Manganelli (NoveColonne ATG) Roma -“Provo fierezza, orgoglio, grande emozione. Nella Polizia ho trascorso la maggior parte della mia vita, coronando un antico sogno, il sogno di giovane studente liceale”. Antonio Manganelli, nel discorso d’insediamento pronunciato il 2 luglio 2007, accoglieva così la sua nomina a capo della Polizia. Un “investigatore” amava definirsi, un “poliziotto di strada”, che dopo aver combattuto per anni contro la criminalità organizzata, ha affrontato a testa alta anche l’ultimo nemico che la vita gli aveva messo di fronte, il cancro, curandosi negli Stati Uniti ma rimanendo fino all’ultimo alla guida della Polizia. Il 24 febbraio scorso il ricovero d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Roma per l’asportazione di un ematoma cerebrale, poi il peggioramento delle sue condizioni nelle ultime ore e il decesso avvenuto nel reparto rianimazione dell’ospedale romano. La camera ardente è stata allestita presso la Scuola superiore di Polizia di Roma, mentre i funerali si terranno sabato mattina alle 11 nella basilica di Santa Maria degli Angeli. “Era un numero uno – sintetizza in una nota il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri – Non solo per il fiuto da poliziotto, non solo per la capacità di dirigere l’imponente macchina alla quale tutti i cittadini italiani affidano la propria sicurezza, non solo per la solida e democratica dedizione che ha saputo mettere al servizio dello Stato – continua il ministro dell’Interno -. Era un numero uno soprattutto per le qualità morali che erano parte integrante di tutte le cose che ha fatto. Ed è stato d’esempio per tutti noi per il coraggio, la forza e l’orgoglio con cui ha affrontato il lungo calvario della malattia che lo ha portato a lasciarci” afferma la responsabile del Viminale, che poi chiude, commossa: “Annamaria vuole abbracciare per l’ultima volta l’amico Antonio. Addio carissimo, che la terra ti sia lieve”. Lo ricorda con commozione anche Roberto Saviano, che su Twitter definisce quello odierno un “giorno doloroso” e Manganelli un “amico”, un “capo responsabile”. Avellinese, sessantadue anni compiuti lo scorso 8 dicembre, Manganelli si era laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Napoli, poi si era specializzato in Criminologia Clinica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Modena. Dagli anni ’70 aveva operato costantemente nel campo delle investigazioni, acquisendo particolare esperienza e preparazione tecnica nel settore dei sequestri di persona a scopo di estorsione prima ed in quello antimafia poi, in un cammino percorso per molti anni insieme a Gianni De Gennaro (di cui nel 2007 prese il posto alla guida della Polizia, salutando il suo predecessore con “vera gratitudine, con ammirazione, con affetto, con l’amicizia e la stima cementate da tanti anni di lavoro comune”) lavorando al fianco di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nonché di organi giudiziari investigativi europei ed extraeuropei, dei quali era diventato negli anni un solido punto di riferimento. Il suo nome è legato alla cattura di alcuni dei latitanti di maggior spicco delle organizzazioni mafiose. Ha diretto il Servizio centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia ed è stato questore di Palermo e di Napoli. “In anni difficili ha difeso e dato forza alle istituzioni, ha saputo anche chiedere scusa quando venivano commessi errori” sottolinea Walter Veltroni: infatti Manganelli incontrò i genitori di Federico Aldrovandi, 18enne ucciso nel 2005 durante un controllo di polizia a Ferrara (condannati quattro poliziotti per eccesso colposo in omicidio colposo), ma sono da ricordare anche le sue parole sulla morte di Gabriele Sandri (nel febbraio 2012 la Cassazione ha confermato per l’agente Luigi Spaccarotella la condanna a 9 anni e quattro mesi di reclusione per omicidio volontario) “della quale questa istituzione – aveva affermato Manganelli pochi giorni dopo i fatti – porta il peso e io la sofferenza, consapevole del dovere di una risposta tempestiva, completa e trasparente alla domanda di verità e di giustizia che viene dalla collettività”.

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