FIRENZEFIRENZE\ aise\ – “Non sradicheremo l’odio facendolo entrare nelle nostre vite e nella nostra civiltà. Il terrore vorrebbe snaturarci. Noi non ci piegheremo. Non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che oggi è intervenuto aFirenze alla celebrazione del 150° anniversario dell’insediamento a Palazzo Vecchio della Camera dei deputati della IX legislatura del Regno d’Italia. La cerimonia, che si è svolta del Salone dei Cinquecento, si inserisce negli eventi promossi per il 150° anniversario di Firenze Capitale.

Richiamato il contributo di Firenze capitale nella storia, e la bellezza del salone de’ Cinquecento, che ha ospitato la celebrazione, in cui “vennero chiamati a cimentarsi Leonardo e Michelangelo”, Mattarella ha sottolineato che “conoscere la storia, studiarla, cercare le radici più robuste, puntare sui saperi e sulla formazione è esercizio di chi intende affrontare con coraggio la sfida della contemporaneità. Nel DNA italiano ed europeo è iscritto, del resto, uno straordinario impasto di storia, di cultura, di umanità, di idee di libertà e di relazioni sociali”.
“È parte della vita che viviamo, ed è ragione del nostro desiderio di migliorarci. Dobbiamo tenerlo presente – ha aggiunto – nel momento in cui il terrorismo sferra il suo attacco contro la nostra Europa e porta morte e barbarie in una delle sue città. È un tentativo di guerra globale dalle modalità inedite quello che sta deturpando l’inizio del nuovo millennio”.
“Dobbiamo essere uniti, essere determinati e insieme affermare i principi del nostro umanesimo”, ha sottolineato Mattarella. “Non può mancare il senso di giustizia, né la disponibilità a cooperare per uno sviluppo sostenibile e per ridurre le aree dove prevale la violenza e lo sfruttamento. Dobbiamo garantire sicurezza ai nostri concittadini senza rinunciare alle libertà conquistate, dobbiamo affrontare il fanatismo e l’estremismo con assoluta fermezza, promuovendo il dialogo fra le culture e la tolleranza”.
“Non sradicheremo l’odio facendolo entrare nelle nostre vite e nella nostra civiltà. Il terrore vorrebbe snaturarci. Noi – ha ribadito con forza – non ci piegheremo. Non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro. Difenderemo la qualità delle nostra civiltà e la offriremo al mondo, rimanendo fedeli ai valori che la hanno ispirata e affinata nel tempo”.
Firenze, ha proseguito, “è una città di pace. Oggi la pace ci chiama a nuove responsabilità. Non saranno prove facili: non bisogna mai rinunciare a grandi visioni, alla prospettiva di un umanesimo condiviso. Lo dobbiamo ai nostri figli, anche a quelli che sono stati così barbaramente uccisi e che resteranno sempre nel nostro ricordo. Firenze è maestra. Ha dato molto all’idea di Italia. Lo stesso trasferimento della capitale tra il 1865 e il 1871 – quando venne completato il passaggio governativo a Roma – occupò uno spazio temporale breve ma cruciale per il processo di unificazione del nostro Paese. E non soltanto perché, negli anni della “transizione” fiorentina, l’Italia riuscì a ricomprendere prima Venezia e poi Roma, la cui assenza rendeva- insieme ad altre – la nostra una nazione incompiuta”.
“A Firenze – ha ricordato Mattarella – avvenne una maturazione, che rafforzò agli occhi degli italiani la dimensione dello Stato unitario. Torino aveva dato, e continuava a dare, tantissimo”. Il trasferimento della capitale a Firenze “contribuì ad attenuare inquietudini e risentimenti interni. Avvicinò il Sud del Paese, avvicinò Roma, rese visibile come l’Italia poggiasse su basi più ampie e radici più antiche, diede allo Stato una maggiore prospettiva nazionale”.
Anche Firenze “dovette compiere sacrifici, oltre che ricevere onori”, tuttavia “assunse la sua responsabilità e si pose con impegno alla guida in quel tratto di strada”.
“Il contributo della legislatura, iniziata a Firenze con il discorso di Vittorio Emanuele II il 18 novembre del 1865, fu peraltro molto consistente – ha ricordato il Capo dello Stato – anche sul piano dell’attività legislativa e del rafforzamento dei profili ordinamentali dello Stato. Con Firenze capitale furono approvate le disposizioni per l’unificazione amministrativa del Paese, norme decisive anche per dare una dimensione concreta al processo di unità. Entrò in vigore il nuovo codice civile, valido in tutto il Paese. Le severe misure per fronteggiare il disavanzo pubblico, divenuto insostenibile dopo la terza guerra d’indipendenza, ebbero conseguenze pesanti nelle fasce sociali più deboli ma, a loro modo, contribuirono a delineare il carattere nazionale delle politiche di bilancio. La legge per la soppressione delle corporazioni religiose precedette quella, approvata pure a Firenze, delle Guarentigie che divenne condizione internazionale per il successivo trasferimento della capitale a Roma”.
E ancora, fu a Firezne che “si istituì per legge il censimento della popolazione italiana”, senza dimenticare che “nel codice penale della Toscana la condanna a morte era già stata abolita e, al termine di un confronto parlamentare, qui nel salone de’Cinquecento, si scelse di estendere a tutta Italia la norma vigente a Firenze”.
“Nella ricorrenza di oggi, oltre che Firenze, celebriamo l’importanza del Parlamento e il suo autonomo valore nel lungo cammino delle democrazie, mai definitivamente concluso”, ha aggiunto. “Viviamo un tempo di globalizzazione, in cui i poteri tendono a concentrarsi, spesso fuori dalle istituzioni nazionali. La sfida per i Parlamenti è di tenere insieme rappresentanza e capacità di decisione, partecipazione popolare e scelte politiche lungimiranti, non ipotecate dai soli vantaggi contingenti. La sfida per noi europei è quella di allargare ulteriormente la democrazia a livello continentale, dando una base parlamentare solida anche all’Unione economica e monetaria, realizzando un crescente contrappeso comunitario al potere intergovernativo dell’Unione Europea”.
“L’unità europea, ideale del Risorgimento, – ha rimarcato Mattarella – è l’ideale del nostro avvenire, oltre che nostro interesse concreto, è la chiave indispensabile per affrontare queste nuove realtà epocali. Troppi egoismi, troppe visioni anguste, ancora ci frenano. Ma come Firenze seppe guardare all’unità d’Italia così, oggi, forti della nostra storia e della cultura migliore, – ha concluso – dobbiamo saper individuare un orizzonte più alto. Viva Firenze, viva l’Italia, viva l’Europa!”. (aise) 

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