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RIMINI\ aise\ – “A voi giovani presenti e a quanti altri, con il loro generoso servizio volontario, rendono possibili queste giornate di incontro e di dialogo a Rimini, voglio dire che siete unarisorsa preziosa per la nostra società. Sono qui anzitutto per ringraziarvi. E per incoraggiare, insieme a voi, tutti i giovani che sono disposti a mettersi in gioco per una speranza, per una passione, per una buona causa”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione della XXXVII edizione del Meeting fra i popoliiniziato oggi a Rimini sul tema “Tu sei un bene per me”.
“La Repubblica italiana ha appena compiuto 70 anni. Anch’essa è giovane. I tempi biologici sono più lunghi per le istituzioni. Ha già affrontato e superato prove impegnative”, ha aggiunto Mattarella. “Per diventare più forte ha bisogno di rinnovato entusiasmo, di fraternità, di curiosità per l’altro, di voglia di futuro, del coraggio di misurarsi con le nuove sfide che abbiamo di fronte. Ovviamente si confronteranno, come bene e come giusto idee e soluzioni diverse, ma l’attitudine dei giovani a diventare protagonisti della propria storia costituisce comunque sempre l’energia vitale di un Paese. Questa spinta – ha sottolineato – vale più di qualunque indice economico o di borsa. La nostra società sta invecchiando e ci sono rischi oggettivi che le potenzialità dei giovani vengano compresse”. Dunque occorre “prestare attenzione e dar spazio alla visione dei giovani. Senza farci vincere dalle paure. Dalle paure antiche e da quelle inedite”.
“Attenti a non cadere nell’errore di ritenere nuove false soluzioni già vissute e fallite nel breve Novecento”, il monito del Capo dello Stato, che ha poi osservato: “non ci difenderemo alzando muri verso l’esterno, o creando barriere divisorie al nostro interno. Al contrario”.
Delle “tante nuove diseguaglianze” che stanno emergendo, ha detto il Presidente, “spesso sono proprio i giovani a pagarne il prezzo più alto”. Quindi “occorre ricominciare a costruire ponti e percorsi di coesione e sviluppo” e “rendersi conto che vi è un destino da condividere”.
“Stiamo parlando di condivisione dei benefici e delle responsabilità; e anche delle difficoltà. Condivisione dei diritti e dei doveri. Della memoria del nostro popolo e del suo sguardo verso il futuro”, ha aggiunto. “Viviamo oggi l’epoca dell’io”, ma l’io “non è soltanto identità. È anche dignità, libertà. Libertà che ci è stato ricordato – da Kant a Martin Luther King – trova il proprio limite nella libertà degli altri, di tutti gli altri”.
Quindi, “l’io ha bisogno del tu come l’aria per respirare. L’io contiene l’esigenza di diventare un “noi” proprio per fronteggiare e raggiungere quei traguardi che è stato capace di immaginare. Perché il noi è la comunità. Il noi è anche la storia. Il noi è la democrazia”.
“Per spezzare la catena dell’autoreferenzialità, dell’egoismo e, in definitiva, dell’impotenza della politica, e del tessuto sociale è necessario dare il giusto valore all’altro. Dare valore al dialogo. Mettere insieme le speranze e l’amicizia” che “è una leva della storia”.
Se è vero che “quando l’io perde l’opportunità del noi, tutta la società diventa più debole e meno creativa”, per Mattarella “l’amicizia stessa si fonda sul valore delle differenze. Le differenze ci arricchiscono e ci ricordano il principio di non appagamento. Ci spingono a cercare la verità che è presente negli altri”.
“È questa – ha sottolineato – la prospettiva con cui affrontare il grande tema politico dell’unità. Unità del nostro Paese. Unità dell’Europa. Unità del genere umano intorno ai diritti fondamentali della persona. L’unità non è soltanto una questione di ordinamento giuridico o di solidità istituzionale. L’unità è anzitutto un fondamento etico e sociale comune, trasfuso in sentimenti e comportamenti vissuti”.
L’unità del Paese “non è una conquista acquisita una volta per tutte”, ha osservato il Presidente. “Passa oggi dalla crescita del Meridione. Dalle concrete opportunità di lavoro per i giovani. Dal contrasto alle povertà e alle diseguaglianze. Dall’occupazione femminile. Dalla conciliazione dei tempi di cura e di lavoro. Da uno sviluppo delle reti sociali e comunitarie, che possono rinnovare e consolidare il welfare senza privarlo del suo carattere universalistico. L’unità del Paese è anche investimento nella ricerca e nei settori strategici, giustizia più efficiente, integrazione e non esclusione di chi è sfavorito dalle condizioni di partenza”.
“Dobbiamo tutti averne cura, avere cura – ha sottolineato – dell’unità e della coesione del nostro Paese. Nessuno può seriamente pensare di farcela da solo. Allargare le divisioni ci rende più deboli”.
“La Repubblica, di cui abbiamo celebrato i settant’anni, è stata una scelta di popolo che ci ha consentito di risalire la china che avevamo percorso in caduta, il baratro nel quale eravamo precipitati negli anni della dittatura, con i lutti e la disperazione della guerra, con le macerie della distruzione”, ha ricordato il capo dello Stato. “La Repubblica è nata da un referendum, e dunque da un confronto democratico. La divisione degli orientamenti, però, è stata tradotta in una straordinaria forza unitaria. Merito dei nostri padri e delle nostre madri. Merito delle forze politiche e delle classi dirigenti democratiche. Che hanno saputo comprendere, malgrado difficoltà molto grandi (che talvolta vengono oggi sottovalutate), ciò che li univa, al di là dei legittimi contrasti”.
