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MANTOVA\ aise\ – “Noi italiani disponiamo di un patrimonio culturale straordinario, che tutto il mondo ammira”. Un patrimonio che va custodito ma anche incrementato, sfruttando quella “creatività” tutta italiana che “è il talento che abbiamo ricevuto e che non dobbiamo mai dissipare”, perché costituisce “il valore aggiunto della nostra vita sociale e un valore per la nostra economia”. Da Mantova, Capitale italiana della Cultura 2016, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo ha ribadito ancora una volta: “investire in arte, istruzione, beni culturali, ricerca, è sempre vantaggioso”, poiché “cultura e arte sono volani di crescita. Di una crescita equilibrata: la sola che garantisce coesione, senso di appartenenza alla società, fiducia e rispetto per l’ambiente e per gli altri”. Per questa ragione il capo dello Stato ha auspicato una rapida “ricostruzione dei beni culturali e artistici” nelle zone terremotate, “necessaria non meno di quella delle case e delle fabbriche, delle scuole e delle piazze, perché i beni culturali e artistici sono parte di un’identità personale e collettiva e sono moltiplicatori di forza sociale”. Ed ha invocato “investimenti coordinati in cultura, innovazione e accoglienza turistica per competere con le altre offerte europee, per accrescere gli standard, e così valorizzare ancor di più storia, tradizione e natura dell’Italia. C’è tanta domanda di Italia in Europa e nel mondo. Non è un azzardo scommettere su noi stessi e sulle nostre capacità. È anzi una scelta lungimirante e concreta”.
Mattarella è intervenuto con queste parole oggi al convegno “Città d’arte 3.0, il futuro delle Città d’arte in Italia”, tenutosi presso il Teatro Bibiena di Mantova, che Mattarella ha definito “gioiello del nostro patrimonio artistico nazionale”. Presenti, fra gli altri, ad animare un confronto “vitale per il nostro Paese sul valore dell’arte e della cultura per uno sviluppo equilibrato delle società e per la qualità della vita dei cittadini”, il ministro Dario Franceschini, il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, il sindaco di Mantova Mattia Palazzi, e il presidente del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te, Stefano Baia Curioni.
Salutando i presenti, Mattarella ha subito parlato della cultura come tema “essenziale per affrontare le sfide nuove, per misurarci nel mondo globale avendo consapevolezza delle nostre radici, della nostra identità, delle potenzialità da usare per divenire costruttori di futuro”.
Quindi ha affermato: “Noi italiani disponiamo di un patrimonio culturale straordinario, che tutto il mondo ammira. Un patrimonio che dobbiamo certamente custodire, ma anche valorizzare, incrementare, integrare con nuove progettualità. L’Italia si identifica anche con i suoi impareggiabili tesori, è la storia che li ha plasmati e che compone il dna delle nostre città e del nostro popolo, è l’osmosi tra natura e opera dell’uomo che ha formato i tessuti urbani, definito i paesaggi, dato vita a un modello sociale e a una civiltà. Questo non vuol dire che dobbiamo sentirci custodi di un museo. Al contrario, i nostri tesori sono abitati, vissuti, vivi ogni giorno. E sta proprio alla nostra responsabilità continuare a farli vivere nel tempo, in modo che ci aiutino a rafforzare i nostri legami di comunità e diventino leva di saperi diffusi, di benessere, di crescita delle opportunità, in ogni ambito della vita della società”.
“La creatività italiana è il talento che abbiamo ricevuto e che non dobbiamo mai dissipare”, è stato il monito del capo dello Stato. “La qualità Italia è un insieme di beni materiali e immateriali, di natura e di esperienza, di genialità e di stile. È il valore aggiunto della nostra vita sociale e un valore per la nostra economia. Investire in arte, istruzione, beni culturali, ricerca, è sempre vantaggioso. Il ritorno sarà sempre più grande dell’impegno di spesa, perché ci offre conoscenze per conservare ciò che va conservato e stimoli per innovare, per trasformare con creatività”.
