Bonino_SenatoROMA\ aise\ – “Grande rammarico e fortissime perplessità” per le parole di Ban Ki-Moon, che ieri ai giornalisti ha definito la vicenda dei marò un caso da risolvere sul piano bilaterale. Per il ministro degli Affari Esteri, Emma Bonino, intervenuta questa mattina di fronte all’Aula del Senato per una informativa sulla vicenda dei due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, quanto detto dal segretario generale dell’Onu non solo rappresenta una “verità ovvia irrilevante”, ma non tiene conto che “non si tratta più di una divergenza o di una disputa tra due membri delle Nazioni Unite” – la vicenda dei marò, l’Italia da una parte e l’India dall’altra -, “ma di una massa critica di Stati, inclusi quattro membri del Consiglio di sicurezza (di cui due permanenti), che solleva un problema di principio fondamentale”. L’Unione Europea e gli Stati Uniti si sono infatti schierati apertamente con l’Italia, che ieri ha incassato anche il sostegno della NATO.

“La reazione del segretario generale ha certo seguito meccanicamente la tradizione dell’approccio delle Nazioni Unite nei casi di controversia giudiziaria tra due Stati membri”, ha osservato il ministro, “forse facendo prevalere in questa reazione una malintesa preoccupazione di equidistanza fra due membri importanti delle Nazioni Unite rispetto alla dovuta attenzione alle questioni giuridiche e di principio sollevate dall’Italia. Ma il punto è che il SUA Act, o l’uso del SUA Act come impianto per il capo di imputazione, ha modificato sensibilmente i termini della questione”. Emma Bonino ha ricordato infatti che “ci sono molteplici convenzioni sul terrorismo sottoscritte in sede ONU e ci sono inoltre risoluzioni del Consiglio di sicurezza alla base delle operazioni antipirateria in corso, cui noi partecipiamo e cui partecipavano i nostri marò. Queste risoluzioni e queste convenzioni hanno alla base non solo l’esigenza condivisa di condurre efficacemente la lotta alla pirateria e al terrorismo, ma anche quella non meno importante di prevenire abusi ed interpretazioni divergenti della definizione di “terrorismo” o “terrorista”. Spesso si fa un uso generoso, se non abusivo, di queste nozioni; ed è bene che ci sia una sorveglianza multilaterale sul modo di interpretare e di applicare le legislazioni nazionali in questa materia”.

L’Italia, ha rivendicato Bonino, “ha sempre coerentemente sostenuto che la questione dei fucilieri trascende l’ambito dei rapporti bilaterali, perché riguarda il rispetto del diritto internazionale”, nell’ambito del quale era “conformemente” inquadrata la missione antipirateria dei nostri due fucilieri. Per questo il governo ha sempre contestato la legittimità della giurisdizione indiana, sostenendo “in più occasioni che la stessa viene esercitata in violazione delle convenzioni delle Nazioni Unite sul diritto internazionale e del mare e delle regole consuetudinarie sull’immunità funzionale degli organi dello Stato”.

Per queste ragioni, oltre a restare in contatto con l’Alto commissario per i Diritti Umani dell’Onu Pillay, ieri l’ambasciatore Sebastiano Cardi ha avuto un incontro con Ban Ki-Moon ed in serata è seguito il colloquio telefonico con il ministro Bonino, che dal segretario generale dell’Onu ha ottenuto “comprensione e assicurazione di una sua successiva azione nei confronti delle autorità indiane”.

Sempre ieri, ha riferito Bonino, si è tenuta a New York una riunione di coordinamento a livello dei 28 Paesi Unione europea, promossa “a seguito di un colloquio telefonico che ho avuto con il mio omologo greco Venizelos, presidente di turno dell’Unione europea”. Dalla riunione è emersa “una piena adesione e un’incondizionata solidarietà ed è stato convenuto di fare d’urgenza una nuova démarche su Ban Ki-moon, che sarà effettuata dalla delegazione dell’Unione europea, dalla Grecia e da noi nelle prossime ore. Rimane evidente”, ha aggiunto il ministro, “che il tipo di pressione esercitata sia in via bilaterale che multilaterale verrà valutata e ponderata anche alla luce delle risultanze dell’udienza del 18 febbraio prossimo venturo. L’Alto rappresentante sarà comunque a New York nella giornata di domani”.

Ad ogni modo Bonino ha tenuto a precisare che “la questione bilaterale invocata” da Ban Ki-Moon “non si pone proprio più”. Dopo il “coinvolgimento” dell’Unione europea e della NATO, “non può più essere un rapporto confinato a dispute bilaterali, perché sono in gioco principi di fondo dello Stato di diritto, l’applicazione delle convenzioni antiterrorismo e di due risoluzioni del Consiglio di sicurezza che hanno autorizzato sia l’operazione Ocean Shield che l’operazione dell’Unione europea Atlanta”.

Per questo, ha assicurato il ministro “continueremo su questa strada, convinti come siamo che il nostro obbligo prioritario, comunque siano state le operazioni nei mesi e negli anni precedenti, sia quello di riportare in Italia in dignità i nostri due marò”. (r.a.\aise)

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