fond-itusa-bandiereROMA\ aise\ – Cibo, moda e voglia di imparare la lingua. Sono queste i tre elementi principali che rendono l’Italia particolarmente attrattiva per i giovani americani. Almeno stando ai risultati del sondaggio “L’Italia secondo i giovani americani”, realizzato dalla Fondazione Italia Usa in collaborazione con Loyola University Chicago e presentato nella giornata di ieri, giovedì 10 aprile, presso la Camera dei Deputati.

Introdotto dal saluto introduttivo del presidente della Fondazione Italia Usa, sen. Lucio D’Ubaldo, cui è stata affidata anche una rapida panoramica dei dati raccolti, l’incontro ha visto poi l’intervento del direttore del Rome Center – Loyola University Chicago, Emilio Iodice, che ha rapidamente illustrato le modalità di partecipazione degli studenti alla stessa ricerca, evidenziandone i punti essenziali e sottolineandone il ruolo fondamentale che questa può avere, ai fini di una migliore comprensione di cosa possa rappresentare l’Italia agli occhi delle nuove generazioni di studenti d’oltremanica. Sotto l’attenta regia del moderatore Giampiero Gramaglia, consigliere dell’Istituto Affari Internazionali, ha preso poi corpo un interessante dibattito.

Enzo Quarantino dell’Ansa ha annunciato le caratteristiche fondamentali che fanno dell’Italia una terra “attrattiva”: il cibo, la moda e la voglia di imparare una nuova lingua. In prospettiva di una ipotetica possibilità di vivere all’estero, l’Italia viene indicata come la terza meta desiderata dai giovani USA, preceduta dal Regno Unito e sorprendentemente davanti la Spagna e l’Australia, nonostante – da un lato – i vantaggi legati al costo della vita per la prima e, dall’altro, per le affinità linguistiche e culturali della seconda.

 

Rispetto alla paura che risulta essere scaturita dalle vicende giudiziarie di Amanda Knox, emerge un timore non tanto per ciò che riguarda il sistema di sicurezza italiano, bensì per un sistema giudiziario spesso troppo macchinoso se paragonato alle procedure americane certamente più rapide.

Gaetano Barresi del Giornale Radio Rai ha aggiunto che la crisi Usa ha senza dubbio influito sulla visione generale delle giovani generazioni: essa infatti ha portato nelle tasche degli americani inferiori disponibilità economiche, che hanno drasticamente ridotto il flusso di turisti che si accingono a visitare la penisola italiana. A ciò si somma il problema del cambio di valuta euro-dollaro, totalmente svantaggioso per il tasso di cambio attuale, specie se paragonato ai tempi precedenti all’introduzione della moneta unica.

Nel sondaggio viene ripreso il tema del ruolo che la moda italiana gioca sul piano internazionale. Milano viene infatti riconfermata capitale europea dello stile (43%); insidiata però da Parigi che, se nelle somministrazioni degli ultimi anni riscuoteva un successo minore, oggi è vicina al primato della capitale lombarda, poiché apprezzata dal 41% degli intervistati, contro il 36% circa degli anni precedenti.

Nel suo intervento Federico Leoni di SkyTg24 ha rimarcato una netta relatività dei motivi culturali italiani negli Usa, che ne hanno invece influenzato i gusti intorno agli anni ’70. La musica come la cinematografia hanno infatti perso il loro ruolo centrale; la speranza è oggi riposta nel film “La grande bellezza” di Sorrentino, chiamato dopo la vittoria dell’Oscar a riaccendere l’attenzione sulle bellezze artistiche e culturali dell’Italia in terra americana. Tutto ciò è dovuto anche ad una sostanziale incertezza nel ruolo di promozione che i Governi italiani perseguono all’estero. Se infatti uno studente su due è titubante sulla pubblicità che l’Italia fa di se stessa in terra americana, è allo stesso tempo certo che la migliore fonte di informazione sull’Italia è da ricercarsi attraverso Internet (51%), seguito a larga distanza dalla rete di news costituita da parenti ed amici (20%).

