C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato a Sua Santità Benedetto XVI, il seguente messaggio:

“In occasione della Giornata Mondiale della Pace, vostra Santità ha voluto porre al centro della propria riflessione il ruolo degli “operatori di pace”: donne e uomini che con la propria azione contribuiscono alla “ricerca del bene comune, allo sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo”.

Ancora una volta ho rinvenuto nel suo pensiero molti e profondi stimoli alla riflessione che mi hanno fortemente toccato, interpellandomi sia nelle mie funzioni istituzionali che in quanto cittadino.

Le sue parole evocano l’urgenza di una rinascita insieme etica, culturale e antropologica, che ci consenta di recuperare e porre alla base delle formazioni sociali e delle istituzioni un “noi comunitario”, all’interno del quale si riconosca il fondamento e l’indivisibilità dei reciproci diritti e doveri.

Non posso non raccogliere in particolare il suo appello, Santità, al dovere, per tutti coloro che sono investiti di pubblici poteri, di farsi guidare dal bene comune e dall’interesse collettivo. In un contesto, domestico e internazionale, investito dalle gravi conseguenze della crisi economica e finanziaria, è imprescindibile un alto richiamo alle responsabilità e al ruolo delle istituzioni. Spetta ad esse fornire gli strumenti a sostegno della famiglia e per la promozione della solidarietà sociale. Spetta ad esse far sì che il diritto al lavoro, e a un lavoro dignitoso, venga pienamente tutelato, come preteso dalla Costituzione italiana che lo riconosce come elemento fondante della nostra forma di Stato.

Colgo con pari interesse il suo invito a “trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico” ponendo in essere, anche a livello internazionale, politiche ispirate a forme di sviluppo “integrale, solidale e sostenibile”, necessariamente unite ad un’idea di economia rinnovata nei suoi presupposti etici e di pubblica responsabilità.

Volgendo lo sguardo alla dimensione internazionale della vocazione alla pace, dobbiamo purtroppo ancora confrontarci con gravi crisi e situazioni di enorme complessità.

Tanti sono i motivi di preoccupazione per le guerre e le crisi in atto, che sconvolgono la vita di milioni di innocenti civili causando numerose vittime e inaudite sofferenze soprattutto alle persone più deboli. In molti Paesi, soprattutto dell’Africa e dell’Asia, la condizione delle comunità cristiane, della loro libertà di culto e dei loro pieni diritti civili è oggetto di grande preoccupazione e di specifico impegno del Governo italiano. Su tutti questi temi è necessario un convinto impegno non solo della diplomazia ma anche, come Ella giustamente osserva, di tutti i potenziali operatori di pace.

In questo senso, mi ha infine fortemente toccato il tema della pedagogia della pace e del perdono. Tema già e non a caso evocato dal Suo messaggio dello scorso anno: ogni riflessione sul nostro futuro non può non porre al centro le giovani generazioni e di puntare sulla loro formazione ed educazione, perché si ispirino ad “una mentalità e una cultura della pace”, basate su valori universali – dignità, responsabilità, solidarietà, rispetto, onestà.

Con quella speranza che nasce spontaneamente ogni volta che pensiamo ai nostri giovani e certo di farmi interprete dei sentimenti del popolo italiano, Le rivolgo, Santità, un fervido e sincero augurio per la prosecuzione della sua alta missione apostolica”.

Roma, 1° gennaio 2013

 

 

 

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