9_mattROMA\ aise\ – “Sono lieto di accogliere al Quirinale (come già i miei predecessori, Ciampi e Napolitano), i magistrati che, ben presto, dovranno adoperarsi per contribuire all’efficienza del sistema giustizia, che è necessario sia sempre più all’altezza dei bisogni e delle aspettative della nostra società”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha salutato nel pomeriggio al Quirinale i 346 Magistrati in tirocinio nominati con decreto ministeriale del 20 febbraio 2014.

Erano presenti il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, il Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Pasquale Ciccolo, il Presidente della Scuola Superiore della Magistratura, Valerio Onida e i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. “È confortante constatare – ha detto Mattarella – che nuove, e numerose, energie siano in arrivo, specie in un momento in cui le scoperture di organico

sono destinate ad aumentare a seguito delle modifiche della disciplina del collocamento a riposo. La consistente presenza della componente femminile dimostra che il reclutamento tramite concorso consente di far emergere in tutta la loro portata le capacità, le attitudini, l’impegno delle donne”.

“All’esito del periodo di tirocinio generale, – ha proseguito – nel quale avete fatto esperienza nei diversi settori in cui si articola l’attività giurisdizionale, e alla vigilia della scelta delle sedi e delle funzioni che tra pochi mesi andrete a svolgere, è certamente presente in ciascuno di voi la percezione della delicatezza dell’attività che vi attende, nel difficile compito di assicurare l’osservanza della legalità democratica e il rispetto dei diritti e delle libertà individuali”.

“L’attività giurisdizionale è oggi resa ancor più impegnativa da un quadro giuridico straordinariamente variegato”, ha sottolineato il Capo dello Stato. “Allo Stato nazionale si affiancano sempre di più la normativa sovranazionale e i principi fondamentali dettati dalle varie Carte dei diritti. Ne conseguono complesse dinamiche di interazione giurisprudenziale, dovute al frequente confronto con le pronunce delle Corti europee”.

“A ciò – ha detto – si aggiungono le aspettative sempre più esigenti dei cittadini che, in una società in rapido mutamento, afflitta da difficoltà economiche e percorsa da ansie e da crescenti diffidenze, si rivolgono alla funzione giustizia con fiducia accresciuta, attendendosi spesso più di quanto normalmente richiesto a chi è investito di altre funzioni pubbliche”.

“In particolare, – ha spiegato – chiedono a ciascuno dei magistrati di rendere concreto, in tempi rapidi, il fondamentale diritto costituzionale alla giustizia, ossia al riconoscimento dei propri diritti. La certezza del diritto è elemento essenziale sempre. Lo è particolarmente nelle società complesse e caratterizzate da forti legami internazionali, per consentire il crescere di società sane. Il rapporto tra giustizia e sviluppo, tra equità e finanza pubblica, in una parola il contributo alla continua costruzione dell’edificio della democrazia, passa anche di qui, con un particolare impegno diretto alla lotta alla corruzione. Non sarà mai abbastanza sottolineata la alterazione grave che deriva alla vita pubblica, al sistema delle imprese, al soddisfacimento dei bisogni della comunità, dal dirottamento fraudolento di risorse verso il mondo parallelo della corruzione”.

Secondo Mattarella “coraggio e umiltà sono le virtù richieste, in eguale misura, nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali. Coraggio perché l’impegno che vi aspetta è vasto e arduo. Professionalità, dedizione, credibilità, autorevolezza, senso di responsabilità, sono le doti che i cittadini si aspettano nei magistrati. Doti – tutte – radicate nella consapevolezza dell’altissimo compito che essi sono chiamati a svolgere”.

“Al penetrante potere connesso alle funzioni esercitate, – ha enfatizzato – deve sapersi accompagnare, a bilanciamento, l’umiltà. Vale a dire la costante attenzione alle conseguenze del proprio agire professionale, sia verso i singoli che avanzano istanze di giustizia, sia verso l’intera società, che nei giudici deve poter nutrire piena fiducia. Attenzione che impone, correlativamente, apertura al dubbio sui propri convincimenti, disponibilità a confrontarsi con le critiche legittime ai modi in cui si amministra la giustizia”.

“Il magistrato, – per Mattarella – attraverso l’attività di interpretazione delle norme, diviene anche artefice del “diritto vivente”; il che comporta necessariamente l’assunzione di una responsabilità maggiore rispetto al modello di giudice “bocca della legge”. Il principio fondamentale recepito dalla nostra Costituzione è quello della autonomia ed indipendenza della magistratura, condizione essenziale ed irrinunciabile per un ordinamento autenticamente democratico. Tale garanzia, da tutelare pienamente, esige che ogni magistrato, nell’esercizio delle sue funzioni – siano esse giudicanti o requirenti – osservi, scrupolosamente, i doveri indicati dall’art. 1 del decreto legislativo n. 109 del 2006: imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo, equilibrio, rispetto della dignità della persona. Consentitemi di sottolineare in particolare quest’ultimo, elemento essenziale della cittadinanza”.

“Si tratta – ha specificato – di valori che ben conoscete, immanenti al ruolo, e dalla cui osservanza dipende l’affermazione e il riconoscimento del prestigio, dell’autorevolezza, della credibilità della magistratura, di cui ogni società ha grande bisogno. Si tratta di valori che vengono sottolineati spesso e che certamente ciascuno di voi avrà nella propria convinzione e nei propri progetti. Seguire il “modello” di magistrato ispirato all’attuazione dei valori etici ordinamentali vi aiuterà ad affrontare, con serenità, i compiti che vi aspettano e a non lasciarvi condizionare dal timore di subire le conseguenze di eventuali azioni di responsabilità, nella consapevolezza di essere soggetti, nell’applicazione delle vostre funzioni, unicamente alla legge”.

“Le recenti modifiche alla legge Vassalli – ha ricordato Mattarella – hanno mantenuto il principio della responsabilità indiretta del magistrato e collegato la più stringente disciplina della rivalsa statuale alla riferibilità a condotte soggettivamente qualificate in termini di dolo o negligenza inescusabile. Ovviamente – come ha precisato lo stesso Ministro della giustizia – andranno attentamente valutati gli effetti concreti dell’applicazione della nuova legge. Il Consiglio superiore della magistratura è organo di garanzia dell’autonomia ed indipendenza della funzione giudiziaria che andrete a ricoprire. Di questi valori costituzionali decisivi per la democrazia, sarò sempre attento “custode” nella duplice veste di Presidente della Repubblica e di Presidente del CSM”.

“In questo giorno, – ha chiosato – carico di grandi speranze non soltanto per voi, ho voluto esservi vicino poiché il ruolo che vi apprestate ad assumere, come giudici o magistrati dell’ufficio del pubblico ministero, costituisce struttura portante dello Stato di diritto. Vi auguro che vi accompagnino sempre nella vostra funzione, slancio ideale e senso della misura, mantenendo il fervore, la tenacia, il senso del dovere dell’impegnativa scelta di partecipare al concorso. Buon lavoro a tutti voi, con l’auspicio di una vita professionale piena e soddisfacente, in cui la vocazione iniziale trovi concreta realizzazione nell’adempimento quotidiano delle vostre funzioni”. (aise)

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