“Questa ricomposizione ha creato sviluppo, diritti, opportunità. Ha ridotto le distanze sociali. Ha promosso conoscenze, cultura, speranze”, ha detto ancora Mattarella citando i dati sulla scolarità in Italia prima e dopo il 46.
La scelta repubblicana “ha influito, in grande misura, sulla definizione dell’identità del Paese”, ha sostenuto il Presidente secondo cui “in passato non è stata valorizzata a sufficienza la portata storica della scelta repubblicana”. Ma è stata la Repubblica a “contribuire, e non poco, a superare i momenti più difficili. Per lunghi anni l’Italia è stata l’unica democrazia tra i Paesi dell’Europa del Sud e non è stato semplice, né scontato difendere questa condizione da pressioni interne ed esterne”.
Oggi “gli inevitabili contrasti che animano la dialettica democratica non devono farci dimenticare che i momenti di unità sono decisivi nella vita di una nazione. E che talvolta sono anche doverosi. È un grande merito saperli riconoscere. Un Paese che non sa trovare occasioni di unità – ha affermato – diventa più debole”.
La democrazia “è libertà nel confronto, ed è pure conflitto, ovviamente all’interno dei binari segnati dal diritto e dal rispetto dell’altro. Ma la democrazia è anche paziente. La pazienza della democrazia italiana ha consentito tempi di crescita e di maturazione a culture diverse. L’adesione alla democrazia si acquisisce e si rafforza praticandola, e così è avvenuto anche nel nostro Paese”.
Oggi, ha proseguito, “l’unità, la coesione del nostro Paese è una grande questione connessa all’unità, alla coesione dell’Europa. È una pericolosa illusione rifugiarsi nella dimensione nazionale, sperando così, velleitariamente, di difendersi dal mondo globalizzato. Lo stato dell’Unione Europea non ci soddisfa appieno, è vero. È un’Europa incerta, impaurita, lenta, che ha ridotto la sua capacità di politica lungimirante e coraggiosa”. Per questo “la missione di un’Italia consapevole del proprio ruolo – e della validità storica del progetto di integrazione europea – è esattamente quella di contribuire al rilancio dell’Unione. È questo il destino migliore per noi e i nostri giovani. Dobbiamo aprire la strada al futuro, non illuderci di poterci riparare in improbabili trincee”. L’Europa “è la dimensione necessaria per affrontare, con umanità ed efficacia, la politica dell’immigrazione e l’accoglienza dei profughi che fuggono dalle violenze e dalle guerre. Tanta strada è ancora da fare”.
“Ci vuole umanità verso chi è perseguitato, accoglienza per chi ha bisogno e, insieme, sicurezza di rispetto delle leggi da parti di chi arriva”, ha sottolineato ancora Mattarella. “Occorre severità massima nei confronti di chi si approfitta di essere umani in difficoltà, cooperazione con i Paesi di provenienza e di transito dei migranti. Ci vuole intelligenza e visione per battere chi vuole la guerra e la provoca. Senza Europa, da solo, neppure il Paese più forte può farcela a garantire la sicurezza e lo sviluppo che i suoi cittadini chiedono”.
Il tema delle migrazioni “rende evidente come ci si realizzi davvero insieme agli altri e non da soli”, ha sostenuto Mattarella. “Nessuno può augurarsi che si verifichino spostamenti migratori sempre più imponenti ma così rischia di avvenire se ci si illude di risolvere il problema con un “vietato l’ingresso” e non governando il fenomeno con serietà e senso di responsabilità”.
“Con la nostra civiltà, e senza rinunciare ad essa, sconfiggeremo anche i terroristi. Che seminano morte per tentare di cambiare i nostri cuori e le nostre menti. È questa una sfida per gli Stati democratici. Ma anche per le religioni”, ha annotato il Capo dello Stato, secondo cui “il dialogo tra le fedi è oggi una necessità storica, è una condizione per conquistare la pace. Il dialogo tra le fedi è un atto di umiltà, che può riconciliarci con la storia dell’uomo”.
Il nostro Paese, ha ribadito, “ha un grande contributo da offrire all’Europa, al Mediterraneo, al mondo, in questo tempo così complicato e, peraltro, affascinante come in realtà ogni tempo. Essere e sentirsi italiani è un privilegio. Vorrei dirlo anzitutto ai giovani: dovete sentire la responsabilità, ma anche apprezzare la bellezza di quanto avete nelle vostre mani. Il talento non va nascosto sotto terra, ma investito con coraggio”.
L’Italia siete voi, è fatta dai giovani che come voi, in tante parti del Paese, stanno mettendo in gioco le loro qualità, le loro idee, le loro esperienze”, l’esortazione del Presidente. “La scelta della Repubblica, con il suo patto di cittadinanza tra popolo e istituzioni, ci ha permesso di crescere in libertà, coesione, benessere, garantiti da un lunghissimo periodo di pace. Usate la vostra libertà per costruire un futuro migliore. Non restate a guardare. La casa comune, in realtà, è già la vostra”. (aise) 

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