Un dato importante è legato dalla domanda sul’accordo Fiat-Chrysler, che mostra da un lato un sostanziale apprezzamento per la fusione consolidatasi negli anni tra i due colossi delle auto, ma che sottolinea una predilezione per l’allocazione del “quartier generale” della società negli Usa (83% degli intervistati), segno incontrovertibile di una ancora marcata diffidenza nell’investimento di capitali in un Paese dove principi fiscali si fondono con una ben nota difficoltà nello sviluppo, sul piano industriale, dell’Italia.

Sulla stessa linea Philip Pullella di Reuters, che ha sottolineato come vi sia una sostanziale promozione del marchio Italia attraverso il lavoro che ambasciate e consolati svolgono all’estero, non ancora sufficiente per garantire una solidità nell’immagine della penisola del mediterraneo.

L’Italia inoltre rimane fortemente ancorata ai cosiddetti “stereotipi” che ne hanno caratterizzato la storia: il cibo resta infatti garanzia di qualità; tutto ciò in antitesi con i valori culturali che vanno via via dissolvendosi per effetto da un lato della minuta conservazione degli stessi e, dall’altro, di una pubblicizzazione esigua che non trova spazio nel mondo dei social network, troppo impegnati ad “istruire” i giovani sulle tendenze del momento piuttosto che “mostrare” il bello che l’Italia ha prodotto nel corso della storia.

Ritornando sulla vicenda Knox, Pullella ha spiegato come i media americani abbiano influenzato la visione dei cittadini americani su quanto accaduto, scagionando la studentessa americana da ogni accusa e declassando l’Italia a Paese corrotto e dalle strutture democratiche fortemente corruttibili, figlie di un processo storico che nelle sue radici ha incarnato le tradizioni che hanno dato vita ad esperienze fortemente radicate nella storia americana (vedi la mafia e i personaggi che ne hanno indelebilmente segnato la storia).

Ultimo intervento quello di Ennio Caretto del Corriere della Sera, che per 35 anni ha ricoperto il ruolo di corrispondente italiano negli Usa per le maggiori testate italiane. Caretto ha sottolineato la necessità per l’Italia di rafforzare il suo marketing negli Usa (da lui stesso definito “poor”) ed eliminare gli stereotipi che oggi la contraddistinguono. Esempi come Finmeccanica ed il corpo dei Carabinieri, ma anche personaggi come Giovanni Falcone – alla cui persona è dedicata una statua nel quartier generale dell’FBI di Washington – sono i punti di partenza per invertire la tendenza che, specie dopo il caso giudiziario di Perugia, ha inesorabilmente messo in crisi ogni apprezzamento da parte dei cittadini statunitensi per le strutture e le figure della democrazia italiana.

Aspetto che non può prescindere dal ruolo stesso dell’Europa unita, ha aggiunto Caretto, riconosciuta come figura predominante per gli equilibri nello scacchiere internazionale, specie dopo gli ultimi conflitti internazionali che hanno visto i Paesi più sviluppati del vecchio continente prender parte alle operazioni di peacekeeping.

Dato sorprendente rimane una diffusa conoscenza dell’Unione Europea e un riconoscimento pieno (o sostanziale) dell’influenza di questa nello scacchiere internazionale (89% circa), ma non delle sue strutture: se infatti il Parlamento europeo gode di una sostanziale notorietà (76%), la Commissione europea è sconosciuta a più di uno studente su due. Questo dato, sempre secondo Caretto, deve spronare l’Italia e l’Europa ad un più attento processo di ricostruzione di una prospettiva atlantica; non dimenticando che, ieri come oggi, gli Usa si estendono a territori più lontani dei singoli confini geografici, a causa delle ingenti operazioni militari degli ultimi anni.

Missione dell’Italia è dunque il consolidamento della collaborazione con gli Usa, utile al rafforzamento economico e politico, sulla base di obiettivi ancora oggi condivisi. (l.bedoni\aise)

 

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