Certo, per quelli come noi che sono cresciuti lì, è triste vedere la scomparsa di quel mondo. Ma non è una tragedia. È New York ed è l’America, entrambe in costante trasformazione”.

Gli autori

Linda Barrett Osborne è un’italo americana di quarta generazione. Senior writer presso il Publishing Office della Library of Congress, è autrice di numerosi libri di storia americana. Il suo titolo più recente, sulla lotta per i diritti civili, è intitolato Miles to Go for Freedom – Segregation and Civil Rights in the Jim Crow Years.

Paolo Battaglia è autore di libri di storia illustrata come Un Italiano nella Cina dei Boxer (2000), un racconto fotografico sulla ribellione dei Boxer in Cina nel 1900; Frammenti di Guerra (2005) storia fotografica della seconda guerra mondiale a Modena e New York In & Out (2008) sull’immagine di New York a inizio Novecento.

Mario B. Mignone Distinguished Service Professor della State University di New York e co-fondatore del Center for Italian Studies presso la medesima università. Tra le sue numerose pubblicazioni: Columbus: Meeting of Cultures (1993) e Italy Today: Facing the Challenges of the New Millennium (2008).

Antonio Canovi collaboratore del laboratorio sull’emigrazione del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università di Modena, ha scritto di emigrazione italiana in Altri modenesi e Pianure migranti (2009). (aise)

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