Riconoscendo poi il ruolo delle città che, “a partire proprio dalle tante città d’arte” come Mantova, “forniscono al Paese una rete di connessione preziosa”, Mattarella ha osservato: “non vi è città o borgo d’Italia che non annoveri un Museo, un monumento, un’opera d’arte, che non sia inserito in un paesaggio che meriti attenzione. Ed è questa proposta diffusa a rendere possibili percorsi di sviluppo del turismo culturali sin qui non esplorati”. D’altra parte, “la civiltà italiana è fondata sulle sue città, sui suoi municipi: la sua cultura e le sue qualità hanno origine nell’affermazione dei Comuni e delle loro peculiari originalità. Per questo i tanti campanili costituiscono un moltiplicatore di energia e di possibilità”. Per Mattarella “l’Italia delle città, nella sua ricca varietà, può avere una straordinaria forza di attrazione e di creatività. Sta a noi vincere questa sfida. E ricavare dalle culture e identità locali, che permangono nel loro valore così alto, una nuova spinta di comunità, un salto in avanti per l’intero Paese, da Nord a Sud. Nella dimensione globale, nella società 3.0 o 4.0 non si salverà una parte dell’Italia a dispetto di un’altra: il vero progresso, ampio e consistente, è possibile soltanto tutti insieme”.
“Cultura e arte sono volani di crescita”, ha detto ancora una volta il presidente della Repubblica. “Di una crescita equilibrata: la sola che garantisce coesione, senso di appartenenza alla società, fiducia e rispetto per l’ambiente e per gli altri. Del resto, non è soltanto il Pil la misura della felicità delle persone e delle comunità. E, tuttavia, cultura e arte fanno bene anche ai numeri dell’economia. Lo dimostrano i legami sempre stretti tra fruizione dei beni artistici e turismo. Lo dimostrano i risultati delle applicazione di nuove tecnologie nei progetti e nei percorsi museali e culturali. Lo dimostrano le ricadute dell’industria del cinema, laddove questa è messa nelle condizioni di svilupparsi. E questo elenco potrebbe ancora continuare”.
Quanto ai musei e ai siti archeologici e d’arte “di cui l’Italia fortunatamente è colma”, Mattarella ha riflettuto: “I beni culturali solo molto più di un valore in sé: possono diventare perno di progetti di riqualificazione e di rilancio anche di territori in difficoltà. Il turismo culturale è in sviluppo, la domanda mondiale è più forte che nel passato: è nostro dovere attrezzarci, migliorare tecnologie e idee per offrire migliori servizi e per utilizzare poi le ricadute positive per rendere ancora più belli e attraenti i nostri tesori e le nostre città”.
“La cultura, peraltro”, ha aggiunto il capo dello Stato, “offre potenzialità importanti di lavoro qualificato. Purtroppo”, ha rilevato, “nonostante il cospicuo vantaggio competitivo del nostro Paese, non abbiamo ancora una quota di occupazione nel settore adeguata. È inferiore alla media europea. Questa sottovalutazione è ancora maggiore nel Mezzogiorno, dove pure ci sono giacimenti di inestimabile pregio culturale, ambientale, turistico. Occorrono investimenti coordinati in cultura, innovazione e accoglienza turistica per competere con le altre offerte europee, per accrescere gli standard, e così valorizzare ancor di più storia, tradizione e natura dell’Italia. C’è tanta domanda di Italia in Europa e nel mondo. Non è un azzardo scommettere su noi stessi e sulle nostre capacità. È anzi una scelta lungimirante e concreta”.
In questo senso e ricordando il “terribile terremoto” che “ha portato morte, sofferenze, distruzioni” nell’Italia centrale, Mattarella ha affermato: “La ricostruzione dei beni culturali e artistici è necessaria, non meno di quella delle case e delle fabbriche, delle scuole e delle piazze, perché i beni culturali e artistici sono parte di un’identità personale e collettiva, e sono moltiplicatori di forza sociale. La cultura è memoria, e non soltanto questo. Deve saper offrire le “chiavi di lettura” di un presente che talvolta ci spiazza e ci impaurisce. La migliore reazione alla paura nasce proprio dalla capacità di interpretare e di affrontare il presente, evitando risposte parziali e superficiali. La cultura si genera peraltro laddove può trarre da una comunità la linfa vitale”.
Citando infine Marc Augé, per il quale “la ricostruzione dei borghi antichi è l’antidoto alla fine culturale dell’Europa”, Mattarella ha concluso: “Dobbiamo impedire – è un richiamo preciso, fondato – che parti di territorio diventino “nonluoghi”. E l’integrità di un luogo si difende anzitutto restituendogli la vita nella sua pienezza, non solo salvaguardandone la memoria ma restituendogli la vita di ogni giorno”. (aise)

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