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FIRENZE\ aise\ – Nel più ampio quadro di riferimento internazionale rappresentato dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dalle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, il sistema della Cooperazione italiana guarda al Mediterraneo, con particolare attenzione alle iniziative in partenariato con i Paesi della sponda sud ed est. In tale ottica, si è svolta il 5 luglio a Firenze una giornata di riflessione organizzata dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (Aics), d’intesa con la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina e in collaborazione con il Ciheam e il Centro per l’integrazione nel Mediterraneo (Cmi), legata alla dimensione mediterranea della cooperazione. Obiettivo della giornata è stato quello di offrire idee e proporre ambiti di intervento specifico che possano rappresentare indirizzi per la programmazione del prossimo triennio 2017/2019 in ambito mediterraneo.
All’evento hanno partecipato, tra gli altri, il Direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Giampaolo Cantini; il Direttore di Aics, Laura Frigenti; il responsabile Business Development di Cassa Depositi e Prestiti, Bernardo Bini Smaghi; il Segretario generale di Ciheam, Cosimo Lacirignola. Il Vice Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Mario Giro, la cui partecipazione era inizialmente prevista, non ha potuto prendere parte all’evento poiché si è dovuto recare a Dacca, in Bangladesh, in connessione ai tragici eventi dei giorni scorsi.
Come sottolineato dal Direttore generale Cantini, il Mediterraneo costituisce una delle tre aree prioritarie della Cooperazione italiana fin dalle Linee Guida del 2014, riconfermate poi dal Documento triennale di programmazione l’anno successivo.
Sul piano finanziario, ha ricordato Cantini, “dal 2013 al 2015 il contributo della Cooperazione italiana verso i paesi del mediterraneo è andato costantemente incrementando: da 79,2 milioni di euro nel 2013, a 89,6 milioni nel 2014, fino a raggiungere 122,4 milioni nel 2015. I primi cinque paesi sui quali abbiamo effettuato il maggiore investimento in termini di cooperazione sono: l’Egitto (27,9 milioni), la Tunisia (26,5 milioni), l’Albania (21,8 milioni), il Libano (19,8 milioni) e la Siria (11,4 milioni). I dati citati non includono l’aiuto umanitario italiano che nel 2015 è stato di quasi 80 milioni (76,1 milioni), e che si è concentrato, dopo l’area dell’Africa sub-sahariana per il 46 per cento, nella vasta area del Mediterraneo e del Medioriente per il 45 per cento, in particolare verso i paesi più coinvolti dalla crisi siriana ed irachena”. Cantini ha anche sottolineato come il nostro Paese “continui ad offrire assistenza umanitaria anche alla Palestina”.
“L’Italia – ha proseguito il Direttore generale – si è quindi confermata nel 2015, e con ogni probabilità si confermerà anche nel 2016, tra i principali paesi donatori e partner di sviluppo nella regione, continuando a realizzazione delle linee operative di medio/lungo periodo per fornire una risposta concreta ed adeguata alla delicata fase di transizione democratica e di ricostruzione del tessuto socio-economico dei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, protagonisti della cosiddetta Primavera araba; per sconfiggere alle radici le fonti del radicalismo e del terrorismo; per affrontare le cause più profonde dell’ondata migratoria che vede molto di questi paesi nella veste di paesi di transito”.
Tra i tradizionali assi d’intervento della Cooperazione italiana nei principali paesi prioritari dell’area, Cantini ha menzionato lo sviluppo economico e delle piccole e medie imprese, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, il settore socio-sanitario, la tutela del patrimonio culturale, la form

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