MICROCHIRURGIA CRANICA: UN CAMPANO DIRIGE LA CORNELL SCHOOL DI NEW YORK – di Vincenzo Pascale

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO/ MICROCHIRURGIA CRANICA: UN CAMPANO DIRIGE LA CORNELL SCHOOL DI NEW YORK – di Vincenzo Pascale

NAPOLI\ aise\ – “Antonio Bernardo, 50 anni, nativo di Maddaloni è un’autorità mondiale nel campo della neurosurgery (specificamente la chirurgia della base cranica). Liceo classico Giordano Bruno a Maddaloni, laurea in Medicina alla Federico II, secondo Policlinico. “Furono le lezioni di anatomia del professor Lanza ad spingermi verso tale disciplina”. Attualmente Antonio Bernardo dirige il laboratorio di microchirurgia della base cranica presso la Cornell Medical School di New York. Un laboratorio tra i più attrezzati ed innovativi al mondo per la rimozione di patologie tumorali e vascolari della base cranica. Incontriamo il professor Bernardo nel suo ufficio al 22 piano della struttura ospedaliera e di ricerca della Cornell University (situato tra la 68esima strada e York Avenue a Manhattan)”. Ad intervistarlo è stato Vincenzo Pascale per il “Corriere del Mezzogiorno”.
“Fisico atletico. “Ho una grande passione per la corsa. Ogni giorno corro almeno 8 miglia. Ho corso anche nel Gran Canyon”.
D. Come inizia questa sua straordinaria avventura?
R. Dopo la laurea, per spirito di avventura e di conoscenza inizia la mia esperienza professionale continuata a a Edinburgo, Phoenix (Arizona), Perù, Los Angeles ed ora New York presso la Weill Cornell Medical College. Era il 1990, decisi di recarmi a Edinburgo dal professor Miller, creatore del Glasgow coma skull scale (GCS) ed entrare nel suo team di ricerca.
D. La sua partenza da Napoli avvenne per attriti accademici o professionali?
R. Assolutamente no. Avevo ed ancora conservo un grande curiosità di scoprire nuove realtà scientifiche e di ricerca e mi recai a Edinburgo. Fui affascinato dal grande ambiente di lavoro creato dal professor Miller e dalla mentalità pragmatica anglosassone. Mentalità pratica. Pochi fronzoli. Soprattutto dal valore dato alla meritocrazia. Si fa carriera per meriti e per risultati conseguiti sul lavoro. A Edinburgo ero diventato uno degli allievi preferiti di Miller. Il suo improvviso decesso riorientò la mia carriera. Accettai una offerta dalla Università della California, ad Irvine e vi restai per 2 anni sin quando un collega mi offrì l’opportunità di recarmi in Perù. Quella fu una esperienza straordinaria. Riuscì a creare con altri colleghi un programma di neurochirurgia della base cranica che estendemmo a diversi centri del Paese e nel corso degli anni a tutto il Sud America. Fu un periodo bellissimo. Lavoravo in 4 ospedali dalle 7 di mattina alle 11 di sera. Quella esperienza e’ in piedi ancora oggi e mi reco spesso nei paesi Sudamericani a operare.
D. Quanti interventi effettua ogni anno?
R. Circa 400. Si tratta di interventi alla base cranica senza toccare il cervello. Interveniamo su patologie tumorali e vascolari. Con una mortalita’ prossima allo zero. Operare sulla base cranica comporta un lungo training. Piu’ si conosce l’anatomia meno sono le complicazioni. Dopo l’esperienza peruviana mi venne offerta una posizione alla UMDNJ nel New Jersey. Ci restai poco tempo e ripartii per Phoenix –Arizona- per entrare nel team del professor Spetzler un grande chirurgo vascolare. Infine e’ arrivata la chiamata della Cornell University. Devo dire che nel contratto con la Cornell ho richiesto la clausola di recarmi a operare o insegnare in ogni angolo del mondo. Viaggio tantissimo. In un mese trascorro due settimane a New York e due all’estero.
D. Come si trova qui a New York ed alla Cornell?
R. A New York benissimo, alla Cornell è un paradiso. Ho creato una scuola di neurochirurgia ed ho richiesta di specializzandi fino al 2020. Il Lab che ho creato opera 24 ore al giorno ed ho studenti che pur di far pratica accettano con piacere i turni di notte.
D. Quale è la particolarità del Lab che ha creato?
R. Per il nostro lavoro di neurochirurgo la pratica, il training è tutto. Qui disponiamo di notevoli risorse sia tecnologiche: computers, schermi a 3D ma sopratutto gli studenti hanno la possibilità di esercitarsi su teste umane di cadaveri. Ho creato un sistema di dissezione interattiva virtual (IVD) , di visualizzazione in 3D in realtà virtuale ed un processo di simulazione per pratica di operazioni sul cervello. La pratica per un neurochirurgo è fondamentale. Io seguo molto I miei specializzandi che mi arrivano da tutto il mondo.
D. Anche dall’Italia?
R. Certo. Da Roma ed anche dalla Federico II di Napoli. Io per loro devo essere un role model. Gli insegno a non accontentarsi mai. A sperimentare sempre nuove soluzioni. Nuove tecniche. Qui è possibile. Per la tecnologia che abbiamo a disposizione e per il grosso numero di teste umane di cadaveri che conserviamo nel nostro lab.I miei studenti mi trasmettono tanta energia. Io vivo dell’energia degli studenti.
D. Cosa pensa della sanità pubblica italiana ed americana?
R. Il livello professionale dei medici, almeno dei colleghi italiani, è elevato. Purtroppo i media italiani danno una falsa imagine della sanità Usa. Io ritengo che la medicina sociale deve garantire una buona qualità. Cosa che non sempre avviene in Italia.In America le strutture pubbliche, che esistono e sono tante, garantiscono una buona qualita’ di servizi.
D. Quale è il suo rapporto con l’Italia?
R. Professionalmente ottimo. Sono spesso in Italia ed ho ottimi rapporti con tanti colleghi, a Napoli, Roma, Padova, Milano. Qui alla Cornell ho molti specializzandi italiani. Per essi e per i colleghi italiani ho un canale preferenziale.
D. Raccomandazioni?
R. Assolutamente no. Desiderio di far usare il Laboratorio e la tecnologia della Cornell agli specializzandi italiani per farli crescere professionalmente.
D. Il rapporto con Napoli?
R. Straordinario ed articolato. Ho vissuto gli anni universitari a Napoli ed ho un magnifico ricordo. Mia madre si è trasferita a Santa Maria a Vico dopo la scomparsa di mio padre. Da un punto di vista culturale, se vogliamo, i napoletani hanno una elevate capacità critica e cognitiva. Manca spesso, almeno nel mio settore, il training e la pratica di laboratorio. Forse per questo si viene in America. Non a caso ho accettato con piacere l’invito del Consolato Generale d’ Italia di New York ad aprire i colloqui di un programma dal titolo Meet di New Italians of New York. Si tratta di creare un contatto, da mentore, tra affermati professionisti italiani in vari settori, e giovani studenti e ricercatori italiani che transitano o vivono a New York.
Il nostro incontro con il professor Berardo si conclude con una visita all’Innovation Lab ove una specializzanda argentina sta operando su una testa a cranio aperto. Seguiamo le procedure su un maxi schermo con occhiali a 3D. Una esperienza affascinante”. (aise)

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