martaegrifonejpgROMA\ aise\ – È stata inaugurata il 26 novembre negli spazi della galleria MAC Maja Arte Contemporanea di Roma la personale dell’artista Gaetano Zampogna, che sino al 16 gennaio 2016 presenta il ciclo di opere dal titolo “Mata e Grifone” (2010-2013).

In mostra, a cura di Daina Maja Titonel, nove dipinti di grande formato (180x130cm/ 280x130cm), e altrettanti di piccolo e medio formato, realizzati utilizzando come supporto stoffe decorate.
Con piglio visionario, Zampogna crea grandi macchine visive i cui protagonisti sono due personaggi allegorici: i giganti Mata e Grifone, fondatori mitici della città di Messina. Rappresentati rispettivamente da una donna bianca e da un guerriero moro, nelle fattezze di colossi di cartapesta durante le feste patronali vengono portati in processione per le vie di alcuni paesi in Sicilia e in Calabria, terra di origine di Gaetano Zampogna.
Evocati dall’artista in questi lavori, Mata e Grifone si palesano sulle stoffe decorate con motivi floreali, precipitando nell’abisso dello spazio irreale dello sfondo.
Scrive Claude Frontisi nel catalogo che accompagna la mostra: “Questa è la pittura che Gaetano Zampogna declina in tutti i tipi di formato: fantasmi venuti dalla notte dei tempi, sogno a occhi aperti che ci invita a condividere nel presente, nella gigantomachia di questa esposizione”.
“Le opere “gigantesche” di Zampogna sembrano nascere da quella condizione stravagante in cui reminiscenza, memoria e oblio convivono e dove il fantasma del pittore incontra i fantasmi ancestrali della propria fanciullezza”, osserva Elmerindo Fiore nel suo contributo critico. “Essi attraversano i muri e si palesano nella camera onirica dell’artista e lì lasciano il loro simulacro. […] La statura dei giganti in posa ribalta le certezze della realtà, inverte le sue cronologie, come a dire che solo ciò che si può dipingere è reale ed è reale solo ciò che non esiste.
Nato a Scido, in provincia di Reggio Calabria nel 1946, Gaetano Zampogna vive e lavora a Roma. Nel 1989 è tra i fondatori del gruppo Artmedia. In sintonia con le direttive teoriche del movimento, basate su una concezione dell’arte intesa come “appropriazione” e “saccheggio” di opere del Novecento, inserisce su superfici monocrome o dicrome, o supporti fotografici in cibachrome, opere originali di artisti quali Schifano, Boetti e Lewitt. Dopo tale esperienza, che si conclude nel 1994, Zampogna sposta il suo lavoro verso il recupero di una pittura figurativa contaminata dalle mitologie mediatiche del nostro tempo. In un primo momento evidenziando la debolezza della realtà percepita come produzione pubblicitaria: all’imponenza monocromatica e lunare di grandi volti anonimi sovrappone “gli avvenimenti del mondo” come finestre mediali prese dalle copertine delle più importanti riviste internazionali. Nella fase successiva Zampogna crea un rapporto alienato di identità fra i due soggetti dilatando le precedenti finestre fino a farle diventare equivalenti ai ritratti, fino a rendere cioè la “Realtà reale” e la “Realtà mediale” intercambiabili.
Le opere successive dell’artista rappresentano un passo ulteriore e logico verso un’analisi ironica e tragica del reale: i personaggi vivono bizzarramente all’interno delle figurazioni del “gratta e vinci”. L’Isola del Tesoro, gli Animali Portafortuna, sono icone di una contemporaneità svalorizzata che rappresentano l’attesa di una mediocre catarsi: la speranza illusoria della personale ricchezza. Nel 2009 l’artista realizza una serie di volti di poeti amici, monocromatici ed estremamente riconoscibili, appena “disturbati” a tutto campo dalla formulazione errata di proverbi banali (ad esempio can che abbaia… non nuota). Nel 2010 inizia il ciclo dei giganti Mata e Grifone. (aise) 

 

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